buzzoole code A Paul's Life: Demenzialibus
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mercoledì 20 ottobre 2010

Cogli l'attimo, responsabilmente

(gentilmente offerto dalla Società Italiana degli Auto-Motivational Speeches)
 
Illudiamoci che le cose siano semplici come possono sembrare. Che sia davvero tutta questione di "cogliere l'attimo". Che dietro a questo pulsare stupendo non ci sia altro che quello che vediamo.
E allora, dove va a finire il resto? Quello che non succede ma c'è, cosa significa? E quello che succede, si esaurisce tutto a se stesso? Tutto ha la stessa importanza?
No.
Io mi rifiuto di crederlo. 
Io mi rifiuto di credere che il momento in cui mi sono commosso per una puttanata sia importante quanto quello in cui mi sono lavato i denti stamattina. Non è possibile.
Io mi rifiuto di credere di dover passare l'esistenza a premere centomila acceleratori. Io voglio anche annoiarmi. Io voglio anche fermarmi e guardarmi indietro. Io voglio provare anche a sbirciare più in là.
Non riesco proprio a cogliere tutti gli attimi perchè sono tutti importanti, fatemi cogliere quelli che mi piacciono. Quelli che hanno un senso più grande, più largo, più lungo e più profondo. Quelli in cui posso respirare, e non pensare al fiato corto del minuto che sta arrivando e che vuole essere goduto anche lui. Me lo godo se se lo merita. Me lo godo se me lo merito.
E a scegliere gli attimi forse c'è bisogno di farsi un po' di domande, altrochè. Di fermarsi. Di lasciare qualche attimo non colto, perchè magari non ne val la pena. Farsi sorpassare. Non farsi soddisfare del tutto. C'è bisogno di bucare la superficie del momento che preferisci, interpretarlo, assaggiarlo un attimo prima di ingurgitarlo.
E, certo, sembra inutile, sembra una perdita di tempo, sembra difficile. O magari sembra facile e codardo.
Ma perchè deve essere sempre tutto utile? Perchè devo limitarmi a quello che capisco o che riesco a intuire sul momento? Perchè non posso complicarmi la vita?
Io la vita voglio complicarmela! Voglio complicarmela perchè è già complessa e se la semplifico troppo... forse mi sto prendendo in giro da solo. Come la sopporto una cosa tanto complessa? La smonto e la rimonto come voglio.
Ma tutto questo smontare e rimontare avrà un prezzo, prima o poi. Un po' si perde il contatto con l'autentico, un po' si fatica a possederlo. Cose che vengono difficili.
Ma io ho un obiettivo.

Io, se il mondo ha pazienza, posso provare a salvare capra e cavoli.
Riuscire a osservare il mondo, la vita e tutto il resto come complesso e continuare a fingere di non capirlo, mentre lo accetto come spontaneo e vivo e sanguino mentre parlo e voglio bene al prossimo e lo perdono anche se non sto cercando di driblarlo.
Questa è la nuova frontiera.
Siete tutti invitati.

domenica 28 marzo 2010

Malamaronò - Commenti raffreddati sul Festival di Sanremo 2010

È finito. Anche quest'anno tutto il Carrozzone Sanremese è andato a sfrangersi scomposto contro le mie pupille incredule, scavando insperati e deliziosi vertici di trashissimo squallore e di conseguente e autentico divertimento. Ammàzzate che apertura.
Tanto per dimostrarvi che questo blog esiste ancora, eccovi una bella mega-recensione scritta in un mese circa su quello che possiamo oggettivamente definire "il Festival a immagine e somiglianza della sua conduttrice" - con tutto ciò che ne consegue. Nel male.
Neanche da dire, questo intervento lungo e non-richiesto è autorizzato, citando la coppia ormai stabile (alla faccia del rispetto delle tradizioni canoniche di un bigamo, si potrebbe malignamente commentare) Enzo Ghinazzi - Emanuele Umberto Reza Ciro René Maria Filiberto di Savoia, dal fatto che credo nella mia cultura e nella mia religione, per questo io non ho paura di esprimere la mia opinione. Trovate l'intruso.
Passiamo quindi all'argomento regino della kermesse, le canzoni (anche perchè essendo festival della Canzone Italiana, ed essendo io collaboratore di una rivista di musica italiana, non si scappava. Per non far torto a nessuno, andrò in ordine alfabetico per interprete.

Arisa - Malamorenò
L'anno scorso l'abbiamo sperticatamente lodata come nuovo standard della canzone all'italiana. Segretamente, speravamo che sarebbe, col tempo, arrivato un passo in meglio, verso un'autenticità (il vero quid del personaggio Arisa) che non passasse necessariamente attraverso dei pezzi esageratamente ruffiani, orecchiabili fino all'usura e buonistissimi. Niente da fare, si è cavalcata l'onda e Malamorenò fa ammosciare le gonadi. Da antologia lo scenario post-apocalittico in cui <<Può scoppiare in un attimo il sole / Tutto quanto potrebbe finire>> , non fosse che <<A volte basta che ci sei / Perché a me basta che sei qui vicino / Perchè a me basta che ci sei>>. Come direbbe il regista Enzo Castellari: mej cojoni!
Preziose comunque gli interventi delle Sorelle Marinetti, e la versione "aristocats" della serata degli ospiti con Lino Patruno Jazz Band.

Malika Ayane - Ricomincio da qui
Tre minuti e mezzo belli densi per un pezzo scritto a quattro mani dalla splendida Malika e dal prestante Gino "Pacifico" De Crescenzo al testo, servito su una confezioncina musicale sofisticata e vagamente bacharachiana di Ferdinando Arnò. Un brano impalpabile e sorridente, che decoprime quel magnifico istante di incertezza e stupore del realizzare che mannaggia è proprio vero, mi sono innamorato per davvero. Per chi scrive - e non solo - il pezzo qualitativamente migliore del Festival, penalizzato forse dalla mancanza dell'immediatezza e dell'orecchiabilità della hit dell'anno scorso Come foglie - "difetto", se di difetto si tratta, che non ne sta affatto danneggiato le vendite.
Non mi ci soffermo troppo, avrebbe meritato di vincere, perla nello sterco, bla, bla, bla e bla, bla, bla.

Simone Cristicchi - Menomale
Sentendo e leggendo in giro dei commenti su questa canzone, ancora mi stupisco di come a tanta, tanta, tanta gente sia davvero estraneo il concetto di ironia (e non umorismo o semplice comicità, attenzione: intendo, banalizzando, un discorso il cui significato letterale è l'opposto rispetto a quanto realmente si vuole dire), cosa che purtroppo ha penalizzato la percezione di questo pezzo, salutato come banale tormentone da un pubblico impellicciato dall'orecchio evidentemente un po' superficiale, e, ancora, dalla preparazione culturale piuttosto terra-terra.
Oltre a queste notazioni, il brano non è un capolavoro: è l'ennesima incarnazione delle demo-caustiche critiche sociali cristicchiane, ma con un maggior mordente, grazie alla penna acuta di Frankie Hi Nrg al testo e all'innesto crossover di chitarre e fanfara gloriosa nel ritornello.
Vale quindi anche l'opposto del commento iniziale: da alcuni è stato salutato come grande pezzo di critica, quando non ne ha proprio la stoffa, nonostante le liriche abbastanza indovinate (l'accostamento Wojtjla - Bin Laden non l'ha colto praticamente nessuno). Per quanto simpaticamente graffianti, in questo tipo di pezzi semplicemente manca il respiro argomentativo per costruire bene un discorso, che per come è svolto risulta un pochetto qualunquista.

Toto Cutugno - Aeroplani
Lei è una stronza e lo fa soffrire, lui per ricucire adotta la formula scordammoc'o'passate.
Nel processo, Toto riesce a fare esplodere un muscolo cardiaco. Grossa stima. Carissimo, va bene l'amore, ma lo capisci che la scopa nel culo è dietro l'angolo?
Il pezzo è stato palesemente riciclato da un Sanremo del primo millennio a.C., il testo è tirato via e la musica è fin troppo ambiziosa. L'abbiamo visto: Toto, reduce dalla sua malattia, sembra posseduto dal fantasma di Joe Cocker, solo stonato. Cher avrebbe rimediato con un po' di vocoder, ma Cutugnone non si sa limitare e scrive esplicitamente una canzone che non è in grado di cantare. Solidarietà per l'accaduto, ma un po' di dignità...

Nino D'Angelo e Maria Nazionale - Jammo ja
La riscossa del Sud è affidata al Yousson Dour del Golf'e'Nappule, in quella che è chiaramente la risposta a Italia amore mio, per mancanza di autoreferenzialità e vanità. Emerge sanguigno l'impulso a tirarsi su le maniche - sempre dopo il caffè, la pennica, eccetera eccetera. La canzone non brilla per originalità, ma almeno è onesta e non gioca sugli stereotipi e clichè che di solito uccidono nella culla questo tipo di brani (Gigi Finizio, non sei dimenticato, tu e il tuo orgoglio terrone).

Irene Fornaciari feat. Nomadi - Il mondo piange
Lei è la reincarnazione del padre, vocalmente, ma soprattutto fisicamente. Guardatela in faccia, le manca la barba.
Il brano si fa ascoltare: è praticamente un brano dei Nomadi (anche se paradossalmente potevano starsene a casuccia), compreso messaggio di abbraccio universale (che poi, perchè il mondo piange?), con dei punti presi direttamente dal Fornaciari sbagliato. Sì, il padre. Un applauso per la parrucca di Danilo Sacco, che riesce a vibrare anche attraverso il misero verso che gli è stato ritagliato.
Attendiamo il nuovo CD-ROM dei Nomadi, dopo il successo di "Dove si va?".

Irene Grandi - La cometa di Halley
Lei spacca sempre, anche se non si devasta di alcool più come un tempo. Peccato.
Ci riprova la premiata ditta Baustelle-Grandi dopo il successo di Bruci la città, con questo pezzo che di Baustelle ne ha fin troppo. E uno dice: "va beh, che ti lamenti? Mica sono i Finley." E infatti mica mi sto lamentando.
Il testo ha tutto il sapore da ascetico di Piazza Vittoria un po' fissato con la figa di Bianconi (il cantante dei Baustelle), su una relazione amorosa andata a spegnersi nella stanchezza e nelle elucubrazioni di lui. Solo quando lei si rompe il cazzo, lui si sveglia. Ma è troppo tardi. Segue simpatica citazione invertita dei Beatles: "you say goodbye, and i say hello" diventa "io ti dico addio, tu mi dici ciao". E soprattutto non c'è il tutto sesso orale di Bruci la città! Mannaggia a Bianconi!
Fa storcere il naso l'arrangiamento un po' piattuzzo, per un pezzo che diventa prezioso solo perchè spunta dalla media mediocrissima di quest'anno.

