buzzoole code A Paul's Life: Paolo consiglia...
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venerdì 18 dicembre 2009

Fa che nonna mi abbia regalato i contanti e non il solito paio di guanti

(il titolo è una citazione di "Canzone di Natale" degli Zen Circus)
(il seguente testo è stato scritto nella notte il 9 dicembre alla 1.50. lo pubblico come lo scritto, e non so perchè)

Per la prima volta da anni, mi sono accorto che posso vedere qualche stellina stando comodamente sdraiato a letto. Beh, certo, anche perchè le persiane non sono completamente chiuse, e c'è uno spazio abbastanza largo da permettermi di vederne distintamente un paio. E questo dopo due ore di essermi praticamente vietato di dormire pensando a un vecchio progetto che ormai, mi rendo conto, è impossibile portare a termine come vorrei. Come tutti i migliori periodi, anche in questo c'è un mare di roba da fare simultaneamente, e proprio questo impedisce di fare tutto al meglio. Anzi, a volte è proprio questa sovrabbondanza a impedire di fare qualunque cosa.
Recensioni, studio, teatro, varie letture, varie visioni, un po' d'esercizio, i pasti, i mezzi di trasporto, le richieste dell'ultimo momento, il magico mondo del www, la vita sociale tutto da comprimere in un unicuum spaziotemporale che scorre inesorabilmente veloce.
Tempo fa, parlavo di troppo ozio da svolgere. Confermo, vorrei giornate di 72 ore. E teatro almeno ogni 24 di queste 72. Vorrei leggere e ascoltare i dischi allo stesso tempo, ma non riesco fare entrambi con lo stesso cervello senza cominciare a pensare a una terza cosa. Su altri fronti, sto riuscendo a raggiungere un grado soddisfacente di multitasking e con una soddisfacente qualità. Rimangono fuori lo scrivere e il disegnare, oltre che lo studiare. Ma è solo il nostro dovere nella vita, che sarà mai! Presto poi, ci sarà anche da cominciare a lavorare alla tesi. Evvai!
Voglio morire!
Alè!
Ho tanto freddo!

Son due ore e mezza che mi giro nel letto e adesso ho deciso di mettermi a scrivere per stancarmi. Non è servito The Player su Deejay TV, e non avevo voglia di vedere South Park. Beh, meglio così, adesso so cosa fare quando non riesco a dormire. Scemo io a non pensarci prima. Se sta cosa finisce sul blog finisce davvero che qualcuno mi chiude in clinica. Ergo, finirà sul blog.
Oggi a Milano ho visto Ignazio La Russa, non so perchè ma non ho avuto idee per stuzzicarlo in qualche modo. Non volevo dargli la soddisfazione di augurarmi un cancro. E poi, era al cellulare. Al, non nel. Mannaggia.
Mi sembro tanto il protagonista di Moon. Senza fare troppi spoiler [e qui consiglio a chi lo vuole vedere di saltare qualche riga, non si sa mai], ma tre anni da solo sulla Luna sono inevitabilmente deteriori per la mente. La sola valvola di sfogo, la sola cosa che lo salva – non dalla pazzia, o almeno non solo da quello – è l'amore. Un amore virtuale, a sua insaputa. Anzi, un amore in differita. Un amore che di fatto è solo nella sua mente e nei messaggi che gli vengono centellinati da Terra. Ok, ora mi sono un po' lasciato prendere la mano dall'amore che non c'entra niente. La mia similitudine era per via della degenerazione mentale, ma mi chiedo se anche da quell'altro punto di vista... Film bellissimo, comunque... Regia inglesissima, poco indulgente, Sam Rockwell da paura, anti-clichèttaro, anti-plumbeo, a tratti impietoso, ma con un happy ending solare, inaspettato e adattissimo.

Tutto questo per dirvi che ogni tanto al blog ci penso.
Tornerò.
Presto.

martedì 2 giugno 2009

Greatest Tits: Best of the Week(s) - Volume 2

Complice un'anomalia spazio-temporale, questo post riemerge dalle nebbie postnucleari dell'apice della modernità tentacolare dell'uomo del giappone.
Eccoci alla seconda parte di un post che avrebbe dovuto veder la luce un quarto di secolo fa. Trattasi di post letterar-musicale, siete avvertiti.

To the bookstore
Letti molti libri nella tratta febbraio-aprile, poi mega rallentamento causa studio.
Tra i consigliatissimi: Mattatoio n.5, fantascienza al servizio di una storia sulla Seconda Guerra Mondiale firmata Kurt Vonnegut. Consigliatissima, dicevo, specie perchè ci sono i viaggi nel tempo, e io adoooooooro i viaggi nel tempo... però insomma, come ogni buon romanzo di sci-fi, è solo un pretesto per raccontarci qualcosa che appartiene agli esseri umani tutti. Alla faccia di chi le vuole male... alla fantascienza.
È toccato Il ritratto di Dorian Gray, di Sir Oscar Wilde, romanzo che odora di perverso e perdizione anche nelle sue pagine più stanche.
Altro salto nel fantastico con Il cimitero senza lapidi e altre storie, raccolta di racconti vergata dal grandissimo Neil Gaiman, che col suo consueto tocco macabro-onirico con retrogusto d'humour nero, che tanto piace ai bambini più svegli. Lasciatevi trasportare. E inquietare.
Una lettura fumettosa particolarmente consigliata a tutti è la trilogia di Contratto con Dio del grande e compianto Will Eisner, che ha de facto inaugurato il genere della graphic novel, o romanzo a fumetti (definizione italiana un po' fuorviante in realtà), con una miriade di microstorie che si intrecciano nel quartiere newyorkese di Dropsie Avenue, abitato prevalentemente da ebrei, storie vere trasfigurate dalla finzione e dalla poesia. Tra nostalgia ed epopea corale.

To the musicstore, with headphones on
Nel magnifico lavoro-hobby di recensore di musica italiana che un po' il caso, un po' l'autoinsoddisfazione, un po' la forza di volontà, un po' i contatti giusti mi hanno portato a svolgere, si è soggetti a un corso di aggiornamento perenne, a volte francamente un po' snervante e sicuramente mai completo. Capita, casualmente come un po' tutte le cose belle della vita, di scoprire dei gioielli che finiscono per punteggiarti l'anima. É successo grazie a Pacifico, che ha condiviso sul per-una-volta-utile Facebook il toccante brano del cantautore americano Smog, al secolo Bill Callahan, Rock Bottom Riser, di cui allego subito lo splendido video.


Altro tassello che ha impreziosito questi mesi è stato l'album Le nuvole di Fabrizio De André, sicuramente tra i migliori della produzione. Beh, gli ultimi sono stati i migliori - molto strano, per qualsiasi artista, ma le ultime produzioni sono state le più interessanti per sperimentazioni, maturità compositiva di liriche e musiche, lucidità di giudizio, trascinante poesia-, per cui c'è poco di cui meravigliarsi. Créme de la créme, la satireggiante Ottocento e la dolorosa La domenica delle salme: brani intensi, da ascoltare, riascoltare, biopsizzare.

