buzzoole code A Paul's Life

sabato 31 marzo 2007

Questa generazione è una merda

Cristo santo. Qualche settimana fa ero in Piazza Duomo, a Milano. Marea di idiote per il grazioso tossico di turno, il Monociglione Riccardo Scamarcio, protagonista (di male in peggio) dell'ultimo film tratto dalla saga romanzesca del mai troppo detestabile Federico Moccia. E fin qui (e credo anche da qui in poi) sembra la premessa di una sfuriata del classico vecchiaccio impettito, saputello e ficcanaso che fa le fusa alla Vecchia Generazione di turno. Cosa che sto disperatamente provando a evitare, ma vi assicuro che è così tanto difficile che rinuncio in partenza alla speranza che voi non mi consideriate tale. Eppure, il brivido lungo la schiena l'ho sentito, un terribile brivido, una voglia di andare sotto quel balcone a strapiombo sul nulla esistenziale e urlare "DECRETO BERSANI!".
Ma quanto possiamo biasimarle, queste gallinelle in fuga (o in adunanza)? Cioè, tutti avranno qualcuno per cui sarebbero più o meno letteralmente disposti a strapparsi capelli e cuoio capelluto. Per cui il loro adorare uno degli esseri più sopravvalutati di questo decennio ci può anche stare (relativamente, s'intende - arrivare a quei gradi [del tipo: appena muove un gluteo, scoreggione di voci di checche steriche urlanti] è perdere la dignità). Ma il nulla assoluto che permeava l'aria, no, non lo accettavo, non lo accetterò mai. Chi siete per annullarvi così? Per adulare il nulla (e intendo ANCHE il culto della mancanza di talento, ma qui non c'entra)? Cosa vi rappresenta un autografo, una foto di sfuggita di un uomo imbalsamato che ha voglia solo di andare a casa a scoparsi una modella slava? Ditemi, cosa volete? Ne volete un pezzo? Tutto intero? Non ne avete di vite da vivere? O di fottuti spasimanti che ve la leccherebbero a comando? No?
È dall'essenza di questo puzzo di morte che nasce il mio disappunto estremo: come fate ad annientarvi così? Ad appiattirvi sullo schermo, sui suoi divi, sui suoi tempi, sulle sue mentalità così ruffianamente provinciali, a farvi propinare la finta logica dell'azione-reazione-perchè-se-non-fai-la-rissa-non-vali-niente. Come fate ad appassionarvi a un coacervo di inutili canterini vuoti e litigiosi come quelli di Amici, a gente che sputtana dignità ed esistenza dietro a un sogno che li vedrà di certo sconfitti? Come fate a sentirvi solidali a un'altrettanto litigiosa ressa di buzzurri in cerca d'attenzione perchè la loro vita vale talmente poco che vogliono buttarla in tv, come succede nei vari reality... ed eccovi ad amare del bestiame vanitoso nello zoo in cui volete entrare? Come?! Come fate a farvi rincoglionire dall'immagine che alcuni lucratori di livello vogliono che abbiate, come fate ad abbracciarla? Come fate a farvi risucchiare le opinioni, tanto abituati al fatto che ognuno ha la sua da non essere nemmeno disposti ad ascoltare quelle altrui, tanto avete la certezza che le vostre siano troppo deboli per camminare.
Poi ve lo meritate, vi meritate ogni singola parola stagnante e oziosa che verrà da un professor Meluzzi o da un suo simile, vi meritate ogni generalizzazione spenta che i mezzi d'informazione
vi attaccano ogni giorno, ve li meritate tutti. Vi meritate ogni ritratto stupido e artefatto che un Moccia dall'alto dei suoi miliardi di copie vendute può dedicarvi per prendersi un altro Mercedes. Vi meritate ogni insulto alla vostra intelligenza, tanto non saprete mai coglierli. Vi meritate la carne gettatavi in pasto dal balcone di Piazza Duomo perchè siete bestiame, e un cibo che vi piaccia davvero non volete nè sapete cercarlo.
Non per tirarmela, ma questa generazione è una merda.

martedì 27 marzo 2007

Prodi, Season Two, Episode Two

Alla faccia vostra, stronzi.

"Noi siamo persone coerenti e gente seria e daremo il nostro appoggio al rifinanziamento della missione in Afghanistan. Il nostro voto è scontato".
(Silvio Berlusconi, Ansa, 20 gennaio 2007)

"Non vedo come potremmo non votare per il rifinanziamento dell'operazione in Afghanistan. Dobbiamo farlo per coerenza, anche perché l'abbiamo decisa noi".
(Silvio Berlusconi, Ansa, 20 gennaio 2007).