Marco Mengoni - Credimi ancora
Parte come l'inferno, sembra che deve spaccare l'Universo. Poi se ne dimentica. E lo immagino, cantare così bene stanca.
Un peccatone, l'xX-Factor (leggasi ex-X-Factor) ha la stoffa per pezzi molto più validi di questo, mediocre testualmente e precocemente appesantito negli arrangiamenti malgrado le piacevoli scaramucce orchestrali sul bridge.

Fabrizio Moro - Non è una canzone
Moro porta la ganja a Sanremo, giusto perchè tra tanti fiori mancava solo quella pianticella lì. Fatti come delle balle di fieno, ecco tutti a ballare tentando una riflessione sull'etica e morale. Purtroppo, anche qui vale un po' il discorso fatto a proposito di Cristicchi, con l'aggravante che metà del testo sembra fatta di parole qualunque piazzate lì ad minchiam, un po' come l'arrangiamento dei fiati sul secondo refrain.

Noemi - Per tutta la vita
Noemi potrebbe cantare all'Osteria di Gigi lo Stronzo e si bagnerebbe anche il forno a legna. Cioè, dai, sentitela, ti graffia le pareti dell'anima.
Vale il discorso di Mengoni, pezzo un po' improvvisato (anche se in suggestivo crescendo), che però lei potenzia a dovere. Questa ragazza ha davvero bisogno di autori seri dietro. Niente doppi sensi, please.
Terza canzone in cui esplode qualcosa, un record positivo per questo Sanremo.

Povia - La verità
La verità è che l'ho ascoltata 13 volte e non ho ancora capito qual è la tesi. Povia è famoso per i suoi pezzi ciellini, poi capziosamente omofobi. Stavolta, quando finalmente deve tirare la bomba da cento... niente, si ritira, dice un po' questo, un po' quello, così ognuno la legge come gli pare, basta "l'argomento" a fare pubblicità. E le violoncelliste fighe.
Il mio sospetto è questo: secondo Povia, il pericolo principale dell'interruzione dell'accanimento terapeutico è che lo spirito del deceduto possa rimanifestarsi sottoforma di brividi sotto la pelle.
Per il resto, il solito Povia sobrio che argomenta con razionalità su tematiche scottanti.

Pupo, Emanuele Filiberto, Luca Canonici - Italia amore mio
Al pari del pezzo di Scanu, è una fucilata di una gavettonata di un polpettone di un minestrone. Solo che se Scanu mira alle balle, il Ghinazzi-Savoia mira direttamente al cuore.
La prima strofa è il manifesto (o meglio, l'abborracciata somma) di tutto ciò che vorrebbe essere il minimo comune denominatore del popolo italico (già ben sintetizzato dalla proverbiale "popolo di Santi, Navigatori e Poeti"): le "tradizioni", la "famiglia", la "giustizia", compresa quella sociale., la "religione" (che non si spiega perchè credere in tutte queste cose legittimi qualsiasi cosa a dire una sua propria opinione, quando per farlo bisogna conoscerle, le cose. E vi garantisco che le due cose non sempre vengono di pari passo). E fin qui "ok".
Poi cominciano le bestemmie storiche. Cito: "io sento battere più forte / il cuore di un'Italia sola / che oggi più serenamente / si rispecchia dentro la sua storia". Considerati i duelli che a ogni celebrazione storica si fanno su revisionismo e simili, questa affermazione è completamente fuori dalla realtà. L'understatement è che il processo di revisionismo sta andando alla perfezione, fregandosene del fatto che si sta appiattendo tutta la Seconda Guerra Mondiale a un grigiore morale assoluto, senza porre alcun paletto. Se la storia la scrivono i Vincitori, la Memoria la ri-scrivono i figli dei Vinti.

Per farla breve e senza lanciarmi in crociate che qui non hanno senso, riassumiamo: "più serenamente" un paio di balle, Fili.
Sorvoliamo su Lele che stringe l'Italia tra le sue braccia (quando ben si conosce il sonoro schifo che i Savoia hanno dedicato al nostro Paese per decenni), la seconda strofa è un capolavoro di comicità involontaria, sullo sfondo di una deliziosa fellatio alla figura di PhilpBert, che diventa lo scintillante eroe umile ed ingiustamente punito (beh, non che lui abbia colpe, sinceramente. A parte la candidatura all'Udc). Puro melodramma, come ci piace a noi.
Tutto questo su un misturone musicale che si lancia in demenzialità operistiche (ricalcate su Somewhere over the Rainbow), con ridicoli contrappunti di mandolino synth che tanto fanno Nappule. Perchè, se ci pensate, mancava proprio "Mandolino, Mamma e Pizza".
Poi "Italia amore mio".... Cos'è? Una fiction con Ezio Greggio e una tettona del Bagaglino? Una trasmissione di Rai2 monopolizzata dalle proloco e dalle Confraternite del Risone in Brodo? Mavava....

Madre mia, ho scritto un casinò.

Enrico Ruggieri - La notte delle fate
La professionalità sta anche nell'umiltà. Ruggieri ha scritto belle canzoni, testi importanti e memorabili, ma sa bene che certi pezzi nascono da epifanie imperscrutabili, e non se la tira. L'artigiano fa bene il suo lavoro: La notte delle fate ne è un tipico esempio. Un testo giustamente poco ambizioso, ma sensibile e sorridente, arrangiamento un po' da svecchiare ma ben tarato sul nostro Enrico, che ci regala le sue vocali fantastiche appena può.
Non vediamo l'ora di sentirla nel prossimo spot del Lines Seta Ultra!

Valerio Scanu - Per tutte le volte che...
Sinceramente, regazzine a parte, in un Paese culturalmente e politicamente decomposto come il nostro, è normale che stravinca un pezzo del genere, e quindi non starò qui a menarla più di tanto.
Semplicemente, il pezzo, nonostante il prezioso mestiere che il Maestro Vessicchio apporta alle orchestrazioni, pare scritto in un anno imprecisato dello scorso secolo. È di un conservatorismo musicale che quasi spaventa, e fa ancora più paura se si considera che a scriverlo è stato un ventenne (dal volto deforme - ma questa è solo una cattiveria gratuita) e a interpretarlo un altro ventenne (con tanto di piercing alla lingua, che fa tanto "sono molto bravo nel sesso orale" - ma questo è solo un'attestato di stima).
Il testo è un capolavoro di svenevolezza romantica all'ennesima potenza, in un polpettone di immagini incontrollate ispirate a quell'amore pornograficamente romantico che "legittimamente" incanta le tredicenni di ogni epoca. E ogni modo, ogni luogo e ogni lago. Davvero, eventuali abbindolati/e dalla profondità sentimentale di questo brano commentino e mi svelino come facciano a prendere sul serio una simile apologia del sesso subacqueo.
Che spero sarà presto reso illegale.

Sonohra - Baby
Se Robert Plant, probabilmente l'uomo che ha urlato "beiibee" più volte nella storia della musica, fosse morto e gli capitasse di sentire questo pezzo, il risultato sarebbe 2012. I Sonohra ci hanno abituato alle loro carinerie adolescenziali rockeggianti, per cui c'è poco da dire, e ancor meno da meravigliarsi. Infatti, il biondino (il terzo fratello Kaulitz, quello deforme, ma l'unico che è riuscito a trasformarsi in SuperSayan - non è il cavo della chitarra, è la coda) ogni volta che si fa vivo si nasconde sempre di più. Attendiamo la scissione tipo Oasis.
E andatevene affanculo voi e la vostra h di merda che ogni volta ci metto un'ora a capire come vi si scrive.

Allora, siete d'accordo?
No?
Ve ne frega una mazza?
Qui sotto c'è lo spazio dei commenti. Ora vado a ritirare la mazzetta della Caselli.

venerdì 18 dicembre 2009

Fa che nonna mi abbia regalato i contanti e non il solito paio di guanti

(il titolo è una citazione di "Canzone di Natale" degli Zen Circus)
(il seguente testo è stato scritto nella notte il 9 dicembre alla 1.50. lo pubblico come lo scritto, e non so perchè)

Per la prima volta da anni, mi sono accorto che posso vedere qualche stellina stando comodamente sdraiato a letto. Beh, certo, anche perchè le persiane non sono completamente chiuse, e c'è uno spazio abbastanza largo da permettermi di vederne distintamente un paio. E questo dopo due ore di essermi praticamente vietato di dormire pensando a un vecchio progetto che ormai, mi rendo conto, è impossibile portare a termine come vorrei. Come tutti i migliori periodi, anche in questo c'è un mare di roba da fare simultaneamente, e proprio questo impedisce di fare tutto al meglio. Anzi, a volte è proprio questa sovrabbondanza a impedire di fare qualunque cosa.
Recensioni, studio, teatro, varie letture, varie visioni, un po' d'esercizio, i pasti, i mezzi di trasporto, le richieste dell'ultimo momento, il magico mondo del www, la vita sociale tutto da comprimere in un unicuum spaziotemporale che scorre inesorabilmente veloce.
Tempo fa, parlavo di troppo ozio da svolgere. Confermo, vorrei giornate di 72 ore. E teatro almeno ogni 24 di queste 72. Vorrei leggere e ascoltare i dischi allo stesso tempo, ma non riesco fare entrambi con lo stesso cervello senza cominciare a pensare a una terza cosa. Su altri fronti, sto riuscendo a raggiungere un grado soddisfacente di multitasking e con una soddisfacente qualità. Rimangono fuori lo scrivere e il disegnare, oltre che lo studiare. Ma è solo il nostro dovere nella vita, che sarà mai! Presto poi, ci sarà anche da cominciare a lavorare alla tesi. Evvai!
Voglio morire!
Alè!
Ho tanto freddo!