É stato anche un periodo di incontri piuttosto intensi, sempre grazie alla rivista: memorabile l'intervista di Arisa, della quale ho avuto modo di sfiorare l'energia vitale proprio in un giorno stranissimo - ve ne parlerò tra poco - stravolgendone il senso praticamente prima che tutto si realizzasse - anche se alla fin fine, sinceramente, musicalmente ci ha già cagato il cazzo... speriamo, come scrivo nella rece, che non finisca tutto in merda.
Altro incontro molto particolare - sia musicale che personale - è stato quello con uno dei nostri cantautori italiani emergenti, il bravissimo Dente, fidentino molto spiritoso, un pizzico dandy, che sa parlare d'amore e di quotidianità senza ridurli in mozziconi di sigaretta e marchettoni pretesto per menate metafisiche o meno, restituendone intatta la spietata poesia. Del quotidiano.
Passaggi piuttosto mondani quelli in occasione della presentazione del disco di Pino Daniele, di cui non potrò mai dimenticare la voce e durante la quale ho potuto constatare con mano la superficialità di molti miei "colleghi", o di Morgan, in locale fighetto, anche se esperienza piuttosto impegnativa - seguire il filo di un discorso del buon Castoldi è spesso un'impresa, soprattutto se si è seduti su un tavolino - ma tutto sommato emozionante e ripagante, e l'happening di presentazione del romanzo del grande Mauro Pagani - uno dei pilastri della musica italiana, benchè praticamente sempre nascosto dalle imprese dei grandi che ha aiutato ingigantire, come De Andrè o la PFM, al quale ora si riconosce un po' di fama grazie alla lodevole iniziativa pro-Abruzzo -, proprio negli ex-Studi Regson, ora Officine Meccaniche, dove sono nati molti grandi album della nostra discografia.
Due mesi fa vi avrei volentieri parlato di Sanremo, ma ora ho dimenticato tutto ciò che avrei voluto dire... magari se inizio dicendo che gli Afterhours hanno rullato a manetta con il pezzo sanremese più bello degli ultimi anni mi torna in mente tutto il resto e lo scrivo poi nei commenti. Tanto per tenere viva la conversazione.


On stage

Molti di voi sanno che in questi mesi sto coltivando una nuova passione, piuttosto impegnativa per tempo e spostamenti, ma estremamente gratificante, che è quella della recitazione. Come mi ci sono ritrovato è un po' complesso spiegarlo, ma sintetizzabile con la classica ricerca di stimoli, e sto scoprendo di saperci piuttosto fare. E poi è divertentissimo.
Devo ringraziare infinitamente Floriana, la nostra regista-insegnante-mamma2 che ha un cuore grande così e penso stia riuscendo a tirar fuori qualcosa di buono da questo frigorifero demente di nome Paolo, e ovviamente abbracciare i miei compagni di viaggio, che anche in questo brevissimo tempo posso già considerare amici: quindi grassiegrassiegrassie a Viola, Serena, Stefano, Virginie, Veronica, Alma, Gianpaolo "Giampy - Papi - Pannullibus - Ambrogio - GianPall - Jean-Paul Pannullò - Jean-Paul Pallmall - JP - PopPorno" Pannullo e Valentina. Grassie per le splendide serate.

Con questo, si chiude l'infelice esperimento dei Best of the Week. Mei cojoni, direte voi, e come darvi torto? Beh, dal prossimo post la situazione cambierà. In meglio. Spero.


Nota a margine, ma mica tanto a margine, e mica tanto nota. Avrei inserito tutto questo nel precedente se avessi previsto il ritardo di questo post, ma ormai è fatta.
Il 26 febbraio se n'è andato mio zio Alfredo. Inaspettatamente. Non ci sono molte parole da dire, in realtà, c'è solo un grande vuoto con cui si deve imparare a convivere.
Ciao, e grazie di tutto.

venerdì 10 aprile 2009

Greatest Tits: Best of the Week(s) - Volume 1

Infiocinatori di mosconi, bentornati in questo blog a lungo dimenticato da dio, che, in caso non lo sapeste, sono Io.
Come sapete, sono Dracula in azione sotto il sole col sudore sulla guancia... guancia ... per cui i numerosi impegni pelvici che hanno contraddistinto questi due mesi della mia esistenza mi hanno impedito di raggiungere questo posticino digitale per digitare di gite e altre amenità. Non che a voi importi, comunque.
Tanto ormai i lettori di questo blog saranno tipo 3. Facebook di merda.

Marchettone Cataforico
Innanzi tutto, dovete sapere che da sabato 18 aprile fino al 30 giugno si svolgerà Gemine Muse 2009,  una manifestazione dedicata alla scoperta di alcuni giovani artisti italiani fra i quali, grazie ai miei agganci politici, figuro anche io, con una bella tavola ispirata a Ballerina di Federico Zandomeneghi, esposta ai Musei Civici della nostra bella cara Pavia!
Non vi mostro l'opera per evitare di evitare di arricchirmi, ma prima o poi figurerà anche qui. Anche perchè l'han già vista in molti... 
Per i restanti marchettoni, 'spettate.

To the movies
Mesi piuttosto pregni di visioni cinematografiche... andiamo con ordine.
Primo, l'attesissimo Watchmen, trasposizione cinematografica del capolavoro a fumetti di Alan Moore e Dave Gibbons. Film epico e trasposto alla lettera, ottimo cast, musiche un po' referenziali ma ben amalgamate, effetti forse da migliorare. Da parte del regista Zack Snyder, le idee c'erano - anche se il ricorso eccessivo al gore e la scena di sesso un po' eccessiva gridano vendetta -, ma forse tutta l'operazione è una conferma del fatto che fare un trasporto da un linguaggio all'altro possa anche essere d'ostacolo a un intreccio - come questo - tentacolare e strutturatissimo, che sicuramente si fa meglio apprezzare su carta.

Poi è toccato al bellissimo Gran Torino, nuova fatica di Clint Eastwood, ormai regista inarrestabile, lanciatissimo, oltre che capace: con il suo timbro asciutto e poco indulgente, ha trasformato una sceneggiatura solida ma tutto sommato ordinaria in un film commovente e profondo, che solleva questioni di attualità sanguinante accanto a temi più universali e profondi. Recensioncina effimera, film da vedere.

Per il reparto grandi classici a casa, mi sono sparato due film monumentali come The Blues Brothers, che è davvero un'orgia nerd per musici con scene spassosissime, e Brazil, una dichiarazione d'amore al sogno e all'immaginazione impagliati dalle brutture di un regimetto burocrate e grottesco. Altre visioni da raccomandare sono il Giardino delle vergini suicide, prima pellicola (e c'hai voglia, c'avrà 15 anni sto film) di Sofia Coppola, a cui, detto fuori dai denti, tutti i vari filmetti pseudo-adolescenziali che son circolati negli ultimi anni devono fare una sontuosissima sega; e l'enigmatico, anche se forse un po' troppo pretenzioso, The Fountain di Darren Aronofsky, riflessione misticheggiante e visionaria su amore e morte. Capitolo a margine per Shaolin Soccer, visto in rigoroso cantonese sottotitolato - visto che in Italia se lo sono inculato dei calciatori puzzolenti guidati da un direttore del doppiaggio idiota -, una cannonata con una sceneggiatura semplice e semplice e una comicità non fuori dalle righe, ma proprio oltre lo scrittoio.

To the tele-movies
È finito Battlestar Galactica. Lasciando parecchi fili in sospeso, recuperando quell'alone spiritualista che mi aveva fatto impazzire - in senso più che buono - nelle prime stagioni, ma soprattutto chiudendo il cerchio nell'unico modo possibile. Applauso a Ron Moore e squadra per aver restaurato e reso grande un fossile della fantascienza televisiva, e soprattutto per averla resa una stupenda riflessione su politica, religione, umanità, bene, male, e tutto il resto. Tutto il resto, è da vedere.