"Voteremo per il rifinanziamento della missione in Afghanistan. Noi voteremo sì perché un Paese si deve comportare con serietà e deve avere una politica chiara e leale verso gli alleati".
(Silvio Berlusconi, "Radio anch'io", 1° marzo 2007).

"Quel voto lo dobbiamo per senso di responsabilità verso i militari. So che i nostri elettori sono perplessi perché questa sarebbe una grossa occasione per mandarli a casa, ma come si fa?".
(Silvio Berlusconi, Ansa, 8 marzo 2007).

"Sul rifinanziamento della missione in Afghanistan stiamo riflettendo: non c'è nulla di scontato".
(Silvio Berlusconi, Ansa, 23 marzo 2007).


(da Carta Canta
del 27/03, Marco Travaglio)

domenica 25 marzo 2007

Bobby Brown

Salve gente, sono Bobby Brown
si dice che sono il ragazzo più bello della città,
la mia macchina è veloce, i miei denti scintillano,
dico a tutte le ragazze che possono baciarmi il culetto.
Sono qui, in una scuola famosa
mi vesto alla moda e mi comporto da figo,
c'è una cheerleader che vuole aiutarmi con i compiti,
le farò finire tutto il lavoro e forse poi la stuprerò.

Oh Dio, sono il sogno americano,
non credo di esagerare troppo,
e sono uno stupendo figlio di puttana,
avrò un buon lavoro e diventerò ricchissimo.

L'Emancipazione Femminile è avanzata strisciando per la nazione,
vi dico, gente, che non ero pronto,
quando mi sono scopato questa lesbica di nome Freddie:
mi fece un bel discorsetto, e non riuscii neanche a rispondere
che già aveva le mie palle in una morsa, ma lasciò fuori il cazzo,
e credo sia ancora lì attaccato, ma ora spara troppo presto.

Oh Dio, sono il sogno americano,
ma ora puzzo di vaselina,
e sono un miserabile figlio di puttana,
sono uomo o donna, non so cosa.

Così mi sono andato a comprare un bel vestito,
mi vanto del cambiamento, e sono ancora carino,
ora faccio promo in radio,
e nessuno dei dj potrebbe capire che sono gay,
alla fine, io e un amico
ci siamo appassionati al sadomaso,
e posso farmi qualche ora sulla "torre del potere",
solo se però mi si fa un po' di "pioggia dorata".

Oh Dio, sono il sogno americano,
con un fuso su per il sedere che mi fa ancora urlare
e farei di tutto perchè continuasse,
e rimango sveglio la notte pensando "Grazie, Fred!".
Oh Dio, Oh Dio, sono così fantastico!
Grazie a Freddie, sono sessualmente spastico,
e il mio nome è Bobby Brown!
Ora guarda, vado giù...