Son due ore e mezza che mi giro nel letto e adesso ho deciso di mettermi a scrivere per stancarmi. Non è servito The Player su Deejay TV, e non avevo voglia di vedere South Park. Beh, meglio così, adesso so cosa fare quando non riesco a dormire. Scemo io a non pensarci prima. Se sta cosa finisce sul blog finisce davvero che qualcuno mi chiude in clinica. Ergo, finirà sul blog.
Oggi a Milano ho visto Ignazio La Russa, non so perchè ma non ho avuto idee per stuzzicarlo in qualche modo. Non volevo dargli la soddisfazione di augurarmi un cancro. E poi, era al cellulare. Al, non nel. Mannaggia.
Mi sembro tanto il protagonista di Moon. Senza fare troppi spoiler [e qui consiglio a chi lo vuole vedere di saltare qualche riga, non si sa mai], ma tre anni da solo sulla Luna sono inevitabilmente deteriori per la mente. La sola valvola di sfogo, la sola cosa che lo salva – non dalla pazzia, o almeno non solo da quello – è l'amore. Un amore virtuale, a sua insaputa. Anzi, un amore in differita. Un amore che di fatto è solo nella sua mente e nei messaggi che gli vengono centellinati da Terra. Ok, ora mi sono un po' lasciato prendere la mano dall'amore che non c'entra niente. La mia similitudine era per via della degenerazione mentale, ma mi chiedo se anche da quell'altro punto di vista... Film bellissimo, comunque... Regia inglesissima, poco indulgente, Sam Rockwell da paura, anti-clichèttaro, anti-plumbeo, a tratti impietoso, ma con un happy ending solare, inaspettato e adattissimo.

Tutto questo per dirvi che ogni tanto al blog ci penso.
Tornerò.
Presto.

mercoledì 29 ottobre 2008

Attenti ai gatti che vomitano sangue!

Come da titolo...

Se siete lettori di Lanterna Verde, attenzione agli eventuali spoiler
(da Final Crisis: Rage of the Red Lanterns #1
di Geoff Johns e Shane Davis)

lunedì 10 marzo 2008

Amore non corrispondibile


M: Ma ricorda, non potremo mai essere altro che amici.
D: Perchè?


M: Perchè non sono umano -- Sono Marvex, il Super-Robot.

Il Super-Robot si spoglia rapidamente, mostrando il suo corpo metallico.




martedì 27 novembre 2007

Difficoltà nel ghetto

Fino a stamattina, nel mio lettore mp3, tra gli altri, potevo orgogliosamente annoverare dischi di gentiluomini quali De Andrè, Fossati, George Harrison. Gente di calibro. Tutta spazzata via da questo genio enorme.
Vai Spitty Cash.


lunedì 15 ottobre 2007

Consecutio

"Qualunque cosa accadde, accadde."

"Qualunque cosa che, accadendo, ne fa accadere un'altra, ne fa accadere un'altra."

"Qualunque cosa che, accadendo, induce se stessa a riaccadere, riaccade."

"Però non è detto che lo faccia in ordine cronologico."

da Praticamente Innocuo di Douglas Adams

sabato 29 settembre 2007

London Calling, Paolo Answering... Day 7

The following takes place between 8.00 AM and 11.59 PM
of Saturday 1st September, 2007

(sì, finalmente ce l'abbiamo fatta... questo è l'ultimo)

9.40 am: Liberiamo la camera e lasciamo le valigie in albergo: direzione King's Cross, l'ormai leggendaria stazione da cui parte il treno per la Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts (forse solo nell'universo di carta di Harry Potter, forse anche nella realtà, stando a quanto mi dicono alcune mie lettrici...).
La stazione è di uno squallore allucinante: la magia del grande schermo tende davvero a indorare ogni sorta di realtà umana empirica, e la tristezza del luogo ne è conferma. Ci avventuriamo verso il binario 9 e 3/4: da buon condottiero, conduco i miei prodi... dalla parte sbagliata. Infatti, vedendo il cartello "Ticket Platforms 8-10", decuco che andando in quella direzione non avrei trovato altro che biglietterie, e faccio avanzare la brigata qualche metro oltre, dove, sopra un piccolo tunnel, campeggia la scritta "Platforms 8-10".
Sbuchiamo dall'altra parte. Niente. Percorriamo il binario ma vieniamo inquadrati da un controllore di colore alto quindici metri. Non possiamo scappare.
"Where do you come from?"
Panico.
"Where do you come from?"
"From Italy", dice Max.
"Where do you come from?"
"Di là", risponde ancora Max. Eh sì, avrà proprio capito.
"Where do you come from?"
"We got lost", rispondo io (Ci siamo persi).
"Where do you come from?"
"From the Underground", rispondo.
"Where do you come from"
"From down there", e stavolta indico il tunnel da cui siamo sbucati.
Il nigger spazientito oblitera le nostre Oyster card e ci fa passare. Poco oltre, un muretto in polistirolo con un carrello per bagagli conficcato dentro simula l'esistenza di un binario 9 e 3/4.
E così che muoiono i sogni.

12.30 am: Esauriamo il contenuto delle nostre Oyster (inconsapevolmente) facendo un giro nel quartiere di Pimlico. Dove non c'è un cazzo.
Torniamo alla Victoria Station, e Max, dopo giorni di assillanti richieste, ottiene il suo ennesimo panino-bomba-atomica da Subway. Io non avevo fame.
L'intenzione originale era quella di cazzeggiare fino alle 3 del pomeriggio, ma vista la noia alleggiante, prendiamo il primo pullman e via verso l'aeroporto.

6.00 pm: Consumato un pasto pomeridiano, ci annoiamo allegramente in quel dell'aeroporto di Luton. Che è di un figo assassino. Max finisce Super Mario, la Ele si isola dal mondo con Neroduro.
Ore 18, check-in: se il peso eccessivo (che qui, al contrario di Orio al Serio, viene sanzionato) della mia valigia da mandare in stiva è ancora risolvibile (mi metto le chilate di fumetti che ho comprato nel bagaglio a mano), Max, che sarebbe costretto a infilarsi le mutande in testa, è invece costretto a pagare ben 22 sterline di penale.

7.30 pm: Dopo una sensualissima perquisizione, entriamo nella zona partenze vera e propria, un paradiso commerciale provvisto di ogni cosa, ma a prezzi esagerati. Mi bevo un ultimo tè da Starbucks, poi porto la brigata davanti al gate, in modo da prevenire le figure di merda dell'altra volta.
La prudenza ci costa un'attesa interminabile in piedi, con l'aereo che parte in ritardo di venti minuti.

11.00 pm: Tramonto sopra nuvole. Poi il mondo diventa una palla scura con venature di luce ambrata, e dall'aereo domino anche i fuochi d'artificio. L'Italia ci si introduce sottoforma di coniglio, un povero coniglio che stava per essere spappolato dall'aereo in transito. Viva i controlli.

11.59 pm: Ritorno a casa di Max. Ghezzo. Troppo stanca per attendere di intrattenersi con chicchessia, la Brigata si disgrega. Tutti a casa, il viaggio è finito.

mercoledì 26 settembre 2007

London Calling, Paolo Answering... Day 6

The following takes place between 8.00 AM and 10.30 PM
of Friday 31th August, 2007

10.30 am: Si respira aria di ultimo giorno, qui nella Città Famosa per essere Fumosa. E oggi, incredibilmente, Londra ci mostra i suoi veri colori. Varie tonalità di grigio.
Il mattino ha l'oro in bocca, certo, ma anche alcune espressione di particolare coloritura forniteci dall'aggregato familiare proveniente dalla Campania: Uan eggs, pliss e altre perle tormenteranno i sogni miei e (gli elaborati in realtà virtuale) di Ultron. Ana-Lucia e le sue espressioni stizzose lanciate ai partenopei già ci mancano.
Un'oretta più tardi, eccoci risbucare, curiosamente, a quella fermata della metro che avevamo conosciuto il primo giorno, Blackfriars. Ancora, il Tate si erge fallico al di là della Manica, e noi ci avventuriamo in quella che prospettiamo sia una fantastica escursione nella City, il cuore economico pulsante della Città Conosciuta per Essere Capitale dell'Inghilterra, Madrid. Scusate, Londra. Lapsus. È proprio qui che vediamo da vicino l'ammasso di gru che, come già sapete, stanno smontando la città pezzo a pezzo.

12.00 am: Eccolo, l'edificio glorioso che porta il mio nome: Saint Paul's Cathedral si erge meravigliosa innanzi a noi. Ma è a pagamento in una maniera vergognosa, per cui ne percorriamo il perimetro e poi ce la diamo a gambe.
Dopo aver incontrato un collega in incognito di Jack Bauer con tanto di maglietta del CTU, sfidiamo le correnti boriche e un po' boriose che tormentano queste terre. La forza di questi venti è tale da aver modellato un enorme edificio in una sorta di colossale uovo allungato, quasi fallico in realtà. Ora, non chiedetemi il nome perchè non ho proprio voglia di cercarlo.

2.30 pm: Saltata la visita a una Tower of London troppo cara per le nostre finanze già proiettate agli acquisti pomeridiani, consumiamo un feroce pasto sugli scalini antistanti all'antico palazzo reale. Un pranzo, ovviamente, fornitoci da Pret-A-Manger. Visita al bagno (ossequi agli enormi pupazzi semoventi che ne invadevano le profondità mentre mingevo), e poi sonnellino sugli scalini. Oh yeah.
Rinsaviti e in marcia, percorriamo il magnifico Tower Bridge. Max cerca in ogni dove l'entrata della base segreta di James Bond, ma non realizza a) che quello è un film e la porta se la potrebbero benissimo essere inventata, b) che il ponte del film non è il Tower Bridge. Percorriamo pertanto la rive gauche della città situata esattamente in prossimità di Londra, e sbirciamo gli edifici dall'altro lato... tra cui un curioso palazzo fatto in piastrelline nere da cesso (da me soprannominate Mattoncini da Bagno... eh, la dislessia), poi decidiamo che, diamine, è anche ora di fare shopping selvaggio.