Mi rendo conto che il post è già chilometrico e per alleggerire lo spezzo. More to come...

lunedì 19 gennaio 2009

Best of the Week /2

Bentornati!
Figata, non credevo neanch'io di riuscire a scriverne un secondo! Comencem...

"Quest'oggi, siamo qui riuniti perchè abbiamo scelto la speranza alla paura..."

Allora, finito Doctor Who (con somma gioia dei miei amici, che si erano sorbiti lodi sperticate e citazioni insensate ad ogni ora del giorno e della notte, NdP). Serie davvero gagliarda, appassionante, immaginificosa: troppi aggettivi, e manco la settimana scorsa ve ne ho parlato molto.
Trattasi delle pazze avventure dell'ultimo Signore del Tempo, una razza aliena che difende l'integrità spaziotemporale del creato. Costantemente accompagnato da una ragazza, viaggia nel tempo e nello spazio, spinto dalla pura curiosità, ma si trova regolarmente al cospetto di qualche brutto ceffo da sconfiggere, armato praticamente solo di un cacciavite sonico e della sua TARDIS, la sua macchina del tempo.
Recuperato da mamma BBC quattro anni or sono, la serie rispolvera un sense of wonder che manca da tempo alla televisione, forse un po' inquinata da un realismo un po' troppo imperante, con l'obiettivo di una freschezza di storia e stile che sa davvero di "senza tempo". Quindi, episodi divertentissimi, un po' pazzi, con un pizzico di sana morale in fondo, e conditi di englishness in ogni fotogramma. Non vedo l'ora che arrivi Pasqua con il nuovo episodione. Peccato che il protagonista, David Tennant, sarà sostituito alla fine di questo ciclo di speciali del 2009. Tutte le cose, d'altronde, finiscono.

E infatti, sta volgendo al termine anche una delle serie di fantascienza più importanti di questo decennio, Battlestar Galactica, di cui avevo già parlato in passato. È stata appena trasmessa l'undicesima puntata della quarta serie, Sometimes a greater notion, prima dell'infornata finale che porterà alla chiusura di questo pezzo di televisione mondiale. Beh, che dire, una cannonata in pieno petto che trascende i pur numerosi twist dell'episodio. Indispensabile.

Partita anche la quinta stagione di Lost, una serie ormai per veri credenti, parafrasando il titolo di una vecchia puntata "Uomo di scienza, uomo di fede". Beh, chi doveva abbandonare l'ha sicuramente fatto alla fine dell'anno scorso, e ora i veri credenti si godono l'inizio del rush finale.

L'ho recensito qui, per cui doppio marchettone, ma è finalmente uscito il nuovo disco di Pacifico, uno dei miei cantautori preferiti, una delle eccellenze (brutta parola, conta il concetto) della musica italiana. Ho avuto anche la possibilità di intervistarlo, come leggete qui. (Tra l'altro, è anche uscita la rece a un album abbastanza bello, ZeroUno.2, secondo prodotto dell'ensemble degli ZeroUno: leggete e ascoltatene tutti al loro MySpace).
Sempre a proposito di dischi, oltre all'onnipresente best degli E.L.O., che sta andando in autocombustione digitale, ho recuperato Hurricane di Grace Jones: la pantera nera "pompa di brutto", seduce, incanta e scatena un caos interiore difficilmente descrivibile. O forse è la polenta. No, va beh, bel disco. Eccovene una prova.
Recuperato anche Live at the Roxy Theater del grandissimo Brian Wilson, un live praticamente perfetto, dalle armonizzazioni vocali davvero abbacinanti: che dire, sempre attuale. Ve ne dò comunque prova.



Nota relativamente più culturale: finita quasi d'un fiato la lettura di Psicomagia di Alejandro Jodorowski, un pazzo eccentrico mezzo mago mezzo sceneggiatore, che ha messo a punto questa disciplina, la psicomagia, basata fondamentalmente sull'inversione del voodoo. Ovvero, il nostro, conosciuta la storia familiare del suo "paziente", elabora un atto psicomagico, che si compie attraverso atti simbolici (piccoli riti e quant'altro). Il libro è una lunga intervista a questo bizzarro personaggio, che riesce davvero a far luce su molti aspetti della nostra psiche un po' troppo razionalizzati dalla nostra forma mentis culturale. Lettura in ogni caso consigliata e interessante. Grazie Germix per il prestito.



Per chiudere, un must: lo yogurt bianco fatto dalla mamma, che è sempre più buono, tanto che lo sto mangiando mentre scrivo. Kneel before the Multitasking.

A prestissimo!
Pablo


domenica 14 settembre 2008

There's no charge for awesomeness... or attractiveness...




Per chi non l'ha visto e per chi ora costringo a vederselo,
una chicca d'animazione contemporanea, 
direttamente da KUNG FU PANDA.
E Jack Black pettina il cazzo alle mosche.

sabato 31 maggio 2008

Marchettone: Italian Spider-Man

Vorrei dire qualcosa, ma davvero mi mancano le parole...
L'ho visto e mi sono commosso per la genialità dell'operazione. Non è semplice parodia in stile Tarantino, non è solo un omaggio. È stupendo. Ed è pure filologicamente corretto.
Insomma, godetene, voi che non l'avete ancora fatto.










continua settimanalmente... qui

lunedì 26 maggio 2008

Non sono gli anni, sono i chilometri...


Dopo 19 anni, il Professor Jones è tornato. 19 anni di voci, di mezze conferme, di Spielberg e Ford che rigettano soggetti di Lucas intitolati "Indiana Jones e i Dischi Volanti da Marte", di Harrison Ford che, pur invecchiando, si sposa figliole di venticinque anni meno di lui (e fa film un po' così).
Il sogno dei fan dell'Archeologo ha cominciato a concretizzarsi nel 2005, quando tutto sembrava pronto: due riscritture della sceneggiatura dopo, nel giugno 2007 cominciano le riprese dell'attesissimo Indiana Jones e il Regno del Teschio di Cristallo. Titolo quasi wertmulleriano, ma considerate che le alternative (inclusi i titoli falsi) erano:
  • Indiana Jones e i Quattro Angoli della Terra
  • Indiana Jones e la Ricerca dell'Alleanza
  • Indiana Jones e la Città d'Oro Perduta
  • Indiana Jones e la Città degli Dei
  • Indiana Jones e il Distruttore di Mondi
Insomma, il migliore dei titoli possibili.
Ma veniamo al sodo.