Frank Zappa, Bobby Brown (Goes Down),
da "Sheik Yerbouti" , 1979




sabato 17 marzo 2007

Borat contro Gibson

Non sembra, e probabilmente è un mio mega-pippone mentale, ma Borat è il film anti-repubblicano per eccellenza. Persino Michael Moore è troppo celebrale: Sacha Baron Cohen, protagonista e creatore del giornalista kazako più idiota di tutti i tempi, scatena un missile terra-terra (in ogni senso) contro TUTTI, ma in particolar modo, con la sua verve oltraggiosamente demenziale e surreale, contro quel filone culturale e filmico "neo-teo-con" (per intenderci, tutta quella parte politica conservatrice, individuabile in USA nel Partito Repubblicano guidato da Bush, e assimilabile ai nostrani Alleanza Nazionale e Forza Italia) fiorito negli ultimi anni con "capolavori" quali La Passione di Cristo e Nativity, o il più innocuo Le Cronache di Narnia, e che sicuramente darà alla luce altra progenie.
Ovvio, a un primo livello di lettura, il film pare, se non vomitevolmente volgare e di cattivo gusto, di un umorismo sboccato e gratuito ravvisabile forse solo nella triste sequela di "Scary-Movie"s e misere parodie di fattura simile che infestano e continuano a infestare le sale (fortunatamente, con sempre minor successo). Ma il film pone immediatamente le cose in chiaro: o metti in discussione ciò che sei, ciò che sei abituato a vedere e sentire, oppure puoi tapparti occhi e orecchie e gettare la testa nel pattume adolescenziale a cui alcuni purtroppo apparentano Borat. Forse non è un caso che alle casse la ressa fosse tutta per Ho voglia di te.
Borat è un film cattivissimo, satiricamente intriso di razzismo e pregiudizi fino alle fondamenta, e che di questa immondizia ideologica fa propellente umoristico per gran parte del film: Cohen da questo finto odio primitivo e retrogrado non risparmia nessuno, né ebrei, né cristiani, né donne. E questo è motivato da una critica alla forma mentis teo-con che traspare a più livelli.
Il primo è innanzi tutto la raffigurazione tremendamente sessista e razzista della popolazione kazaka, che si rende paradigma (sì lo so, è una parolona che usano i saccentoni per riempirsi la bocca, ma non trovo sinonimi, gente), benchè estremizzato, della visione distorta e inquinata da odio e paura che ognuno ha del diverso. Dall'altra parte, un impietoso specchio di un'America (e, per estensione, di un mondo occidentale) provinciale, ottusa, egoista e un po' arrogante, che palesemente non si è ancora liberata dal peso di quei macigni di pregiudizio e ipocrisia che da almeno 40 in molti hanno tentato di combattere (e che per molto tempo ci si è vantati di aver sconfitto al punto da poterli esportare, come le "Crociate per la Libertà" di questi ultimi anni dimostrano), e che per certi versi fanno un po' da fondamento a tutta l'ideologia teo-dem (ora, sto dipingendo sti poveri cristi come il diavolo, ma non è che loro facciano molto per smentirmi...).
A un secondo livello, abbiamo Borat, uno straniero, un "nemico" per certi versi, proveniente da un Paese poco "civilizzato" (o poco "americanizzato", come dice una delle vittime di Cohen, commentando i modi inappropriati del personaggio), che tenta disperatamente di aderire a uno stile di vita e a valori che non possono appartenergli, in quanto inesorabilmente difformi, e questo nonostante tutti i tentativi dell'ingenuo protagonista di far combaciare gli opposti in nome "dell'amicizia a Paese più forti di mondo". È questa la nota più recondita e malinconica del film: un "disadattato", un invasore
per certi versi che vuole farsi invadere ma non ci riesce, opposto agli "invasi" veri e grondanti sangue dei vari scenari mediorientali, un ingenuo spinto da una mission, da una fede nell'Occidente e in quel che rappresenta. Qui si inserisce uno degli elementi più surreali del film: l'innamoramento di Borat per la Grande Diva (decandente e un po' puttana) Statunitense (Pamela Anderson per la cronaca), una sorta di "Madonna" del Sistema, l'incarnazione del sogno americano del protagonista, comprese le varie dietrologie anti-consumistiche che potrei propinarvi ma che poco hanno a che fare con la realtà dei fatti.
Ed eccoci al terzo livello di dissacrazione del nostro film, e che è stato quello che mi ha spinto a scrivere questa sorta di recensione: Borat è una parodia dei film di Gibson e del mondo teocon che gli sta dietro.
Emblematiche due sequenze, le migliori della pellicola, a mio giudizio: quella del Rodeo, con Borat che, dopo aver conosciuto un organizzatore tremendamente omofobo e razzista, inneggia alla guerra totale di Bush, con boato di fischi finale sulla versione storpiata dell'inno statunitense; ma in particolare quella della messa, dove Borat assiste a una funzione di un predicatore (sapete, i classici predicatori con seguito di fedeli invasati e sciamannati), che nella sua "omelia" tocca un po' tutti i fondamenti del teoconservatorismo: esaltazione della repubblica teocratica cristiana, del creazionismo, esposizione di politicanti locali che trovano facile sostegno in una folla che dà pericolosi segni di fantatismo. Eccole: se avete visto il film, si commentano da sole. Senza che Borat faccia particolari interventi, specie nella seconda delle due, c'è il concentrato di boriosità e piccolezza di una parte del Paese. Nel suo smontare la varia cinematografia teo-con, Borat si pone, volontariamente o meno, contro Gibson, contro una folle esaltazione e spettacolarizzazione splatter del messaggio cristiano per una folla di gente che ha indubbiamente e comprensibilmente bisogno di credere, ma che finisce per prendersene gioco, inculcando valori e assiomi agghiaccianti di cui sarebbe meglio parlare a parte (rischio pastrugnone incombente). Una scelta stilistica che ho trovato davvero geniale, se può essere interpretata in questo senso, è quella della crudezza oltraggiosa che caratterizza la pellicola, e che rispecchia l'operazione parallela fatta da Gibson per entrare nei cervelli dei suoi spettatori, parodiandola in modo a mio avviso efficacissimo.