4.30 pm: Eccoci giunti a Oxford Street, già nota a voi e a noi per essere a) a Londra; b) vicina a un teatro con la gigantografia del Freddone Mercurione; c) per essere in adiacenza di ben tre fumetterie. Max e Ultron se ne accorgono, e mi guardano male. Per tutta risposta, li conduco all'oblio dei sensi, conducendoli per le strade secondarie e tortuose (in realtà, un ampio vialone rettilineo) dello shopping. Dopo la consueta pausa Starbucks (i filo-Nintendisti DS se passano a giocare mentre io - modestamente... - cerco libagioni per la mia voglia di cultura), la mia vescica s'ingrossa all'inverosimile. Pochi minuti dopo, mi beccherò del piscione a squarciagola da Max mentre muovo verso il più vicino McDonald's.
Le risate non finiscono qui: andiamo alla ricerca di qualche fumettino in un comic-shop sotterraneo, e, mentre mi intrufolo anima e corpo tra gli scaffali, Max fa esperienza dell'altrui morte vedendo una donna in procinto di essere investita.
Poco dopo, siamo nell'altra fumetteria. Soddisfando la nostra innata voglia di tipicità, andiamo a degustare la cena in un pub accanto alla seconda fumetteria (dove stavolta non acquisto una menghia), un posto che durante il nostro primo passaggio (vedasi Day 3) avevamo evitato per le tremende e/o fameliche espressioni assunte dai camerieri mentre ci accingevamo ad entrare. In realtà, vogliamo dare il contentino a Ultron, che desiderava tornarci fin da quel giorno e che abbiamo trattato a sandwich di Pret-A-Manger in faccia (letteralmente).

(No, sto scherzando, eh, mica lancio panini così buoni in faccia alla gente)

7.00 pm: Consumata l'ultima cena, ci dirigiamo verso il nostro terzo Virgin Megastore, epilogo della nostra foga shoppingara. Purtroppo, non ci concediamo altri giri per la città, visto che le valigie ci aspettano.
In albergo, una rabbia assassina induce Max a affondare i propri vestiti all'interno della valigia un po' a cazzo di cane, mentre io, diligenza fatta individuo, dispongo il tutto con la massima dose di razionalità che Madre Natura mi ha fornito. Eppure, alla fine dell'impresa, sono sparite un paio di mutande di Max.
(Aggiornamento del 26/9/2007 - Le mutande sono date per "disperse in azione" dall'Esercito)
L'ultimo sonno londinese non inizia, semplicemente perchè io e Max cominciamo ad avvinghiarci e a tirarci delle patacche mostruose sulle chiappone, e anche Ultron è della partita, visto che tenta di violentare Max con le sue unghie al vibranio. Maledetto droide, un giorno troveremo un virus capace di distruggerti.

giovedì 20 settembre 2007

London Calling, Paolo Answering... Day 5

The following takes place between 8.00 AM and 10.30 PM
of Thursday 30th August, 2007

10:30 am:
National History Museum, National History Museum,
tu sei tanto grande, hai i dinosauri, le placche colorate,
i terremoti finti, le colonie di formiche,
la scala mobile che ti getta dentro un planetoide fatto di pezzi di ferro
e mi piaci, sì. mi piaci un frego.
Ma possibile che tu assorba le mie energie come
le batterie-sanguisuga del cellulare di mio padre?

3.15 pm: Fra un National History Museum e un Science Museum, ci ristoriamo beati ai piedi di un altro, magnifico Pret-a-Manger. Oh sììì. Ultron, come sempre non approva, ma ormai della sua programmazione insensata e becera abbiamo imparato a fregarcene. Eccheccazzo.
Dopo la visita allo Science Museum, in cui Max fa davvero foto di OGNI COSA (finchè poi non si rende conto di essersi spaccato i maroni), l'Uomo dalle Mille Consolle (ovvero Max) decide per una visita all'aerea a pagamento del National History Museum, dedicata all'Antartide. Anche qui, ci vorrebbe una sua cronaca, ma adesso non è online per cui spaccate meno la uallera. Io ed Eleonora, distrutti, lo attendiamo nei pressi del Museo della Scienza: mi metto ad abbozzare Corona vs. SuperYeah, e un diavolo che effettivamente veste Prada (quindi, veste mio cugino, cosa abbastanza raccapricciante).


3.50 pm: Ecco Harrods. Là dove la Rinascente incontra Gardaland incontra il Macellaio in stile liberty. Ottocento piani di baroccume, bulimia commerciale e musica classica. Meraviglioso. Soprattutto considerata la folla assiepata di fronte alla vetrina dedicata a Diana e Dodi Al-Fayed. Creepin', direbbero gli ammerigani.


7.15 pm: L'incertezza muove i nostri passi. Dopo un allegro ritorno in un meno allegro Hyde Park, decidiamo di cambiare zona, andando a Camden Town, quartiere teoricamente "di nicchia". Solo che probabilmente, nel tardo pomeriggio, diventa più malandato che di nicchia. Il terrore coglie Max, la voglia d'avvertura guida me. Vorrei cenare in modo rock seduto su una panchina, ma il resto della brigata boccia l'idea, così ci rimpinziamo di tonnellate di cibo orientale (ancora) presso un delizioso buffet, dove ci viene regalata anche una caramellina al limone a fine pasto.
Dopo un salto nel Virgin Megastore di zona (e qui realizzo che ho necessità fisica di fare spesa scialacquante), e dopo aver assistito a una mezza rissa rap, decidiamo di tornare a Westminster (dove ci aspetta Lui, il leggendario, catarifrangente Poliziotto Arnold) e prenderci un bel caffè (o cioccolato caldo).

10.00 pm: Alla fine della fiera, siamo arrivati a Trafalgar Square, dove, con somma meraviglia, ci si para davanti la scena di una megaproiezione di un film muto indiano con colonna sonora suonata dal vivo da megaorchestrone. Ci si trattiene senza indugio, poi dopo un po' però le vicende del Re spodestato perchè è un pirla che non sa giocare a dadi spaccano i maroni. È però troppo tardi per prendere la metroapolitana, in quanto la linea che ci porterebbe a casa chiude per lavori alle 22. L'albergo non è eccessivamente lontano, così prendiamo la via che costeggia Buckingham Palace, armati di acqua e di una specie di red bull che non è red bull, però ha lo stesso effetto.
Vicino a Saint James's Park, l'incontro folgorante: un decerebrato ben vestito, dopo aver detto al telefono qualcosa di distintamente italofonico, si proietta a braccia aperte verso di noi cantando "I can show you the world, shining, shimmering, splendid..." di Aladinniana memoria. Sorridendo, ci allontaniamo. Ma qualche passo dopo, già mi sentivo più solo.





giovedì 6 settembre 2007

London Calling, Paolo Answering... Day 4

The following takes place between 8.00 AM and 10.30 PM
of Wednesday 29th August, 2007


10.30 am: Arrivano the Napolitaners. Lì, a pochi passi da noi, eccola, bella come il sole, l'allegra famigliola campana a far caciara. Due genitori belli in carne e due figlioli dai visi affilati. Un trittico. Il figlio più giovane, undici anni o poco più, si avvicina ad Ana Lucia per chiederle una ot ciocolat. Lei lo gela con lo sguardo, con un'espressione che in Italia interpreteremmo come un "'sto figlio di puttana". Poi, appena la bevanda è pronta, la famiglia si dilegua. Malueghi.
Poco dopo, prendiamo su armi e ritagli e ci dirigiamo verso la nuova tappa nell'esplorazione di Londra, la Città Sempre sulla Cresta dell'Ondra: Madame Tussaud, aka il Museo delle Cere.

1.00 pm: 25 FOTTUTE STERLINE SOLO PER FARE FOTO A DELLE STUPIDE STATUE DI STA CIPPA DI CAZZO. FIGLI DI TROIA. E STO POSTO PUZZA PURE DI GARDALAND. E NON FINISCE MAI!!!!
E Keira potevate anche farla meglio.
Quella di Samuel L. Jackson era fatta bene però. Bravi solo per quello.
Anche Mandela.
Ma ci pensi che Mandela lo vedi sorridente ma è stato in prigione? (cit.)

Malgrado le lamentazioni di Ultron, Max e io ci gettiamo sul più vicino Pret-A-Manger. Il droide consuma il suo pasto dimessa e anche un po' incazzata. Forse perchè non ci voleva venire. Naaah. Perchè sta dando evidenti segni di malfunzionamento: perde liquido al grido di "ELE MESTRUATA CERCA PANNOLINO -- RIPETO -- ELE MESTRUATA CERCA PANNOLINO"; i muscoli sintetici delle gambe dolgono. Ci rivolgiamo alla più vicina farmacia, dove il robot acquista un pacco di panni assorbenti per il liquido in eccesso. Speriamo che i wurstel di cotone possano contenere la perdita.

6.30 pm: Dopo esserci spaccati le gambe in giro per Portobello Road e la zona di Notting Hill (bellissime zone: la prima, essenzialmente una via fatta di negozi pittoreschi d'antiquariato; la seconda, una zona residenziale elegante e molto british -- e d'altronde, come poteva essere altrimenti?), ci dirigiamo ad Hyde Park, la zona a più alta concentrazione di italiani della città. Rinvigoriti da un breve sonnellino e dopo una passeggiata sul laghetto Serpentine, ci appostiamo su una panchina nei pressi dell'uscita a sfottere ogni essere vivente, e in particolare una coppia di pattinatori deficienti. Frattanto, Max si dedica al suo tanto decantato scoreggiamento.

7.30 pm: Emergiamo nuovamente in zona Westminster, dove, avvistata un'orda di Vichinghi dai lunghi baffi canuti e ricurvi (d'altronde, il redivivo Thor sta cercando in tutto il mondo i suoi compagni perduti... evidentemente, Londra sarà teatro dell'Adunanza), ritroviamo il Poliziotto Arnold, intento a derubare un bancomat. Eh, furbettino.
Abbuffata di cibo orientale da Chopstix, sempre nella County Hall, sempre a due passi dalla London Eye e dal Big Ben... d'altronde, Max non si è ancora stufato della vista... e neanch'io a dire il vero. Nel corridoio antistante il bagno, file causate da un distinto signore assorto nella degustazione di dessert.