In breve, stavolta il Dottor Jones deve rispolverare le sue conoscenze sulla civiltà Inca, perché il suo viaggio lo porterà dritto dritto sul Rio delle Amazzoni per salvare il vecchio amico Oxley, che ha recuperato un preziosissimo teschio di cristallo dalle proprietà sovrannaturali, prima di essere rapito dal KGB. Affiancato dal giovane Mutt Williams,il Dottor Jones riuscirà a scoprire lo straordinario segreto dell'oggetto, ma non prima di aver chiuso i conti con una nostra vecchia conoscenza... Marion Ravenwood!
Il film è una degnissima continuazione della saga di Spielberg-Lucas, non c'è che dire: gli ingredienti ci sono tutti. Ironia, azione e mitologia a bizzeffe, Indy/Ford non si mentisce, le dinamiche fra i personaggi funzionano alla grande, Williams condisce il tutto con la consueta maestria sinfonica: c'è tutto. Ci si ricongiunge ai vecchi amici di una volta, e si conosce qualche nuovo membro della famiglia, insomma.
Il film, in sè, sconta purtroppo un bruschissimo rallentamento nella sequenza dell'accampamento della foresta, un raccordo-spiegone ingiustificatamente piatto e noioso: e proprio qui, un ritorno epocale come quello di Marion Ravenwood andava enfatizzato. Poi, la pellicola riparte verso un trionfale climax fantascientifico, passando attraverso una ventina di minuti di azione non-stop, tipica della formula di Indiana Jones.
Ma qual è il vero difetto di questo nuovo capitolo della saga?
Il look è troppo nuovo, troppo "vero".
Molto del fascino della Trilogia stava in un'atmosfera quasi fumettistica, da serial d'avventura anni 40, un senso dello straordinario che trasudava, oltre che da personaggi e plot, da un uso degli effetti speciali sì cospicuo, ma "irrealistico" al punto giusto. Qui, è tutto troppo realistico, troppo perfettino, spesso freddo. Lucas, nella sua pur giustificata corsa alla digitalizzazione del cosmo, ha forse perso di vista quello che rendeva magico l'Indiana Jones-style.
Non che questo Regno del Teschio di Cristallo non emozioni: Indiana e compagnia ci sono e sono gli stessi, con qualche ruga in più, l'atmosfera che si respira è la medesima, la formula tiene e funziona, ma... c'è un grosso "ma".
Però, Indy è tornato. Solo, vedete di non toccare niente.

Nota a margine: l'adattamento italiano ha sacrificato due delle migliori battute del film. Per cui, andate a ritrovarvi il trailer originale americano.

sabato 26 aprile 2008

Paolo vi consiglia la Musica /3

Elbow - The Seldom Seen Kid
Quarto disco per questo gruppo inglese, sconosciuto ai più, ma non a me. Tiè. Va beh, dai, me l'aveva passato mio fratello il primo disco, sennò io manco per lo shnauzer che li scoprivo da me. Che io al destino mica ci credo.
Comunque, in questo bellissimo, stupenderrimo album, i Gomito ci danno meno sotto con i distorsori del solito, ma rimangono su un suono bello ruvido, paradossalmente anche delicato, in atmosfera da pub onirico, tipo mezza birretta e via sul palchetto a cantare di lune che somigliano a mirrorball. Rock-pop-folk-boh, non definiamoli, godiamoli. Bellissimi come sempre anche i testi, forse più immaginosi che mai, con quella notina ciccia-ciccia di sottofondo che ti vien voglia di prendere a bacioni sulle guanciotte qualsiasi ragazza a tiro.
Sì, stavo per andare a letto prima di scrivere 'sto paragrafetto.
particolarmente consigliate: The Bones of You, Mirrorball, Grounds for Divorce, Weather to Fly, The Fix, On a Day Like This, Friend of Ours, We're Away (UK Bonus Track)



Caparezza - Le Dimensioni del Mio Caos

Quarto disco anche per il Capa, conosciuto a tutti. Anche a me. Tiè. Così, per gradire. Questa volta concept album, anzi, un vero e proprio "fonoromanzo", sullo sfondo dell'Italia-sfacelo contemporanea, dal 1968 ad oggi. Ovvio, ascoltando i groove orecchiabili e gli assurdi giochi di parole del nostro caro rapper-nerd pugliese si sorride, ma si stringe anche lo stomaco per il ritratto grottesco e impietoso della situazione attuale del nostro Paesone in provincia di Europa. O di Mondo.
Consigliatissimo.
Anche se, come dice la poesia: "Cara musica rap, sei molto bella, ma dopo un po' rompi le balle" (cit.)

particolarmente consigliate: La Rivoluzione del Sessintutto, Non Mettere le Mani in Tasca, Pimpami la Storia, La Grande Opera, Cacca nello spazio, Eroe (Storia di Luigi delle Bicocche), Bonobo Power

concludendo questa parentesi musicale, un saluto a Marco Carta e al suo fratello gemello Bill Kaulitz.



venerdì 11 aprile 2008

Paolo vi consiglia la Musica /2

Black Mountain - In the future
Rock bello complesso: i Black Sabbath incontrano i Led Zeppelin incontrando anche i Pink Floyd. Mi pogano i neuroni solo al pensiero. Oh, intendiamoci, sti ragazzi canadesi ce ne mettono anche del loro, e molto.
Se amate le tirate di minimo 5 minuti, un suono bello solido, qualche parentesi pseudo-psichedelica, qualche riff accattivante e cori femminili, popolo non fartelo scappare. Unica pecca, anche se relativa: il cantante è abbastanza anonimo, non si distingue (al contrario della frontgirl, che sembra venuta da un altro pianeta). Il resto è godibilissimissimo, un bel discone, anche se niente di sublime, intendemose.
particolarmente consigliate: Stormy High, Tyrants, Stay Free, Evil Ways, Bright Lights, Night Walks

John DeLeo - Vago Svanendo
Questo è un disco davvero strambo. Si passa da pezzi che legnano in modo anomalo, a melodie un po' alticce, canzoni sfuggenti e stranianti che si susseguono in un viaggio che quasi stordisce. John DeLeo, ex QuintoRigo, ha una voce straordinaria, un cantare/recitare eccentrico e schizofrenico, che stupisce sempre. I testi sono surreal-sofisticati, di un onirico un po' cupo, tutti all'insegna del punto interrogativo. Gli arrangiamenti molto delicati, appena appena ruvidi/acustici, qualcosa di straniante. Andatevelo ad ascoltare, va.
particolarmente consigliate: Freak Ship, Vago Svanendo (Lasum Sté), Canzo, Tilt (C'è Mattia?), Bambino Marrone, Le Chien et le Falcon.


... DISCORIIIICHIESTAAAA:
Radiohead - Pablo Honey
Ci sono solo due canzoni al mondo che mi fanno piangere quasi sempre. Una è Since I've Been Lovin' You dei Led Zeppelin. L'altra è Creep dei Radiohead. Se le avete sentite, sapete anche perchè.
Beh, ovviamente è in questo primo disco dei Radiohead, gruppo che ho di recente approcciato. Come al solito, io posso anche provare ad approcciare, ma loro non è che rispondano molto. Saranno impegnati. Comunque, suoni belli ruvidi, quasi grunge (genere che in genere non è che gradisca molto -- tipo, a me i Nirvana non dicono niente...), prologo a un'evoluzione che li porterà da un'altra parte dell'universo musicali. Comunque bravi, emozionanti, weirdos in piena regola. Però son più belli i successivi, siete avvertiti.
Perchè come dice Nicolas Vaporidis: "...il dolore è affascinante".

particolarmente consigliate: Creep, Anyone Can Play Guitar, Prove yourself

sabato 29 marzo 2008

Paolo vi consiglia la Musica /1

In questo bel periodo di noia, inauguro un'altra bella rubrica.
Scrivere la recensione di Studentessi mi ha esaltato, e, per coltivare questa simpatica voglia di giocare a fare Dio sul sudore altrui, ho dato alla luce una bella rubrichetta in cui, sempre con il sorriso sulle labbra (e pensate che stavo per scrivere "rossetto"), vi consiglio settimanalmente (ovvero suino [cit.]) qualche bel disco che mi è capitato di sentuire.