Epilogo: Borat non è il film perfetto. Borat ha il fottuto difetto di perdersi in se stesso, ha una seconda parte che perde di ritmo ed è sicuramente meno divertente e un po' troppo facile alla volgarità gratuita rispetto alla prima; e probabilmente è un po' troppo restio a far vedere il gran paio di coglioni che ci son voluti solo per concepirlo (se solo la metà delle masturbazioni mentali con cui vi ho tediato finora ha fondamento...). Ma porca troia, è un gran film.
Ora, vi lascio commentare: il film è controverso e sono molto interessato a leggere le vostre reazioni alla pellicola (un minimo di argomentazione, please).


Freak out!
Paolo

mercoledì 14 marzo 2007

...riempie l'aria

"Brett e io restammo abbracciati a guardare il maiale, poi un altro programma ancora più stupido, poi nulla del tutto, perchè ci addormentammo col televisore acceso, e quando ci svegliammo era già l'ora di un famoso talk-show del tardo pomeriggio, il cui conduttore stava cercando di aiutare una donna con un vestito da cinquecento dollari e la puzza sotto il naso a vendere un libro che aveva scritto sull'amore. Il messaggio del libro era che perchè tutto andasse nel migliore dei modi bastava soltanto credere nell'amore, e l'amore avrebbe riempito l'aria.
L'inquinamento riempie l'aria, tesoro, che noi ci crediamo o no. Per credere nell'amore, ci vuole uno sforzo maggiore. E a differenza dell'inquinamento, l'amore a volte scompare."

Joe. R. Lansdale, Rumble Tumble

sabato 27 gennaio 2007

La Piazza

Giuro, giuro davvero che se Berlusconi fa la manifestazione per le televisioni, io il giorno dopo faccio una manifestazione pro-Servi della Gleba. E pretendo di avere lo stesso probabile numero di imbecilli a seguirmi, anche se nel mio caso probabilmente la manifestazione avrebbe finalità un minimo più altruistiche. E comunque e sempre, lodiamo l'Uomo di Sinistra.

Freak Out,
Paolo

venerdì 26 gennaio 2007

Rocky Spacca

Rocky Balboa è un finale d'ouverture. Rocky Balboa è un ultimo episodio ma ha la forza di un primo, di un nuovo inizio, di un cerchio che si chiude. Rocky Balboa ha il sapore della rivincita, di un personaggio usurato che torna al top, di un film che, parallelamente al suo protagonista, sembrava spacciato e invece è vincente.

Intendiamoci, Rocky Balboa non è un capolavoro: la prima parte è abbastanza sfilacciata, dal punto di vista narrativo le cose vanno un po' per le lunghe e senza un motivo particolare, e il ritorno alla boxe dello Stallone Italiano è davvero un po' troppo improvviso. L'epilogo, d'altra parte, chiude abbastanza rapidamente e in modo un po' freddino una delle 'saghe' cinematografiche più famose di tutti i tempi.

Ma in generale, il film regge bene, e, a tratti, spacca pure: il ritorno in pista del vecchio campione è sinceramente una delle scene più potenti e riuscite del film (e il tema di Rocky accende l'animo come pochi), il duello sul ring è convincente e coinvolgente. Anche Stallone, solitamente abbastanza rigido, si scoglie in quella gestualità 'eccessiva' (e abbastanza caricaturiale, a dirla tutta) tipica dell'italiano standard dei film hollywoodiana, ma soprattutto convince appieno nella sua performance pugilistica.

Rocky è tornato gente (come Superman). Andate a omaggiarlo.

Freak out,
Paolo


TeleCroccantini

TV

Trasmissione dell’anno

  • Striscia la notizia (Canale 5)
  • Ballando con le stelle (Raiuno)
  • Amici (Canale 5)

Informazione e approfondimento

  • Matrix (Canale 5)
  • Lucignolo (Italia 1)
  • Le invasioni barbariche (La7)

Fiction

  • I Cesaroni (Canale 5)
  • Distretto di Polizia 6 (Canale 5)
  • Capri (Raiuno)

Personaggio dell’anno

  • Fiorello
  • Michelle Hunziker
  • Claudio Amendola

CINEMA

Miglior film

  • “Notte prima degli esami”, di Fausto Brizzi
  • “Il mio miglior nemico”, di Carlo Verdone
  • “Ti amo in tutte le lingue del mondo”, di Leonardo Pieraccioni

Miglior attore/attrice

  • Neri Marcorè
  • Silvio Muccino
  • Christian De Sica

MUSICA

Miglior disco

  • “Grazie” di Gianna Nannini
  • “Live in Paris” di Laura Pausini
  • “Made in Italy” di Gigi D’Alessio

Miglior cantante

  • Laura Pausini
  • Gianna Nannini
  • Gigi D’Alessio

Migliore tournée

  • Eros Ramazzotti
  • Ligabue
  • Renato Zero

SPORT

Miglior sportivo

  • Nazionale Italiana Calcio
  • Valentino Rossi
  • Alessandro Del Piero

Cioè, e questo sarebbe il meglio di ciò che il nostro paese ha prodotto quest'anno? Voglio dire, a parte i vincitori, guardate le nomination... ma siamo matti?
Lunga vita al TeleGatto.


martedì 9 gennaio 2007

2007: Banane Giganti

No, è impossibile un mondo senza banane. È impossibile un mondo senza scimmie giganti.
È anche impossibile un mondo senza "fanculo te, sei troppo un cesso tua mamma gonfia banane giganti a mazzi da sei".