10.30 pm: Fantastico giro in traghetto lungo la Manica. Max passa tutto il viaggio d'andata a fare fotografie in modo ossessivo. Io mi godo la vista battendo i denti: d'altronde siamo a Londra, la Città con il Clima della Tundra.
Terminato il giro, the Brigate affranta prende la strada di casa, ma non prima di un mocha caldo alla Stazione di Waterloo. In albergo, io e Max, visto lo scarseggiare di scorte di carta igienica, decidiamo per la bauerata: la rubiamo direttamente dal ripostiglio.
Altro giro di pizzicotti, altro giro di pacche sul culo, altro giro di Ultron che urla "ALLORA DORMITE O NO?!", poi fade to black.







martedì 4 settembre 2007

London Calling, Paolo Answering... Day 3

The following takes place between 8.00 AM and 9.10 PM
of Tuesday 28th August, 2007


10.50 am: Ana Lucia si decide a servire a me e a Max la "gustosa" colazione tradizionale a base di uovo sodo, salsiccia, bacon e fagioli. Sorprendentemente, il mio apparato digerente sembra molto invogliato a metabolizzare il tutto.
Ed eccoci poi ripiombare nel cuore di Londra, la città famosa per essere in provincia di Londra. O forse di Bergamo. Già dal viaggio in metropolitana, anzi... excuse me... in Underground (e MIND THE GAP! [che somiglia sorprendentemente a MA-STI-GHEZZ...]), ci si accorge dell'eccessiva presenza di connazionali italiani, tutti diretti al British Museum, nostra meta della mattinata. Però, provvidenzialmente, sbagliano tutti strada. Intendiamoci, anche noi - anzi, anche io l'ho sbagliata un paio di volte. Era un fottuto incrocio e i cazzo di nomi delle vie non si vedevano. Però alla fine, guidati dall'enorme statua di Freddy Mercury che dominava la facciata di un teatro (imperversa il musical We Will Rock You! in città, e passando davanti all'ingresso dell'edificio non posso trattenere una lacrimuccia sentendo Somebody to love), eccoci innanzi al British Museum.

1:00 pm: Ci sono solo fottuti italiani in tutto il fottutissimo museo. In ciabatte per di più. Attraversata in fretta e furia la parte egiziana, ci si intrattiene a contemplare una serie di magnifiche statue cinesi e indiane, in particolare un luohan (uomo che raggiunge il nirvana) che dalla faccia sembrava molto simpatico. Peccato fosse mmmorto.
In cima a una scalinata infinita, ci aspetta l'area dedicata al Giappone, nella quale l'atmosfera quasi religiosa impone un silenzio rispettoso. Ci si avvicina circospetti a un'antica corazza samurai che sembra Darth Vader, e si osserva con pupilla dilatata una serie di stampe meravigliose. Peccato fosse mmmorto.
All'uscita del museo, conduco the Brigade in una fumetteria antistante il museo, dove Max sembra improvvisamente innamorarsi della lingua inglese grazie a una edizione di Naruto particolarmente figa - anzi, cool - anzi, il top. Pur non desiderando di uscire, siamo costretti ad andarcene dalla fame strisciante che ci attanaglia: tornati all'incrocio, ci gettiamo (con somma soddisfazione di Eleonora) su un Eat., catena non dissimile dalla già citata Pret-A-Manger. Che infatti aveva una filiale due metri dopo. Rinvigoriti da una sana porzione di spaghetti ai gamberetti consumata in un incrocio, ci dirigiamo verso...

1.45 pm: ... il Cartoon Museum. Nascosto tra le pieghe del mondo, questo delizioso museo offre una collezione piuttosto limitata ma pur sempre interessante di tavole a fumetti originali, soprattutto di artisti satirici britannici. Al primo piano, alcuni lavori di leggende come Reg Smythe e Chester Gould, altre tratte da riviste di grande fama presso noi fumettari come 2000 AD, ma soprattutto una mega-tavola originale del Re, Jack Kirby. Mi fermo qualche minuto nella saletta attrezzata per i novelli disegnatori (leggasi: bambini in cerca di sfogo dopo cotante immagini), e schizzo un bel SuperYeah completo di baloon in inglese, sperando che qualche buonanima lo affigga nella bacheca dedicata alle giovani promesse.

2.55 pm: A causa dell'insistente Eleonora, ci infiltriamo in Neal's Yard, una gradevole piazzetta circondata da palazzoni coloratissimi e localini eccentrici. Dopo le foto di rito, ci rigettiamo nel pot-pourrì della città che dorme solo dopo le 23, Londra: in men che non si dica, attraversando oceani di persone e contando circa settemila Starbucks nel giro di un chilometro, siamo lì, dove nessun D'Alessandro Paolo è mai stato prima. A Piccadilly Circus.
Enorme, spropositato, colossale. Luminoso. Ma soprattutto, il top.
Approfittiamo dell'ora presta per acquistare le cartoline presso un negozio gestito da turchi un po' spaccamaroni che ci stanno con il fiato sul collo tutto il tempo. Poco dopo, Max si decide ad acquistare la famosa maglietta "Mind the Gap" da una gentile inglesina che finge di capire i turbamenti del nostro, derivanti dall'assenza di una XL per la versione della maglietta con sfondo scuro.
Salto al Virgin Megastore, e anche qui altro mega-assembramento di italiani. Agli occhi del vostro umile diarista si presenta questa curiosa scena: un paio di allegre italiche si aggira nel negozio cercando chissà che. All'improvviso, decidono di rivolgersi a un simpatico commesso, che fatalmente... è italiano! Non sapete quanta voglia avessi di unirmi alla combriccola con un mandolino in mano urlando "Uè, paisà!"

4.31 pm: Conoscendo Max, mi ero appuntato l'indirizzo dell'Apple Store locale. 235, Regent Street. Usciamo dal Virgin e, con somma meraviglia, ecco Regent Street. Non abbiamo una emerita begogna da fare, per cui gambe in spalla e via verso il negozio.
Dopo settecento chilometri a piedi, ecco spuntare fra le insegne una bandiera nera con il blasone della mitica azienda informatica. Max è in estasi, la Ele comincia a dare segni di piacere, io voglio solo sedermi.
Grazie al cielo, siamo in Gran Bretagna: al piano terra, una schiera infinita di computer connessi perennemente a Internet e disponibili per la consultazione gratuita. Una cosa che in Italia manco ce la sognamo. Ne approfitto per controllare lo stato delle mie finanze e qualche altro affarino in sospeso. Poi seguo il trasognato Max, che somiglia sempre di più al luohan del British Museum nel suo viaggio nirvanico attraverso le mille meraviglie esposte in quest'angolo di paradiso tecnologico.
Poi però ci rompiamo e lo portiamo fuori.

7.15 pm: Hamley's, ovvero il Paese dei Balocchi. Un palazzo di cinque piani interamente occupati da giocattoli. Assolutamente estasiante. C'è roba che non vedevo dalla prima infanzia, puttana eva. Ci sono le spadine laser! C'eè la maschera di Optimus Prime! Ci sono i berrettini con le cannucce per le bibite! CHEEE STOOOORIAAAAA! (Ah, anche qui, metà della popolazione di Barletta)
Sfiancati dalla camminata interminabile, torniamo a Piccadilly Circus e decidiamo di approvvigionarci di libagioni presso un PizzaHut, il corrispettivo internazionale del nostrano Pizzarito: un ristorante vagamente lounge e tutto sommato economico dove consumare in pace una pizza fatta all'americana, indi spessa ma gustosa.
Qui una bambinetta dolcissima comincia a fissarci e a muovere i muscoli facciali in modi mai visti prima. È qui che realizziamo che qualcosa nella Ele non va per niente: la bambina comincia a sgranare gli occhi nella sua direzione, allarmata; la stessa Eleonora comincia a non sapere come reagire. Il suo disperato tentativo di suscitare simpatia attraverso le smorfie non inganna la giovane vittima, che sembra aver scoperto la verità prima di noi. Eleonora è Ultron, un freddo robot mutaforma costruito con lo scopo di sostituire la razza umana, e la sua programmazione non prevede il contatto con i bambini.

8.20 pm: Sconvolta dalla rivelazione, ma soprattutto costretta all'immobilità da gambe gonfie come quelle di Giuliano Ferrara, la Brigata muove verso l'albergo, silenziosamente. Quel che rimane della serata sarà impiegato a scoprire i segreti reconditi della programmazione di Ultron, mentre questa gioca al suo nuovo videogiochino, che ha come protagonista il misterioso NERODURO. Misteri dei droidi.





lunedì 3 settembre 2007

London Calling, Paolo Answering... Day 2

The following takes place between 8.00 AM and 11.45 PM
of Monday 27th August, 2007

8.00 am: Notte non perfettamente serena, con brevi ma continui risvegli durante il sonno. Max perfettamente rinsavito comincia a bombardare scoregge in Si bemolle (e la domanda sorge spontanea: una nota pulita riuscirà mai a farla?) e a dire minchiatissime. Mi lavo per primo e allago il bagno. Vaffanculo, buco del cazzo.
Le disavventure continuano a colazione, dove, a causa di un'incompatibilità comunicativa con la cameriera (detta Ana Lucia per la di lei devastante somiglianza con il personaggio di Lost), devo rinunciare al mio english breakfast (salsiccia, uovo, bacon e fagioli) e buttarmi sul pane tostato imburrato.

10.57 am: A due(cento) passi dal nostro mmmmeraviglioso albergo, si erge Buckingham Palace, residenza della Regina di Quel-Paese-Lì-Che-Tutti-Ci-Parlano-L'-Inglese-Britannico. Tra una foto e l'altra, cominciamo ad avere i primi sospetti che qualcosa non vada: non ci sono le classiche guardie in cappotto rosso e copricapo alto sei metri, sostituite da dei più blandi sosia dei carabinieri nostrani; e si sente parlare italiano, molto. Troppo. C'è anche un distinto signore seduto sulla fontana a leggere la Gazzetta.
La gioventude al mio seguito decide di raggiungere Trafalgar Square passando per il St James's Park, dove ci si intrattiene piacevolmente per una mezz'oretta tra stupendi benchè inquietanti cigni neri, cignetti kung-fu e papere assassine. I pellicani ci danno le spalle, perchè forse i turisti gli fanno schifo. Inoltrandoci nel parchetto, incontriamo un esercito di scoiattoli stronzi che non si fanno fotografare manco per l'anima di sta cippa. Ovviamente, una giovane coppia di italiani li attira e se li sbaciucchia senza problema alcuno, per cui a me e Max viene davvero il dubbio che questi animaletti saltellanti non rispondano ad altro che al richiamo della fregna umana o del cibo offerto dal misterioso Uomo che Sussurra alle Papere, che intanto ha cosparso il sentiero di noci (con gli scoiattoli a rigirarsele nelle zampette alla velocità della luce). Bah.
Poco oltre il parco, davanti all'Horse Palace, un curioso assembramento di popolo attira la nostra attenzione: è la cerimonia del cambio della guardia a cavallo. Qui facciamo conoscenza del Poliziotto Arnold, un uomo che di certo incute timore. Questo minaccia di morte i giapponesi capatosta che, in puro stile karakiri, vogliono scavalcare la linea di sicurezza a tutti i costi e farsi travolgere dai cavalli. Maledetti giapponesi.
Alla fine del cambio, ci allontiamo dallo spiazzo, solo per essere travolti da un gruppo di zombie sanguinari spuntati fuori dal nulla.