Frankie Hi Nrg - DePrimo Maggio
"In Italia c'è lavoro, in qualche buco nero capita". Qui sta il fulcro del nuovo disco di Francesco di Gesù, un quasi-concept album che ritrae puntualmente e senza pietà l'Italia di oggi. E, in una Repubblica fondata sul lavoro, le tematiche della precarietà e della disoccupazione non possono che farla da padrona.
Ora, io non amo particolarmente il rap, ma quello del Signor Frankie (e Caparezza, avremo poi modo di parlarne) fa eccezione: si muovono i glutei, sì, ma allo stesso tempo, in quella mitragliata di parole, si intravedono un'intelligenza e una lucidità di sguardo davvero rara in Italia. Un vero schiaffo in bocca, insomma.
Poi, la cover di Chicco e Spillo di Samuele Bersani è un capolavoro.
particolarmente consigliate: Rivoluzione, Chicco e Spillo, Anoniman

Francesco Tricarico - Giglio
Tricarico è un personaggio fantastico. Che, grazie al cielo, vuole parlare solo attraverso la sua musica. Questo terzo lavoro è senz'altro più "maturo" dei precedenti, nel senso che ci si lascia alle spalle un po' del repertorio infantile che caratterizzava Tricarico e Frescobaldo nel recinto, per affidarsi alla "musica suonata" (con un insospettabile come Trilok Gurtu a impreziosire gli arrangiamenti). Non scompare però il gusto per i voli pindarici, la voglia di guardare il mondo con gli occhi di un bambino.
particolarmente consigliate: Un'altra possibilità, Vita tranquilla, Pomodoro, Cosa vuoi adesso, Ghiaccio

sabato 15 marzo 2008

Guida galattica per gli autostoppisti

Questa storia inizia poco prima della fine del mondo.
Nel giro di poche ore, Arthur Dent, il nostro nevrotico e nevralgico protagonista, si vede privato dell'abitazione e del mondo natale, la Terra per l'appunto. In entrambi i casi, a causa della costruzione di un autostrada. Beh, ovvio, una delle due è interstellare. Comunque, grazie all'aiuto dell'amico Ford Perfect, alieno in trasferta forzata sul nostro pianeta, Arthur riesce a lasciare il nostro caro vecchio pianeta proprio mentre viene polverizzato dagli appaltatori della costruzione dell'autostrada, gli antipatici e sgradevoli vogon.
In queste otto righe è riassunto sì l'incipit del romanzo, ma anche l'evento più razionale dell'intera saga. Il resto, è un delirio che corre sul binario del surreale, dello stravolgimento di ogni logica fisica e probabilistica, un divertimento che sopravvive perfino alla fine dell'Universo.
Vi parlo di Guida galattica per gli autostoppisti, e seguiti, ovvero: Ristorante al termine dell'Universo; La vita, l'Universo e tutto quanto; Addio e grazie per tutto il pesce e Praticamente innocuo.
Di fatto, è difficile scrivere una semplice recensione di questa famosa trilogia di cinque libri. È già di per sè impossibile riassumerli, considerando che un sunto sicuramente non renderebbe giustizia a un ciclo che trae molta della sua genialità dall'improbabilità delle miriadi di cose che accadono, dallo stile, che definirei "cinico-buono" (etichetta questa estremamente riduttiva, lo riconosco), dalle spassossime digressioni che ne costellano le pagine e dai dialoghi stravaganti messi in bocca a quasi tutti i personaggi.
L'ho definito ciclo, ed è sicuramente il termine più adatto: questi cinque libri sono legati, ma fino a un certo punto. Si potrebbe chiudere un percorso alla fine del terzo romanzo, con i tre libri più brillanti della saga, ma ciascuno di essi riesce a essere moderatamente indipendente. Inoltre, gli ultimi due, i meno riusciti, si affermano con maggiore autonomia, ma dipendono necessariamente dalle vicende narrate nei libri precedenti. Ok, fine delle menate tecniche, dai.
Quindi, siete avvertiti: si comincia dall'inizio, e si consiglia caldamente di consumare il pacchetto nel più breve tempo possibile. E di rileggerli, sti benedettissimi libri. E ogni tanto di chiuderli e fermarsi un paio di minuti a rotolarsi per terra dal ridere.
Oh, a me è successo.
Quindi, se non posso farne una recensione vera e propria, ne faccio un'apologia? No. Perchè, come accennato,
Addio e grazie per tutto il pesce e Praticamente innocuo non me lo consentono, mannaggia a loro. Addio è senz'altro una stupenda storia d'amore, ma non ha la verve iperspaziale dei capitoli precedenti. Praticamente innocuo è abbastanza deludente: fa poco ridere, è un po' incasinato, e il finale, benchè faccia sorridere, sembra piuttosto affrettato. Maledizione, Douglas, capisco gli editori alle calcagna, ma porca zozza...
Nonostante l'esplosivo finale e le risate che vi consumeranno l'intestino, chiudendo l'ultimo di questi grandiosi romanzi viene un attimino di saudade, perchè vieni a sapere che il geniale, benchè poco prolifico Douglas Adams è morto nel 2001, a soli 49 anni. L'ultima opera è la trasposizione cinematografica della Guida, che ora mi appresto a vedere, aspettando che, come il saggio Zarquon, anche lui, prima o poi, torni dal posto in cui è andato a cacciarsi.
Fino ad allora, non fatevi prendere dal panico.

giovedì 21 febbraio 2008

S.........i


Dopo cinque anni di attesa conscia o inconscia, è arrivato Studentessi. Davvero, l'album più atteso di Elio e le Storie Tese. In termini temporali, almeno.
Volevo tenermi tutto per stasera (scrivo il 20 febbraio, data di release), ma niente. Stamattina mi sono fermato alla prima edicola disponibile e l'ho comprato. Poi l'ho ascoltato praticamente mentre pranzavo. Poi l'ho ascoltato mentre andavo all'università. Poi l'ho ascoltato tornando dall'università. Poi l'ho ascoltato dopo essere tornato dall'università. Poi l'ho ascoltato preparandomi la cena. Poi lo riascoltato pezzo per pezzo mentre scrivevo la recensione che segue.

Per cui mi sento abbastanza sicuro di poter iniziare.

Studentessi
Ascoltatevela.

Plafone
Il disco esplode in uno strumentale progressive davvero emozionante, con tastiere a echeggiare i tempi d'oro della PFM (e si lambisce Impressioni di Settembre) e degli Emerson Lake & Palmer, con giusto qualche flautino e qualche chitarrina che non fanno mai male. Dopo tre minuti di estrema suggestione, Antonella Ruggero straripa in un canto candido, decantando le gioie del creare melodie sotto la doccia. Ma non semplici, quelle le san fare tutti. La voce sale, e sale anche l'incazzatura di Elio, vicino del piano di sotto il cui plafone si sta macchiando, inesorabilmente. Ma la vendetta arriverà all'assemblea di condominio, lo sappiamo.
Avrei pagato altri 15 euro perchè il pezzo andasse avanti altri 3 minuti, ma poi è tempo di...

Ignudi fra i nudisti
Il dramma estivo della scelta fra mare e montagna, chi vincerà?
Pezzo molto orecchiabile e easy, muy divertente. Ballabbile, anche. Simpatica la grandissima Giorgia, nel ruolo della compagna di Elio, che tenta di convincere l'altro ad andare ai monti, dove lo stesso si "romperebbe il cazzo". Gli effetti di voce qui sono divertentissimi, e fanno di una canzone strambissima una canzone ancora più strambissima.