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/01_Gennaio/07/banana.shtml

venerdì 8 dicembre 2006

Hammer of the Gods

"Thor" by Olivier Coipel

Hammer of the gods
will drive our ships to new lands,
to fight the horde,
singing and crying:
"Valhalla, I am coming!"

- Led Zeppelin, Immigrant Song

lunedì 20 novembre 2006

Citatiòn

"I cattolici si fanno dire come fare sesso e crescere i figli,
da chi non fa sesso e non ha figli."

Ermes Palinsesto, Cordialmente, 20/11/2006

domenica 19 novembre 2006

Bulimia Esistenziale

"L'adolescenza è un'età di tentativi, non tutti congrui, non tutti fortunati. Questo lo sappiamo da sempre, almeno da quando gli adolescenti eravamo noi, inquieti e muti, pericolosi e in pericolo. Non tutti "bulli", non tutti a rischio, però diffidenti del buon senso dei grandi, questo sì. E avidi di esperienze, questo pure, con i sentimenti tesi a tutto tranne che alle raccomandazioni dei genitori.
Se però oggi i frequenti (e non nuovi) derangiamenti dei ragazzini sembrano destare un'angoscia speciale, e il cosiddetto bullismo figura sui giornali come un fenomeno quasi epidemico, forse è perchè qualcosa è cambiato, radicalmente cambiato, non tanto nelle piccole e mutevoli società dei minori, assembramenti occasionali e veloci, quanto nella grande e strutturata società degli adulti.
Che cosa è cambiato? Per dirla bruscamente, è saltato il meccanismo che regola il rapporto tra i diritti e i doveri. O meglio ancora, tra i desideri e il loro limite [...]. La moltiplicazione dei desideri, del nostro mondo, è contagiosa, esponenziale e strutturalmente vitale per la moltiplicazione dei consumi.
Ognuno di noi, sperimenta su se stesso e ancora più sui figli, se ne ha, l'enorme difficoltà di introdurre, in questo meccanismo rotto, un calmiere, un contrappeso etico. Se l'aggressività dei minori ci spaventa più di quanto è fisiologico, questo dipende, io credo, dal fatto che la paura si manifesta per causa loro, ma non è paura di loro: è la paura - profondissima - di avere perduto in parte gli strumenti per affrontarla. È la paura di avere reso inarticolato il linguaggio dei meriti e dei demeriti, dei doveri e dei limiti, in un paesaggio sociale che letteralmente esplode di stimoli a desiderare e a possedere. In fretta. Adesso. Subito.
Per questo oscilliamo, incerti e preoccupati, tra rigurgiti punitivi che sentiamo necessari, e il dubbio che la puniione, anche se giusta, sia la goffa e occasionale ricucitura di uno sbrego così enorme, così irreparabile, che nel frattempo la diga è già crollata. Mentre la città scintilla di vetrine esorbitanti, eros a portata di mano, identità e modelli aggressivi e "di successo", e il mondo intero pare un infinito reticolo di scorciatoie identitarie, fisionomie virtuali, di trucchi per sembrare qualcuno a buon mercato, noi balbettiamo spesso, e con scarsa convinzione, le regole della rettitudine. Con il terrore (tipicamente d'epoca) di sembrare moralisti, per l'evidente, clamoroso scarto tra l'invito a contenersi e un mondo esterno (spesso anche familiare) che si è dato parametri di incontenibilità e incontestabilità: avere di più, sembrare di più, desiderare di più.
È quasi ovvio che questa vera e propria bulimia esistenziale, che già molti adulti riescono a governare con difficoltà, produca effetti incontrollabili nei ragazzini, la cui natura anagrafica è già di per sè portata ad avere fretta di crescere e fretta di essere. E in questo, almeno in questo, le nostre adolescenze furono diverse: l'idea che ci fosse, per crescere, un tempo fisiologico, maledettamente lungo ma insormontabile, da percorrere tutto intero, era per noi molto chiara. La politica, per la mia generazione, fu sì un potente acceleratore formativo (come la guerra per i nostri padri, assai meno fortunati), ma era comunque intesa come un percorso, come un divenire. Ora per i ragazzi l'ansia di crescere, di diventare grandi e forti, potenti e ammirevoli, è diventata un'illusione quotidiana, la tentazione di ogni minuto, a portata di pubblicità, di pantaloni firmati, di chat, di rete che diventa (vedi il caso di Tonino
[il ragazzo down malmenato in un video diffuso su internet, NdP)) un facile battesimo per ogni genere di "successo".
Questa distruzione del tempo, il lungo tempo che lentamente plasma e le persone e riempie le loro vite, è la voragine dentro la quale abbiamo vedere scomparire i più fragili tra i nostri figli. Non riusciamo più a spiegare loro la gradualità del "successo" (che piace a tutti, a noi per primi: ma per definirlo, per capirlo, serve anche capire la fatica che costa), la gioia oscura dell'attesa, la differenza tra il facile che è l'ovvio, e il difficile che è il suo contrario. Vacilliamo nel ruolo di autorevoli indecisi, di amichevoli inermi, che ci siamo dati anche nel timore di ripetere modelli barbogi e ottusi di tante vecchie famiglie, che credevano di esaurire nel divieto e nella durezza il compito faticosissimo dell'amore. Pure, qualcosa di differente dovremmo provare a dire, a fare.
Tirarli per le bretelle, magari, i nostri pidocchi, e dirgli "aspetta, prova ad aspettare". Impara ad aspettare. Fai fatica ad aspettare. Tutto o quasi arriva prima o poi, se hai la forza di aspettarlo. Non c'è crimine, adulto o ragazzino, dei nostri giorni, che non abbia per fondamentale movente la tentazione orribile, falsa, del "tutto e subito". Era lo slogan dei rivoluzionari che fummo. È diventata la legge del Paese dei Balocchi. L'unico modo per tornare a essere rivoluzionari è violarla: non tutto, non subito."