12:30 pm: The Brigade emerge dalla National Gallery. Max è vivo per miracolo, io zoppico dopo la devastante galleria 1250-1500, Eleonora ha ancora un colorito umano. Benchè umana lei non sia. Scopriamo la salvezza della vita nostra, ovvero la catena Pret-A-Manger, specializzata nel produrre quotidianamente panini di una bontà esagerata. Faccio scoprire a Max le gioie del wrap con le polpettine al sugo, per poi pentirmene: quest'uomo fra qualche anno avrà un infarto.
Prossima destinazione: le sdraie di St James's Park.

14.32 pm: Eh sì, gratis le straie. Due sterline. At the face of the cock.
Ed ecco che finalmente raggiungiamo Westminster e zona annessa. Il pensiero che lì da qualche parte si nasconda quel gran briccone di Gordon Brown mi spaventa moltissimo. Superata la Westminster Abbey, che per avere 1400 anni se li porta piuttosto bene, ci dirigiamo verso le Houses of Parliament, che sembrano tanto fighe, ma poi non è che siano altissime. Un condominio. Però belle. Belle belle.
Dopo altre settecento foto al Big Ben, Essi si muovono di nuovo verso la County Hall, palazzo multifunzione che si erge a pochi centimetri dalla London Eye. Qui decidiamo di lasciare l'opzione traghetto alla sera successiva, e di dirigerci verso il cinema IMAX.

19.29 pm: Ancora cena alla stazione di Waterloo, a due passi dalla sala. Max ha bisogno di Crispy McBacon, non c'è, e allora andiamo da Burger King, che fa un panino identico. L'hamburger è ridicolmente minuscolo, forse l'unica cosa piccola in sta cazzo di Gran Bretagna dove, per un palese complesso del pene piccolo, tutto, dai semafori ai negozi di scarpe, è sproporzionatamente mastodontico. Come direbbe lo slogan pubblicitario, Gran Bretagna: ci deve pur essere qualcosa di piccolo da qualche parte!
Mentre io e Max disquisiamo deliziosamente sull'argomento tutto grande-pene piccolo, Eleonora avvista l'uomo della sua vita, che è orrendo (del tipo: naso schiacciato, fronte schiacciata... tutto fottutamente schiacciato, insomma), ma tanto alla fine sono cazzi suoi...
I due uomini e un Ultron giungono poi al cinema IMAX. Dopo mezz'oretta di attesa nella hall, eccoci introdotti innanzi a uno schermo di dimensioni davvero esagerate, 20 metri di altezza e 26 di larghezza. La sola vista dello schermo manda in merda tutti, ma il sublime si tocca con i trailer dei film appositamente realizzati in 3D, un'esperienza di immersione totale nello schermo inimmaginabile. Poi parte Harry Potter e l'Ordine della Fenice... anche alla seconda visione il film arranca (anche se le performance degli attori spiccano), ma gli ultimi 20 minuti, riconvertiti in 3D, spiazzano. Peccato che la trimensionalità nei film non realizzati appositamente per il formato sia ancora da perfezionare, ma rimane comunque un'esperienza di forte impatto. Il top, insomma.

11.45 pm: Stremati dalla giornatona, ci infiliamo a letto senza fiatare. Neanche Max ha voglia di... MA DAI, IN SI BEMOLLE NOOO!



domenica 2 settembre 2007

London Calling, Paolo Answering... Day 1

The following takes place between 6.30 AM and 11.15 PM
of Sunday 26th August, 2007


6.30 am: Così ha inizio: Babbo Lamesta and the D'Alessandros, portandosi l'intiero carrozzone mediatico dell'occasione, decidono per la reunion. In una sorta di completamento karmico di quanto avete precedemente letto su Seguendo la massa a massa, le due allegre famiglie vanno a incontrarsi per salutare la rispettiva progenie in partenza per la Capitale Mondiale della Caccia alla Lontra, LONDRA, appunto.
Ma la band è ben presto costretta a un secondo scioglimento, ghezzo: è in arrivo il SempreAtleticoBabboGanini, che, munito di cromato autocarro, trasporterà i tre giovini Paolo, ovvero il Sottoscritto, Max, ovvero Lamerda, e Ultron, ovvero Eleonora all'Aeroporto di Orio al Serio. Ghezzo.

9.55 am: L'aereo si prepara a raggiungere la pista di decollo. Io mi sono impiastrato sulla poltrona dalla fregna. Mi passano davanti agli occhi le ultime tre ore, nelle quali, dopo un tranquillo check-in, la troppa disinvoltura del trio si era trasformata in umiliazione. Crudeli altoparlanti a urlare "ULTIMA CHIAMATA D'IMBARCO PER D'ALESSANDRO, LAMESTA E GANINI", i nostri nomi a echeggiare per tutto il terminale. Eh sì, eravamo in ritardo senza saperlo... maledetto Nintendo DS,
maledetto sudoku di sta cippa di cazzo.

9.56 am: CHE STORIAAAAAAA!

10.59 am:
Fine dell'odissea aeroportuale. Dopo un volo misteriosamente costellato di "MIND THE ?" (dove ?= sintagma biascicato) e di visite della sempre piacevolmente sfuggente Natalia, hostess un po' goffa ma comunque figa, i nostri ultimi momenti nell'aeroporto di Luton sono dedicati all'inseguimento dei tre nostri epigoni pakistani, i CONTURBANTI ARANCIONI (visto che andavano in giro "con turbanti arancioni"), che ci fanno da Faro d'Alessandria (arancione) verso l'Uscita.

11.31 am: Sul pullman verso la Victoria Station, appare ormai chiaro che Max è impazzito. Il delirio più vergognosamente gratuito di ogni tempo (che avrà un climax quanto mai sanguinoso) comincia nel bel mezzo della cittadina di Luton:
Max: Ehi, ma qui i cimiteri sono tutti uguali!
Ele:
Idiota! È lo stesso di prima!
Tra le altre minchiate a freddo:
- Ele, ma perchè non ti fai suora?
- Ma hanno una forma strana le ragazze londinesi
Eleonora non sembra mostrare alcuna emozione, nessun disprezzo nè pena per quest'uomo. Fredda come il ghiaccio, comincia a simulare dei versacci, quasi a voler ostentare la sua umanità. Appena può si mette a comunicare telepaticamente con il suo Nintendo DS, come se preferisse il contatto del freddo metallo a quello di due idioti in carne, ossa e pelazzi. Chissà perchè...

1.30 pm: Dopo un pranzo a base di ali di pollo piccanti e fagiolini in una salsa aliena, the Brigade si dirige al suo quartier generale londinese, l'Hanover Hotel Victoria. La stanza è un buco di tre metri quadri arredato da Giovanni Senzaterra, con bagno di mezzo centrimetro cubo, asse da stiro, teiera completa di bustine da tè, senza armadio e spazio per respirare.
Ci concediamo un'oretta di svacco durante la quale introduco la giovane Eleonora alla nobile arte delle parolacce in inglese. Tra un cock e un asshole, Max converte il telecomando non funzionante a vibratore.

6.00 pm: Visita al Tate Modern Museum, ma non prima di aver dato inizio alla tecnica della Fotografia Chirurgica, ovvero la nobile arte del fare 4 foto a ogni centimetro di terreno guadagnato. Se Eleonora riesce a produrre immagini anche piacevoli, Max dà sfoggio della sua creatività con composizioni azzardate o inesistenti, all'insegna del dog's dick, come lo chiamano i gentlemen inglesi.
Intanto, la torre del Tate svetta quasi fallica sul lato opposto di uno skyline dominato dalle gru. Gru ovunque, gru enormi, gru sempre in movimento. Stanno smontando Londra pezzo pezzo, la portano a Pechino. Qui resteranno solo i Pakistani.
Dopo aver visto ogni sorta di deliziosa e delirante aberrazione mentale umana, e con un po' di rimorso per non aver visto la parte dedicata a Dalì (a pagamento), usciamo dal museo un po' più contenti. Max solo perchè ha realizzato di essere ancora vivo.

7.30 pm: Indugiamo ancora qualche tempo nei dintorni del Tate. Degusto una bevanda di dubbie origini, la Dr. Pepper, che fa di un cagare inimmaginabile, e compongo haiku del tipo:
Tamigi, Tamigi,
quand'ero piccolo,
c'andavo in bigi.
Paura, atroci dubbi e grattacapi per le Scarpe Abbandonate che si muovono misteriosamente nei dintorni del Museo, poi via sul lungo-Tamigi, alla ricerca di un locale per cenare. Sullo sfondo, la London Eye, una ruota panoramica di dimensioni apocalittiche che domina la città. Calma Max che c'arriviamo, piano...
Alle prese con la sua scheda internazionale, Max riduce all'inabilità ogni cabina telefonica sul suo cammino, poi decide di lasciar perde. Il nostro Big Boy comincia poi a fotografare a ritmo devastante: si contano 50 foto al cinema IMAX, 75 al Big Ben e 86 alla London Eye.

7.31 pm: "Ele, dov'è Max...?"

8.35 pm: Un'ora. Un'ora di fottutissima attesa. Un'ora di cuore in gola. Bastardo. Il giovane, in preda a una fobia fotografara, si era lanciato dall'altro lato del Waterloo Bridge per fare una foto del FOTTUTO Big Ben dietro alla FOTTUTISSIMA ruota panoramica. A nulla è servito il nostro tentativo di notificare al gentiluomo il fatto che lo avremmo raggiunto attraversando il sottopassaggio. Max non ha atteso, è andato oltre, sempre più in là. Un uomo normale si sarebbe fermato ad aspettare gli amici, Max no: acquisito l'obiettivo, si procede fino alla distruzione. E l'obiettivo era la London Eye.
Alla fine, io ed Eleonora decidiamo di provare a guardare proprio alla London Eye. Per niente. Ritorniamo sui nostri passi, ed eccolo lì, sul Ponte, candido come un bebè.
Rissa verbale in mezzo alla strada, poi dritti alla ruota panoramica.