Tristezza
Con questa canzone ho imparato che la tristezza va vissuta come valore positivo: che vergogna c'è nel mostrare a tutti un sentimento tanto autentico? Piangete cari amici, piangete.
Duetto Elio/Rocco Tanica in cui regna il vocoder su un cantato a una metrica assurda (e che mi ha fatto godere tantissimo), il tutto infarcitissimo di interventi di fiati vecchio stile. Insomma, un agile boogie che entra nella mente in pochi istanti. E non ti lascia triste, paradossalmente.

Heavy Samba
Quando il chill-out rompe le balle e impedisce di copulare, lì c'è bisogno di Heavy Samba.
Il pezzo inizia bossa nova, continua hard rock, finisce samba. E c'è pure una barzelletta cinese. Una canzone non-canzone che vede protagonista Irene Grandi, più rock che mai (e vi tremeranno le casse, cari amici), e Cesareo, che si profonde, oltre che con la solita perizia chitarrista, in una prova canora davvero sorprendente. Per la gioia dei posteri, condensato di citazioni dei Ssseppelin in ogni dove.
Che dire... Sublime.

Gargaroz
La canzone dell'estate 2008 ci racconta il dramma dell'asportazione delle tonsille, e del loro mercato clandestino sull'Internet. Testo delirante, motivo orecchiabile all'ossessione, finale praticamente in trip acido. Non smetterete di riascoltarla mai. Grazie a Jantoman per il gargaroz, gurguriz, gorgoraz, e grazie a Faso, c'è il suo zampino ovunque.
Anche questa è bbballabbile.

Suicidio a Sorpresa
Suite in cinque parti di ispirazione quasi broadwayana: meglio i Sadistic o i Profanatic? Ma soprattutto, cosa si cela nei microsolchi dei gruppi death metal? Semplice: messaggi rassicuranti, tipo "telefona se fai tardi che se no sto in pensiero".
Il pezzo, nel complesso, è assolutamente geniale: le forze congiunte di Paola Cortellesi, voce sempre deliziosa, degli Elios e di Demo Morselli, grande rentrée all'arrangiamento fiati (anche in Ignudi fra i Nudisti, Tristezza, Parco Sempione e Supermassiccio, ma qui soprattutto), la rendono una delle più splendenti tra le tante gemme di questo disco. E il pezzo di supermetalloduro (l'Andante con Moto) con i messaggi al contrario è da sventrarsi dalle risate.
Poi, finale a sorpresa! (oddio, basta leggere il titolo...)

La Lega dell'Amore
Per una politica del sole, cuore, amore. Vota la Lega dell'Amore.
Duetto Bisio-Elio di grande fama, già portato in giro per tutta Italia nel tour di due anni fa, Coesi se vi pare, con un arrangiamento leggermente differente, qualche campionamentino divertente e una parentesi strumentale molto molto simpatica. Ma passiamo alla grandissima...

Indiani (A Caval Donando)
Quando finirà la spirale di incomprensioni tra cowboy, disperatamente intenzionati a scusarsi per la morte e la distruzione provocati in passato, e indiani, che rifiutano i doni degli ex-agguerriti oppositori?
Non lo so.
Intanto, godiamoci questa canzone che, a metà tra Ennio Morricone, Memo Remigi e quelle belle musiche da saloon complete di "epa! epa! epa!", ci descrive il drammatico itinerario di un cowboy presso tutte le tribù esistenti, che costantemente gli rifiutano il dono di pace. Arriva persino un Watusso, che però non c'entra niente.
Un pezzo divertente e coinvolgente, che vi farà saltare per la stanza sparando in aria per la gioia, nella tradizione dei festeggiamenti palestinesi. Tanto che io mentre l'ascolto picchio forte il piede a terra, che voglio andare nel West e sputare nelle sputacchiere e fare le quadriglie con le prostitute e quelle cose lì.

Supermassiccio
Pezzo che trasuda discomusic di una volta, ma parla sostanzialmente della fine della vita per come la conosciamo ora. Il tutto impreziosito da un testo bello surreale come ci piace a noi, dai fiati alla Earth, Wind & Fire e dalla presenza di Guido Meda, che fa molto ridere. Grado di ballabbilità alto.

La risposta dell'Architetto
Il pezzo che mi piace meno.
Mangoni fa molto ridere, lo sfottò di MondoMarcio ci sta, le censurette finte che fanno tanto pezzo di 50 cents sono una gran trovata. Ma manca qualcosa, quel qualcosa che me la farebbe ascoltare un casino di volte.

Parco Sempione
L'iperanticipatissimo hit sigle del Complessino: un'analisi del complesso rapporto tra frequentatori dei parchi pubblici per relax e bonghisti incapaci, alla quale si intreccia la critica all'amministrazione comunale/provinciale milanese, rea di buttare giù (alla vigliacca, per di più) parchi uno dietro l'altro, per poi uscirsene con propostine tipo l'ecopass.
Musicalmente, come al solito, pezzo estremamente stratificato, dalle sonorità molto zawinuliane, specie la linea di basso del Fasacci (che ci fa sempre venire). Parentesi in dialetto milanese divertentissime, geniale parodia dei soli delle grandi voci della world music (tipo, a me è venuto in mente il Nusrat Fateh Ali Khan in Signal to Noise di Gabriel -- poi saprete dirmene di più azzeccati). Cori nella parte iniziale in bilico tra l'african e l'indiginazione meneghina, di un'ottava sotto, grande effetto, poi nel secondo ritornello partono i fiati del Demone Morsellone e non li tiene più nessuno: esplode l'incazzatura, ed entrano pure i vocioni femminili a spaccare ogni cosa.
Grandissimo.

Il Congresso delle Parti Molli
E se il buco del membro venisse eletto alla guida del corpo umano?
Una sagace metafora dell'Italia di oggi, con un bel rockettino dal testo un po' intorcicato (e ci credo che l'abbiano rimaneggiato fino all'ultimo), in cui spicca la presenza di Johnny Deep (con due e), di Sergio Endrigo e molte altre cose belle, tra cui la morte per eccitazione.

Single
"Viva il letto a una piazza per l'amante di razza", canta il Paolone Panigada. E come dargli torto? Semplice, non gli diamo torto, perchè è vero. Un liscione sintetico divertente e senza pretese, che si tinge di commozione. Ancora e sempre grazie, Feiez.

Effetto Memoria
Uno dei pezzi migliori del gruppo. O meglio, quattro dei migliori pezzi del gruppo: infatti, Effetto Memoria è scandito dal passare delle stagioni, e pertanto si compone di quattro mini-brani piazzati in diverse parti del disco. Si parla, in modo quasi dickensiano, di memoria del passato che ci fa scordare il presente, di memoria del presente che è inutile, di memoria del futuro e sopratutto di...

...che stavo dicendo?
Uhm...

Boooh.

Allora, per quel che ne posso dire dopo appena 5 ascolti consecutivi, Studentessi è un grandissimo disco, bellissimo, da riascoltare duemila volte, e ogni volta te ne ri-innamori. Non raggiunge gli apici di genialità di Italian e Eat the Phikis, ma a un certo punto che cazzo me ne frega!
Quindi, noi ci risentiamo per il disco di Frankie Hi Nrg, ma intanto...

gargaroz...
gargaroz...
the gargaroz...



domenica 17 febbraio 2008

Credevo di essere più vicino...


E anche l'uomo col cappello è tornato.
E con lui il film d'avventura vecchia maniera.
Grazie Steven, grazie George, ma soprattutto... grazie Harrison.

venerdì 29 giugno 2007

So long, Superman...