Michele Serra, La Repubblica del 19/11/2006

venerdì 10 novembre 2006

Rise of the Empire

Finalmente posso dirlo. Finalmente, posso svelare il segreto di famiglia.

È iniziata, amici. È iniziata e non si può arrestare.
I D'Alessandro erediteranno la Terra.
Nel lontano 1899, i Grandi Capi della Famiglia D'Alessandro firmarono il Protocollo di D'Alessandro, che per decenni è stato confuso con i Protocolli dei Savi di Sion. I Savi di Sion erano i D'Alessandro. Poverini, i Savi non c'entravano nulla, erano i D'Alessandro a pianificare minuziosamente le mosse che, entro la fine di questo decennio, li porteranno ad assumere il potere in ogni Nazione del Potere (vi ricordo, in Cina si sta muovendo il lontano cugino Kwon Dal Sandr), unificando gli Stati nella Uber-Nazione di D'Alessland e portando pace e prosperità al pianeta tutto.
Ecco, il primo passo della Seconda Fase è fatto. Nancy D'Alessandro Pelosi è appena diventata la Speaker del Congresso degli Stati Uniti d'America, la prima donna nella storia.
Posso rivelarvi, che tra cinque mesi esatti, El General Ernesto D'Alessandro metterà sotto assiedio Buenos Aires, prendendo così controllo dell'Argentina. E che in Nuova Zelanda si è appena candidato alla presidenza Leonard J. O'Alexander. In Italia, Domenicaniello D'Alessandro, deputato dell'UDEUR, è già stato matematicamente designato successore di Prodi.

Abbandonate i vostri sogni di potere.
Il mondo è nostro.

lunedì 6 novembre 2006

Ora voglio i soldi indietro, tutti

Quella che segue è una lettera aperta indirizzata a Terry Brooks, autore fantasy del cazzo, diciamocelo, che, alla fine della sua saga millenaria di Shannara, è riuscito a farmi sbroccare.