8.35 pm (alternate version):
D
opo essermi staccato dal gruppo ed aver attraversato la strada per fotografare la London Eye, vedo Paolo dall’altra parte della strada che mi fa dei gesti con le braccia: intenderà che ci troviamo in fondo alla strada…
Arrivato alla fine della via non vedo nessuno, allora inizio a percorrere la strada al contrario dalla parte opposta (quella dov’erano Paolo e la Ele). Noto che c’è un sottopassaggio e penso: saranno passati di qua! Percorro il vicolo oscuro ma non trovo nessuno. torno in superficie e non vedo ancora facce conosciute.
Dopo qualche minuto di esitazione e un freddo che mi ha percorso il corpo, con un respiro profondo e la cartina di Londra alla mano mi sono messo in viaggio! La prima tappa è stata la London Eye, anche perché era quella l’attrazione che dovevamo andare a vedere insieme. Ho pensato: magari si sono diretti là!
Dopo essere arrivato, ho incontrato due giapponesine fighe da dio che mi hanno chiesto di fare loro una foto! Potevo rifiutare? Dopo esserci convinti da ambedue le parti (italiana e giapponese) che la foto andava bene, mi sono rimesso in cammino.
Oramai le speranze di ritrovare i miei compagni d’avventura mi stavano abbandonando, cosìcche mi sono diretto alla stazione di Waterloo, dove sono andato a mangiare da Burger King, in quanto la lucidità stava dando sintomi di stanchezza.

A pancia piena inizio a dirigermi al luogo dove mi ero perso: qua incontro delle Baby Gang con delle facce per nulla carine. Dopo aver fatto ancora qualche foto e tornato al punto di partenza, ritrovo i miei compagni per nulla rilassati.

Ecc…

(© 2007 by Max. Virgole e formattazione di Paolo, che non si assume nessuna responsabilità per la mancanza di senso di alcune frasi)

11.15 pm: L'astio tra me e Max si stempera in risate sguaiate a bordo della London Eye. Londra, la città famosa per essere a Londra, ci si mostra in tutto il suo splendore notturno, e noi la dominiamo dall'alto.
Cena alla stazione di Waterloo, famosa per essere pronunciata uaterlù, poi viaggio allucinante sulla Linea Grigia della metro, la Jubilee, una delle cose più incredibilmente futuristiche che abbia mai visto.
Giunti in albergo e abbracciati i cuscini, Max rivela al mondo il motivo della sua tanto decantata idiozia: ha circa quattrocento sintomi di morte imminente. Durante la notte si tachipirinizzerà, ma nel frattempo lo aiuto a non far prendere sonno a nessuno, bombardandoci a vicenda di minchiate, ma non prima che Eleonora sia prorotta in una sonora pisciata della durata di 8 minuti (con il coraggio di dar la colpa al lavandino, poi...). Ci si addormenta, ovviamente, su un do minore di peto prodotto dal sempre prestante Max...











domenica 26 agosto 2007

London Calling, Paolo Answering... Prologo


Oggi, alle 9:55 ora italiana,
Paolo prende il volo per Londra.

Segue cronaca.
Al ritorno, intendiamoci.






Alla faccia d'o cazz.

venerdì 10 agosto 2007

Seguendo la Massa a Massa

Giorno 1 - 4/8/2007

2.30 pm: Stazione Certosa di Pavia, lascio mamma a pochi passi dal sottopassaggio in prossimità della ferrovia. Al varco mi attendono il bellissimo Max e il sempre tonico Bone, accompagnati dalle rispettive madri, e dalle rispettive Panda. L'attesa meta è Marina di Massa, posto a me sconosciuto, ma ai più invece ben noto, vista la quantità di gente che mi dice di esserci stata. Io e Max, superata l'incognita "ostello o parassitismo nell'appartemento", soggiorneremo in loco fino a martedì sera; Bone invece va a unirsi al resto dell'allegro trenino a legna della compagnia fino al sabato successivo, ospite di un lussuoso (o Decisamente Ristrutturabile) appartamento in affitto vista cane semi-morto, dove l'unica regola è farla pagare cara a eventuali ospiti inattesi, quali io e Max ci apprestiamo a diventare.
In attesa del treno, in arrivo alle 3 (Max ha insistito perchè dessi sfoggio delle mie famose doti di traspirazione da tutta la superficie cutanea, come deduco dall'appuntamento tanto anticipato), ci si intrattiene allegramente con madri e figli, dicendone di ogni tipo, colore e forma.

Bone: Max, hai saputo che chi supera di 40 all'ora i limiti di velocità va in carcere?
Max:
Ma la multa te la danno?

Bone: No.
Max: Allora fa niente.

3.56 pm: Stazione di Voghera. Atmosfera da film western, e Max lanciatissimo in un assolo di minchiate. L'aria si raggela all'annuncio del ritardo del treno che ci avrebbe dovuto portare a Genova, dove, con un margine di tempo imbarazzante, ci attendeva la coincidenza per Marina di Massa. "Impossibile, baueraggio necessario, cari amici", dico loro.
L'aria si raggela ulteriormente all'arrivo dell'Agente di Borsa: un signore di mezza età si avvicina al trio, chiedendo soldi per dar da mangiare ai figli. Io e Bone intuiamo la magagna e rispondiamo con un "abbiamo la carta di credito". Max, di cuore buono, gli allunga due euro. Il signore si allontana per qualche secondo, poi si riattacca al benefattore, chiedendo almeno un altro euro (stavolta la ragione non era più nel sostentamento dei figli, ma nell'acquisto del biglietto). Max, dopo qualche minuto di negoziato, allunga anche un altro euro, sperando di scrollarselo di dosso.
Ma proprio a questo punto, il bisognoso rivela improvvisamente la sua vera identità di agente di borsa in incognito:
"Dai, facciamo che io tu mi dai 5 euro e io ti restituisco i tre!"
"No! Non ce li ho neanche 5 euro interi..."
"E allora facciamo 10! Mi dai 10 euro, e io ti dò il resto di 5!"
Il treno arriva e la minaccia è sventata.

4.15 pm: Ormai sfiduciato riguardo l'esito dell'assalto alla coincidenza, mi tuffo nel tubo di Pringles alla cipolla e erbe di vario tipo che i miei due compagni si rifiutano di condividere. Si ciucciano l'acqua, i bastardi. Nel nostro scompartimento, due ragazze (orrende, ahinoi) discutono alacramente di qualcosa che, al suono, sembra vagamente familiare. Origliando, emergono chiaramente prima un Lupin, poi uno Snape e finalmente un Potter: stanno parlando di Harry Potter 7, e appena la cosa diventa evidente Bone si fodera le orecchie di Ligabue (che spirito di sacrificio!) e Max si immerge nel Nintendo DS. È proprio Max (che nonostante le cuffie coglie ogni cosa) a lamentare timidamente lo spoileraggio a secco operato dalle due: visto che ho terminato la lettura del suddetto libro proprio mezz'ora prima di partire, si opta per lo scambio di posti con il Lamesta che è proprio accanto a una delle due.
Le ragazze, autodefinitesi Snippiste, ovvero fan di Severus Snape (come riesco a cogliere dopo un'iniziale voglia di esplodere in un riso dileggiatore) [Snape, in italiano, è Piton -- mi chiedo se l'eventuale traduzione di Snippista non possa essere Sorcino, vista la tremenda somiglianza tra Snape e Renato Zero], non sembrano complessivamente soddisfatte del romanzo, del quale discutiamo a grandi linee per qualche minuto. Mi dedico a una difesa abbastanza ritrosa, accompagnata dal tono impostato e dalla gesticolazione quasi fo-esca che
tanto divertono i giovani e meno giovani che diletto occasionalmente. Dopo qualche battuta, ci si comincia a ignorare allegramente, e, con Bone e Max immersi in mondi altri, non mi resta che desiderare l'abbraccio delle Pringles. Chiuse nello zaino.

4.48 pm: Salutate le Sorcine, comincia la Corsa d'Attacco. Anzi, d'Attracco. Un culo tremendo fa sì che il suddetto treno sia ad appena due binari da quello di arrivo, e che sia pure in ritardo. Dopo pochi istanti, facciamo conoscenza dell'Uomo con il Polpaccio più Brutto del Mondo (immaginatevi una fune avvolta su una patata, a mò di salame), di una Figa Straniera Paurosa, anch'ella dedita alla lettura di Harry Potter, 6 però, e in inglese (notiamo anche qualche scompartimento più in là una giovane dedita alla lettura del 7...), e del controllore, conosciuto come il Vecchio, grazie a un'infelice battuta di Max con la sua assistente.
Ci accomodiamo comodamente nel corridoio: Bone saluta ragazze a caso giustificandosi con un "eh, c'ho avuto una storia..."; tra una Pringles e l'altra, scopro di avere un'età celebrale di 80 anni, e penso dentro di me che è una figata pazzesca; e intanto, felice, Max si masturba con il DS.

7.00 pm:
Alla proposta di un megatorneo di Tekken 5 e con l'ostello in tutto esaurito, Max abbandona ogni ipotesi di soggiorno in un luogo che non sia l'appartamento. Però, l'oscura possibilità che qualcuno dell'Agenzia si faccia vivo per punire i due riottosi clandestini annebbia fino al giorno dopo l'altrimenti spensierata mente di Max, che, con il volgere della sera, si fa sempre più cupa.
Sistemate le nostre cose negli angoli della camera del sempre amichevole Bone, già si respira aria di casa: dall'altra parte della strada, si estende il fiero carrozzone della Festa della CGIL, e si odono i compagni mormorare Cuando esta noche! Cuando esta noche tramonta el sol, mon amour, mon amour...! Eh, la lotta di classe...

10.42 pm: Mangiati, lavati, pisciati e anche un po' sublimati, ci si dirige nel centro cittadino, dove l'attrazione principale sembra essere, per il momento, una graziosa sala giochi dove mi dedico per qualche tempo al Baueraggio più selvaggio. Nella posa e con l'espressione corrucciata tipica del Jack Bauerone Internazionale, uccido ogni essere virtuale a vista, salvo poi abbandonarmi alle violente manovre di polso del calcio balilla... solo per perdere vergognosamente, visto che sono stato costretto dalle circostanze ad andare in attacco (sì, Ste, non è solo colpa mia se abbiam perso...).