Quella che vedete alla vostra sinistra, cari signori, è la copertina di un malloppone di 500 pagine (forse riuscite a intravedere la dicitura nell'immagine) contenente 49 storie dell'Uomo d'Acciaio, originariamente pubblicate nei numeri di Action Comics e Superman usciti a cavallo tra il giugno 1958 e il novembre 1959.
Acquistato nel settembre 2006, soltanto pochi giorni fa, il 25 giugno 2007, il vostro valente blogger è riuscito a voltare anche l'ultima pagina e rimetterlo in libreria a riposare per un po'... ok, non contando il fatto che in questo momento è qui accanto a me.
Ora, così sembra sia stata una sofferenza immane, ma, beh... piacere mio, Signora Silver Age, questo è poco ma sicuro.

L'immane e meraviglioso malloppo raccoglie e celebra in un'edizione sì economica ma coi fiocchi le prime storie
Silver Age dell'Azzurrone, storie che hanno cementato buona parte del cast di comprimari e della "mitologia" del supereroe, del materiale che è in parte sopravvissuto anche oltre alla rivoluzione di Crisis, almeno per alcuni caratteri generali.
Senza perdersi in complesse disamine nerdish, sappiate che nel volume regna e fiorisce l'ingenuità narrativa più pura. In senso positivo ovviamente. Ogni storia segue il più classico schema delle storie del periodo (minaccia inizialmente ineluttabile superata dall'astuzia e dalla forza dell'Eroe, e annessi), e ovviamente anche gli stilemi (narrazione autoconclusiva [tranne in un caso] o in brevi parti contenute nello stesso numero, storytelling compressissimo ma altrettanto limpido, dialoghi di rado tanto deliziosamente pletorici), ma tutte imperniate su idee l'una più "assurda" della successiva (e qui, cari Vertigo-dipendenti, sense of wonder a manetta), e tutte risolte con espedienti altrettanto (se non di più) surreali e fantasiosi (nonchè spassosissimi, leggere per credere). E, in particolare, viene il sospetto che Otto Binder, autore di molte delle storie contenute, si fumasse l'impossibile (e forse la roba girava anche parecchio tra i colleghi, visti i risultati...). Continuity? Il minimo essenziale. Realismo? Sono gli anni 50, baby! Personaggi a tinte fosche? Vada per un Lex Luthor scienziato pazzo o per un inarrestabile Brainiac.
Questo era la Silver Age pre-Marvel: storie brevi o brevissime, un gruppo minimo di personaggi ricorrenti legati indissolubilmente a leit-motiv irrisolvibili (ad esempio, l'amore poco corrisposto di Lois Lane per Superman, l'identità segreta di Clark Kent...), e, soprattutto, l'iconico, indistruttibile e intelligentissimo eroe protagonista, che, alla fine dell'episodio, "saves the day", riportando lo status quo. Il tutto in un'atmosfera di generale "luminosità" e leggerezza, di fiducia nel mondo, di positività. Niente tematiche scomode, il Comics Code lo impediva; molta sci-fi anni 50, anche perchè era il periodo del boom dei drive-in, dei film, delle riviste e dei romanzi fantastici, e questo materiale andava via come il pane, specie tra giovani e giovanissimi (eh, quando i fumetti erano ancora quasi solo per ragazzi...); molta sospensione dell'incredulità; molta autoironia da parte degli autori, e storie divertentissime, vere e proprie "favole della buonanotte" moderne (almeno, io le ho consumate così...).
Certo, poi venne Stan, e fra Fantastici Quattro e compagnia questa impostazione andò lentamente scemando, con una sempre più forte impronta soap-operistica (e con questo termine intendo serialità, con sottotrame che si dipanano per più numeri, storie sempre meno autoconclusive e indipendenti), con universi narrativi coerenti e sempre più "realistici". E questa è solo una constatazione, non voglio dare giudizi di valore o scegliere fazioni, perchè sono entrambe impostazioni che apprezzo, fintanto che non scadono nell'autoreferenzialità più becera e miope (vero, signor DiDio?). Perchè, come ogni produzione artistica e commerciale, anche il fumetto non può prescindere dal contesto socioculturale in cui è immerso, ma soprattutto dalla volontà degli autori di divertire il proprio pubblico nel modo più efficace possibile. E con il minor numero di pretese possibili (e anche qui, dipende dai contesti).
Tornando a noi, dopo questo compendio di ovvietà a beneficio dei meno esperti di fumetti, come posso esimermi dal parlare degli stupendi disegni racchiusi nel volume? Voglio dire, come tacere questi tratti di una sapienza invidiabile (anche se in fatto di dinamicità c'era ancora da imparare, l'era Kirby era alle porte...) di maestri come Al Plastino, Wayne Boring, Curt Swan, coadiuvati dalle chirurgiche e morbide chine di Stan Kaye? Cioè, nomi per voi assolutamente fuori dall'Universo, magari, ma gente che nel mestiere metteva l'anima, e si vede.
Insomma, questo volume è il classico jam-packed di azione, divertimento, fantasia e quella punta di romanticismo vecchia maniera che non fa mai male. Una gioia per gli occhi, una delizia per la mente, da consumarsi piano piano appena prima di spegnere il lume sul comodino. Giusto giusto per sognare meglio.

Beh, che dire... magari un post e una lettura con davvero poco appeal per i meno affiatati al mondo di carta e china (ho cercato di essere il più didascalico possibile solo per voi, belli di mamma)... e anche una difficile chiusura, indubbiamente... però, boh... son cose che aiutano a sognare. Spero di aver trasmesso un minimo dell'entusiasmo che mi ha percorso durante questa lunga cavalcata nel passato (cavalcata che andrà avanti, visto che ho qua accanto altri due matrangoni di 500 pagine l'uno...), e... boh... mi sembra di aver scritto un post inutile, ma glielo dovevo.

Balbettando, balbettando,
Freak Out!

sabato 19 maggio 2007

"C'è solo una cosa da fare... pavoneggiarsi..."

Cenni Preliminari
L'Uomo Ragno è il mio supereroe. Va oltre il "preferito". È mio. Quel giorno di marzo del 1993 in cui acquistai, dopo il passaggio della Milano/Sanremo il mio primo, stupefacente numero (e fumetto, in fin dei conti) dell'Uomo Ragno (#116, ...quel che luccica! -- Dio, che emozione solo a riguardare le copertine interne), fu colpo di fulmine. Non corrisposto, come al solito, ma ci fu. Quel giorno divenne uno dei momenti definitori della mia esistenza. Saltando tutta la parte della rimembranza strappalacrime, vi basti sapere che, dentro di me, il mantra del grande potere, grandi responsabilità riecheggia da allora. Non sempre.
È quindi con il misto di terrore ed eccitazione tipico del fan (e del nerd nel mio caso) che, nel giugno 2002, entrai nella sala in cui, finalmente, avrei visto il mio eroe bucare le 2 dimensioni di carta e china e muoversi a 24 fotogrammi al secondo. Spider-Man fu una grande esperienza, un grande film, ma non abbastanza.
Venne poi il 2004, e portò il secondo, grandissimo, magnifico Spider-Man 2, dove il mio eroe buca anche la terza dimensione dello schermo, e mi tocca, di nuovo, l'anima.
Tre anni dopo (circa), finalmente, il mio eroe torna al cinema. Ma stavolta è un po' restio a riabbracciarmi.