"Caro Terry Brooks di sta cippa di cazzo,
ammetto in primo luogo di essere un coglione, un grosso grasso coglione. Come ho potuto farmi prendere in giro per anni, sperando che la fottutissima saga che hai creato, povero pirla, migliorasse in qualche maniera? E ringrazia Dio che ho cominciato a leggerti dal Secondo Libro, da quel bel libro che è "Le Pietre Magiche di Shannara". Se avessi cominciato dal primo, raggelante "La Spada di Shannara" (che poi, per mia sfortuna, ho letto), avrei capito l'andazzo dal subito e avrei lasciato perdere. Ma no. Non mi basta che la suddetta Spada sia una fottutamente spudorata copia del Signore degli Anelli. E ripeto, FOTTUTAMENTE-SPUDORATA-COPIA. Io sono un coglione masochista, e ho scelto di andare avanti. Applausi per Paolo.
Ieri ho finito di leggere l'ultimo, deprimente libro della saga di Shannara, in ordine cronologico (c'è una Saga-Prequel, anzi, due Saghe Prequel, visto che il nostro si è ben curato dall'avvertirci che la saga del Verbo e del Vuoto è in continuity prima di creare questa puttanata dei "Figli dell'Armageddon", cominciata quest'anno), "La Regina degli Straken".
E mi sono addormentato con i sensi di colpa. Non può essere colpa sua, dai, sono io che sono troppo esigente. Dai, è impossibile che un libro sia tanto brutto. Anzi, è impossibile che sei libri siano tanto brutti. E pensare che mi ero persino rassegnato all'idea: sto pirla scrive malissimo, piatto e scontato come pochi al mondo. Persino la più fottutamente piatta pagina di Moccia ha più stile di una fottutamente piatta pagina di Brooks. Ma io ho una gran fede nelle storie. Io ho una gran fede nella narrazione. Ho pensato: magari è capace di piantarmi una gran bella storia. E diciamo che qualche volta ci è pure riuscito: dopo la triste partenza della Spada, i due libri seguenti della 'trilogia', 'Le Pietre Magiche [...]' e 'La Canzone [...], e in particolar modo il primo, erano molto godibili. Begli spunti, personaggi abbozzati come sempre, ma quanto meno si passava qualche giorno in allegra compagnia.
Poi venne la cosìddetta saga dell'Eredità di Shannara, quattro volumi di cui due perfettamente inutili. Il Brooks ha capito che il contratto con la Del Rey, che evidentemente prevede l'uscita di un libro l'anno, valeva anche in caso di libri-fuffa. Tanto ormai il pubblico boccalone (e qui mi ci metto anch'io), c'è e compra volentieri. Chissenefrega, il libro fa cagare, diamo la merda in pasto ai cani, ed ecco pronti DUE libri di allungamento di brodo, perfettamente 'fondibili' in un solo, agile e magari anche interessante volume (Brooks è stato uno di quelli che è riuscito a infrangere una delle leggi fisiche delle saghe di fantasia - nell'episodio centrale, la trama s'infittisce ed è più interessante: l'episodio centrale, nelle trilogie di Brooks, è sempre quello che fa più cagare).
Però almeno qualche idea c'era, caro Terry. Qualche idea c'era, e a tratti sviluppata anche bene.
Passano gli anni, Terry si mette in marcia su altre saghe, come Landover, che non mi sono neanche azzardato a sfiorare. Piccola incursione su Shannara, 'Il Primo Re', prequel alla Spada. E Dio Santo, che merda. Penso che lì Terry sia riuscito a toccare il fondo e poi grattarlo vigorosamente per un po' senza neanche accorgersene. Magari pensava di fare ritocchi alla Cappella Sistina. Invece, però, ci ha dato le prime avvisaglie di senilità: NEANCHE UNA FOTTUTA IDEA, e le idee vecchie che c'erano messe giù male. Il Primo Re di Shannara ha il tasso di utilità di un pezzo di carta igienica infilato nella crepa di una diga, visto che è TUTTO FOTTUTAMENTE PRESENTE NELLA 'SPADA'. In sostanza, il Primo Re di Shannara è un grosso chissenefrega, ma di pessima fattura.
Il Terry si è preso qualche anno. Ha detto: 'Oops, evvedicheforsehofattolacacata'. Quattro anni dopo il Primo Re, ecco la nuova Saga 'Il Viaggio della Jerle Shannara', seguita dal 'Druido Supremo di Shannara'. Un'esalogia, insomma.
Vi stupisco, amici: NAVI VOLANTI. Ooooh. Sti poveri cristi non avevano neanche l'acqua corrente in casa. Ma ora hanno le NAVI VOLANTI. Quantomeno, cambia leggermente l'ambientazione. Non cambiano le caratterizzazioni, tanto che viene il sospetto che il nostro abbia 3 personaggi e li faccia girare in continuazione cambiando solo i nomi. Ma girare in continuazione non significa da una saga all'altra, significa da un capitolo all'altro. Risultato, tre libri mediocri per rilanciare il franchise.
Ok, si dice il nostro, altri 3, così chiudo il cerchio su questo fantastico personaggio di nome Grianne Ohmsford, che ha l'attrattiva di quel famoso pezzo di carta igienica infilato nella crepa della diga. La cosa spettacolare, è che Terry è riuscito a fare una trilogia con il chiaro intento di vivere di rendita, facendo un best of dei libri precedenti. È tanto palese da essere quasi strano che al posto di "Druido Supremo di Shannara" non ci sia scritto "Antologia di Shannara". Tra l'altro, in 3 libri, è riuscito a chiudere il cerchio sul personaggio in 4 pagine alla fine dell'ultimo libro. E in una maniera terribile.
Ok, ma la cosa ancora più geniale (e Terry ti ringrazio), è che ha fatto un best of con le parti peggiori. Un worst of, in definitiva. Cioè, il nostro, oltre alla consueta serie di menate sulla crescita del personaggio, sulla maturazione improvvisa, ma ormai sempre più prevedibile, dei suoi poteri, agli intrighi politici di seconda scelta (Terry, guardati, che ne so, Battlestar Galactica, impara qualcosa), ci ha preso gusto a unire una sorta di genere d'avventura anni 50, a tematiche fantasy, anzi a tematiche che poco sono riuscite a emanciparsi dal modello tolkeniano, a un rinnovato gusto per la tarantinata, direi, per l'atto di violenza efferato e gratuito. Ma Brooks non si rende conto che a) lo fa male b) il primo termine non può essere sommato al terzo. O fai una storia dal gusto retrò, o ci infili la violenza gratuita anni 90. Terry, non confondiamoci: non segui le convenzioni di genere, tu ti fai sottomettere dai clichè, e riesci a farlo pure quando vuoi dimostrati capace di rinnovarti.
Non considerando che condensa tutta la storia negli ultimi 5 capitoli, lasciandoci al deserto della sua scrittura tediosa e piatta per quattro quinti di romanzo, risolve tutti gli snodi irrisolti in una sola affrettata botta, e ci aggiunge questo vizio che ormai sa di svogliatezza più che di coincidenza di risolvere tutte le sottotrame portanti con un'unica, poderosa stronzata. E non puoi neanche pretendere, caro mio, che i tuoi dialoghi siano avvicincenti o particolarmente innovativi e spiritosi. È pattume, caro mio. Io capisco che i dialoghi siano dannatamente difficili da scrivere, ma cazzo, farebbe di meglio uno sceneggiatore di RIS, rendiamocene conto. Amico, questi dialoghi ammiccanti fino al colesterolo, intensi come una scoreggia e della consistenza della carta igienica infilata nella crepa della diga hanno rotto i coglioni.
Terry, davvero, sii umile, ritirati. Ci hai praticamente preso in giro per 6 libri. Hai dei guizzi, dei lampi casuali, ma non tanto forti e duraturi da farci questi libri, figuriamoci degli altri.
Ora non so se leggerò mai la nuova saga Prequel. Di indole, sono buono e vorrei sempre darti una possibilità di redenzione. Però non te la meriti.
Anzi, ora voglio i soldi indietro, e tutti, per favore.