2.40 am: Rincasati, Max sembra aver ritrovato la sua gioia di bambino di 20 anni, grazie alla scoperta dell'esistenza di una piadineria. Sì, perchè il cinghiale solo di quello si nutre.
Mi appresto a gettarmi tra le braccia del butterato Morpheus, che però non sembra molto disposto a dimostrarmi affetto visto che a) tutti si precipitano in sala (che è la mia/di-Max camera da letto) a giocare a carte (e fin qui posso anche sopportare, riuscirei ad addormentarmi con il sottofondo del chiacchiericcio); b) Bone si dedica a ogni possibile tortura fisica e psicologica nei miei confronti, leggendomi l'Uomo Ragno addosso, sparandomi il flash della sua FOTTUTISSIMA fotocamera a un nanometro dalle pupille, ma soprattutto (con la collaborazione del mai dimenticato Mike, detto Crucio, viste le circostanze) lanciandomi in faccia una gragnola di palline di alluminio proprio quando dal dormiveglia stavo scivolando nel sonno vero e proprio.
Finita la partita e spente le luci, Max picchia uno scoreggione sismico degno del Martello di Thor e poi va a giocare a Tekken
, candido come un bimbo.

Giorno 2 - 5/8/2007

8.45 am:
Mi sveglio e mi riaddormento una decina di volte, attendendo che qualcuno mi svegli definitivamente. Un'inspiegabile tensione mi accoglie al risveglio. E al risveglio successivo. E a quello ancora dopo. Bah, sarà un brutto presentimento...
Grazie al risveglio a base di coccole ingiustificate da parte di SteMazzi, ragazza di Bone, inizia la giornata. In poco tempo, ma a intervalli diversi, tutti consumano la colazione. Ed è tempo di dirigersi in spiaggia. Con calma, non subito.

10.52 am: Il dolore. Il tremendo dolore dei sassi a devastare le piante dei piedi. Chilometri di spiaggia tutta sassi, e chilometri di battigia tutta sassi, chilometri di fondale tutto sassi. Che Dio maledica chi li ha inventati, sti fottuti sassi. E chi poi li ha portati in Toscana, sti sassi. Non state a sentire Crozza, portateli via i sassi dalla Toscana, và. Dopo essermi bucato un dito del piede e essermi disegnato uno sfregio sulla pianta dell'altro, avanzo via materassino più a largo, dove gran parte della compagnia è impegnata nelle solite attività ludiche in una zona
meno profonda a fondale sabbioso.
Qui nasce l'amore verso l'Amico Tonno, un grazioso pesce gonfiabile blu dalle pinne gialle, con il quale instauro una duratura amicizia. La gelosia è un brutto male però, e tre individui, StePuzzi, Germani e MarcoBellezzaFolgorante iniziano a contendersi l'affetto del povero essere in plastica. In una battaglia cruentissima, nella quale non sono stati risparmiati morsi, coltellate, citazioni delle canzoni di Max Pezzali e solletichi vari, io e il mio alleato MarcoBellezzaFolgorante riusciamo a prevalere sulla coppia StePuzzi - Germani. Campioni del Tonno! Campioni del Tonno!

2.30 pm: Primo pranzo vero e proprio, direttamente dalle mani della cuochessa Alice. Io e Max, vergognandoci come ladri del nostro parassitismo ma anche mossi da un sincero spirito propositivo, ci mettiamo a completa disposizione dello chef. E le conseguenze non mancheranno di essere catastrofiche, con moke ancora piene all'aria, pasta pronta che straborda ovunque, bicchieri distrutti e quant'altro. Asciugati i piatti e after the tazzuriella ' cafè, siesta.

2.55 am: Dopo il duello pomeridiano con la spiaggia assassina, e un'altra gargantuelica cena, ispezione del lungomare e del molo, con visita a un agghiacciante localino trendy che sembra avere in repertorio solo musica degli anni 80. Va bene tutto, ma dopo Fly Robin Fly... cioè, manca Orzowei e potrebbe anche venirmi voglia di morire.
Ritornati a casa, penso di avere la situazione in pugno. Penso: ok, li frego tutti stanotte, mi metto a disegnare, così poi non mi tormentano. Fatti due schizzi, e notata l'assenza di esseri umani, mi metto a dormire. Finalmente. In pace.

Giorno 3 - 6/8/2007

11.30 am: Io e l'Amico Tonno ci scambiamo confidenze in mare... aaah, quanto mi capisce lui, non come quegli altri esseri di carne. Lui è tenero... così tenero che si spezza con un grissino. NO TONNO, NON SPEZZARTI!

4.45 pm: È iniziata la mania del Nintendo DS. Tutti, e dico quasi tutti, vogliono un pezzo di quell'oggettino, vogliono la possibilità di infrangere un record che, provvidenzialmente, Max abbatte con il suo game successivo. Il nostro Ciccioboy si rifiuta persino di recarsi in spiaggia, impegnato com'è a controllare il punteggio di Eleonora, detta Ultron per la sua capacità di interfacciarsi con le apparecchiature cibernetiche. Tutti matti per DS, dicevamo, tranne StePuzzi, che legge Harry Potter 4, e Fabio, uno zombie vivente che, vagando disperato tra la Playstation e la sala, prepara la sua vendetta... Ah, e io, che dormo beatamente a qualsiasi ora del pomeriggio.

9.45 pm: http://picturestoriefuture.blogspot.com/2007/08/lira-di-fabio.html

1.30 am: Missione Viareggio. Andata all'insegna dell'argomento trans e poi dell'ormai mitico Cappuccino, nuovo sinonimo di prepuzio, centro focale di una disquisizione a metà tra un film di Tarantino e Sex and the City portata avanti da Mone, detto anche Er Matranga, che ne parla con un disprezzo tale da venire il sospetto che glielo abbiano strappato a morsi da bambino.
Viareggio passa in un flash e in una Coppa-gelato-della-quale-non-ricordo-il-nome. A questo punto, Fabio propone di andare a dileggiare omosessuali a Torre del Lago. Prevale un'iniziale entusiasmo... o meglio, sembra che l'obiettivo dichiarato sia solo una boutade... ma purtroppo no, l'obiettivo è davvero quello. Fortunatamente prevale la ragione, e il carrozzone si muove verso casa. Certo, arriveremmo.. se MarcoBellezzaFolgorante si decidesse a seguire le frecce che indicano "Marina di Massa"...

3.45 am:
Dopo la consueta partita a carte, che stavolta non sembra essere accompagnata da alcun tipo di tortura, mi addormento serenamente. Poi però inizia il monologo che mi tiene sveglio fino alle 4.30: Mike, detto Crucio (lo DEVO ribadire), profonde un soliloquio interminabile contrappuntato da interventi del pubblico come "dai Mike, basta, abbiamo sonno" e da risposte dell'istrione come "no, dai, ancora cinque minuti". Soffocando nel cuscino la rabbia per l'atto terroristico in corso, prendo finalmente sonno sulle impetuose note della Scoreggia Più Potente Mai Udita dall'Uomo, fabbricata dal sempre chirurgico Max, un suo personale modo di spirare prima di dormire.

Giorno 4 - 7/8/2007

11.34 am: Niente da fare, niente mare stamattina. Non c'avevo neanche voglia, a dire il vero. E allora cazzo mi lamento? Mi lamento perchè la Repubblica era finita e ho dovuto comprare il Corriere. Affranto, mi metto a disegnare Supergirl, e, benchè, abbia cannato del tutto le proporzioni, mi soddisfa alquanto.

2.23 pm: Fine dell'ultimo, giulianferraresco pranzo.

2.24 pm:
Tonno è morto. Èmmmortto.

5.30 pm: Ultimo, malinconico bagno, luce soffusa dal cielo nuvoloso e morte nel cuore per la scomparsa dell'Amico Tonno. "Imparato" l'uso del boccaglio, partitina a pallavolo o come-cazzo-si-chiama-quel-gioco-in-cui-ci-si-passa-la-palla-cercando-di-superare-il-record-di-palleggi in compagnia di StePuzzi e Crucio, e mi stupisco di essere capace di far rimbalzare la palla senza farla sfuggire anche per periodi di tempo superiori ai 15 secondi.
Cerco di rimandare il più possibile la fine del gioco, ma, viste le valigie da preparare, diventa necessario sfuggire all'abbraccio delle correnti marine, che mi premiano procurandomi un crampo al polpaccio.

7.45 pm: Salutati amici e amiche (in un rito molto interessante, con 4 persone buttate su un letto matrimoniale, 2 a farsi i cazzi loro e 2 a guardare quelle 2 persone farsi i cazzi loro), ricevute le ultime minacce di morte da Fabio (per la suddetta ammucchiata) e con in mano un pezzo di Parmigiano Reggiano, saliamo sul treno che ci porterà a casa. Il viaggio è un misto di deliri profetici di Max (Imparerai le vie del culo..., afferma), schizzi tremolanti a pennerellino, fallimenti in serie con i giochini di Super Mario DS e un'aleggiante odore di morte che permea il vagone intero.
Alle 23, dopo un ultimo monologo di Max sul legame tra il recente omicidio di Assago e gli incidenti stradali, intitolato Il Rasoio di Occam (eh, perchè... mi sembra logico... hai voluto farti sparare? eh? adesso muori, e ti sta bene... hai voluto bere? hai voluto andare veloce? adesso muori, e ti sta bene...), arriviamo in una Milano Rogoredo deserta, abitata da un solo, sperduto tamarro che non ha manco per le palle di andare a controllare gli orari dei al cartellone apposito, a pochi metri di distanza. E quando lo fa, mezz'ora dopo, rischia la vita. Beh, potevi anche morire, eh.

00.01 am: Dopo un quarto d'ora passato ad abbozzare l'atterraggio del possente corpo di Tia dallo spazio, io e Max scendiamo dal treno. Babbo Lamesta & The D'Alessandros ci aspettano nella Stazione di Certosa, ma, nonostante il nome da gruppo country, non si esibiscono nel loro repertorio.
Neanche il tempo di arrivare a casa e già mi sono incazzato come Sgarbi
, ma ho sonno, e me ne posso anche occupare domani...
... strano, credo di aver sentito un tuono in lontananza... eppure il cielo era terso...