"People, Get Up and Drive your Funky Soul"
Andiamo immediatamente al sodo. Spider-Man 3 è un gran film. Voglio dire, con tutti i suoi (pochi) difetti, rimane un film attaccabilissimo, ma comunque porta a casa la pagnotta con gran dignità. E mestiere.
Sam Raimi probabilmente avrebbe preferito lavorare con una sceneggiatura migliore. E si vede, ci sono alcune scene, e in particolare quelle dedicate all'Uomo Sabbia, che sono lampantemente studiate fino all'ossessione (e mi riferisco in particolare alla magnifica "ricostruzione" dell'Uomo Sabbia, e alla "morte" dello stesso nei pressi delle fogne, quando l'esplodere dei giunti avvicina sempre più alla sconfitta quanto e come colpi di pistola), segno di una fiducia su uno script più solido, più compatto e strutturato. Cosa che il film si sarebbe meritato: le tematiche in ballo erano pesanti per un film di supereroi. Il lato oscuro. Il ritorno all'origine. La gloria. La grandezza. Il potere corrompe, il potere assoluto corrompe assolutamente. Tematiche che il film riesce a toccare, ma senza abbracciarle in pieno (al contrario del precedente, dove la trave tematica portante del "potere e responsabilità" torna e rafforza il plot con clamore devastante), pur incastrandole abilmente in una struttura narrativa, che, per almeno metà film, funziona a meraviglia. Fino all'unione con il simbionte, il film scorre a meraviglia, tutto è al posto giusto: poi, fatalmente, qualcosa comincia a gracchiare. Ecco quindi il simbionte alieno, metafora azzeccatissima del declino di un Peter Parker un po' più egoista, che perde gradualmente d'umiltà e "contegno" (fino al magnifico climax della scena funky, forse la migliore della pellicola): però diciamo che l'arrivo e l'introduzione di questo "personaggio", di questo catalizzatore, non convincono a pieno... forse per la gratuità del suo sbarco sulla Terra.
Il film poi procede un po' zoppicando: le sottotrame di Harry e dell'Uomo Sabbia procedono indebolendosi, il secondo in particolare soffre di un ritorno in scena un po' improvviso, che va a detrimento di una caratterizzazione e di un background che potevano funzionare molto meglio se portati verso una conclusione, ma che vanno perdendosi ai fini del mega-super-bombardoso-e-glorioso-scontro finale.
Ed eccolo quindi, il Gran Finale: il simbionte, fresco di unione con il fotografo-bastardo Brock, tesse la sua tela di vendetta coinvolgendo anche l'altro villain, e prendendo come esca la sempre amabile Mary Jane (interpretazione e sviluppo complessivamente positivi). Il nostro amichevole Uomo Ragno di quartiere non può far altro che lasciarsi definitivamente alle spalle la parentesi dark e tornare in pompa magna a menar cazzotti ai suoi nemici, coadiuvato da un Harry fresco fresco di conversione (via deus ex machina molto gratuito, purtroppo), in un team-up a squadre spettacolare e ben studiato (anche se le due scene d'azione iniziali, ovvero l'inseguimento Peter-Harry e la scena della gru, sono sinceramente su un livello ben superiore). Risultato: Venom sconfitto, Harry ammazzato e Flint Marko perdonato. Tutto questo terzo atto, al di là della riuscita quadratura del cerchio sui personaggi portanti di quella che ormai possiamo definire trilogia, appare sviluppato con fretta e poca cura, soprattutto se confrontato con il primo atto.
Ora, qual è il principale difetto della pellicola? Ironicamente, quello del suo protagonista: il voler strafare, il voler pavoneggiarsi, il voler dimostrare a tutti costi una bravura e una "potenza" di mezzi che, alla fin fine, non viene padroneggiata, andando a discapito del risultato finale. Come già detto, Raimi avrebbe potuto lavorare su una sceneggiatura più solida, è ineccepibile, e forse avrebbe potuto fare più pressione per averne una.
Ma l'Uomo Ragno c'è. C'è tutto. C'è la sua goffaggine di "secchione del Queens". C'è il suo cavalcare l'onda del proprio successo, tipico del Parker fumettistico pre-Gwen Stacy. Peter c'è, ed è per questo che dico che tutto il film sarebbe condensabile in quella scena funky, perchè, sembra curioso, le tematiche della pellicola lì trovano una rappresentazione a mio avviso perfetta.
Ed è per questo che, alla fin fine, dico che è un gran film, al di là delle menate tecniche: il mio Peterone, quello che ho conosciuto da bambino, è ancora lì, come nei due film precedenti, come nelle cataste di fumetti che mi porterò dietro per il resto della vita.

Forse il finale è affrettato anche qui, mi sa.

Freak out!
Paolo.

sabato 14 aprile 2007

Battlestar Galactica: The Shape of Things to Come

Anno 1978: sulla ABC americana, va in onda il pilota di Battlestar Galactica, serie fantascientifica incentrata sull'Esodo degli ultimi superstiti della razza umana, quasi del tutto sterminata dall'attacco dei suoi "figli" robotici, i Cylon. Meta finale: la Terra. Dopo una stagione appena, la serie viene cancellata: l'hype e la voglia di fantascienza generate dal recente successo di Star Wars non bastano a far decollare la serie, che vedrà qualche sparuto e sfortunato sequel negli anni successivi.

Anno 2003: dopo alcuni faticosi tentativi di rilancio, uno dei quali passato per le mani di Brian Singer, Ronald Moore prende le redini del progetto. Ed è subito capolavoro.
Dopo una miniserie di 4 puntate (2 episodi doppi da 1 ora e mezza) che restaura le basi del mythos della Flotta Coloniale, guidata dal Comandante Adama e difesa dai sempre valenti Apollo e Starbuck, parte una gloriosa serie televisiva che, 3 stagioni e 53 episodi dopo, si è confermata come una delle migliori produzioni televisive degli ultimi anni.

Ecco, dimenticatevi Star Wars, Star Trek o quant'altro. Qui non ci sono missioni quinquennali all'esplorazione dell'ignoto, qui non si combatte qualche minaccia misteriosa e trascendente: qui si scappa da morte certa, qui c'è in ballo la sopravvivenza o l'estinzione di una specie, la sopravvivenza di una società minacciata dalla furia vendicativa dei figli dell'Uomo. Eppure... eppure le cose non sono così semplici: BSG è una storia di padri e figli (il conflitto/affetto tra Adama padre e figlio ne è un esempio), una storia di religione e di credo (dal politeismo simil-greco della Flotta Coloniale, al monoteismo quasi oltranzista dei Cylon), una storia di maneggi politici e militari, di poteri in contrasto. E' una storia in cui poco è certo, tranne la volontà di sopravvivere.

Non sto a soffermarmi in inutili e infiniti monologhi sulla straordinaria qualità del prodotto (dalla recitazione, alla regia, agli effetti, alla meravigliosa colonna sonora, tutto...). Sono qui solo per consigliarvela: se mai qualcuno si decidesse a trasmetterla in chiaro (anche se l'adattamento italiano è un po' penoso) o su satellite, beh, non perdetevelo. Mi ringrazierete.

E ora, giusto perchè alle parole seguano le immagini:


domenica 8 aprile 2007

Aù! Aù!


Avrei potuto scrivere una recensione meravigliosa su 300. Ma quando ho letto questa mi è sembrato inutile. Dalle mani di Roberto Saviano (dalla camorra alle Termopili).