Freak out,
Paolo.

mercoledì 1 novembre 2006

Life During Wartime

(da Cuore, 11 febbraio 1991)

Grazie al buon cuore di un genio, torna (solo sottoforma di scannerizzazioni, ahimè) Cuore (scusate il pasticcio volontario), testata super-satirica che ricordo vagamente dalla mia infanzia di fratello di un lettore morboso dell'Unità, della quale il suddetto era allegato.
http://www.unamanolavalaltra.it/home/Cuore.htm

domenica 29 ottobre 2006

46

Gente, non c'è da meravigliarsi poi molto se Valentino Rossi per una volta ha perso.
Perchè bisogna riconoscerlo: c'è un unico vero mito su questa Terra, un unico vero essere che può fregiarsi della carica di Dio-in-Terra. E il suo nome è Jack Bauer.

mercoledì 25 ottobre 2006

I Turbamenti

Il turbamento consuma lo stomaco e ciò che contiene, spinge all'oblio dei turbini ormonali che disegna, rianima maledizioni dimenticate, spacca l'anima zoppicante. Non ha controllo, non ha fine.
Il turbamento sussurra dolcemente all'orecchio del passato stantio, che spinge ancora alle porte, forza di nuovo la serratura.
Dall'altra parte del muro, si agitano i corpi: attraverso la parete di ghiaccio, sagome di soffici lembi di carne che si concedono ai meno meritevoli. E noi qui a sanguinare vita.
Se quell'altro tempo busserà ancora, forse avrà un valore dimenticare, benchè impossibile, o prevedere, benchè altrettanto irrealizzabile. Ma forse ci saranno ancora giorni, anni e vita buttati inseguendo un morto.


Piccolo appunto scritto tempo fa, lo dedico all'amico Fabio, che vive un momento amoroso un po' troppo arido.