A Natale, ovunque...
lunedì 20 agosto 2007
lunedì 13 agosto 2007
venerdì 10 agosto 2007
Seguendo la Massa a Massa
Giorno 1 - 4/8/2007
2.30 pm: Stazione Certosa di Pavia, lascio mamma a pochi passi dal sottopassaggio in prossimità della ferrovia. Al varco mi attendono il bellissimo Max e il sempre tonico Bone, accompagnati dalle rispettive madri, e dalle rispettive Panda. L'attesa meta è Marina di Massa, posto a me sconosciuto, ma ai più invece ben noto, vista la quantità di gente che mi dice di esserci stata. Io e Max, superata l'incognita "ostello o parassitismo nell'appartemento", soggiorneremo in loco fino a martedì sera; Bone invece va a unirsi al resto dell'allegro trenino a legna della compagnia fino al sabato successivo, ospite di un lussuoso (o Decisamente Ristrutturabile) appartamento in affitto vista cane semi-morto, dove l'unica regola è farla pagare cara a eventuali ospiti inattesi, quali io e Max ci apprestiamo a diventare.
In attesa del treno, in arrivo alle 3 (Max ha insistito perchè dessi sfoggio delle mie famose doti di traspirazione da tutta la superficie cutanea, come deduco dall'appuntamento tanto anticipato), ci si intrattiene allegramente con madri e figli, dicendone di ogni tipo, colore e forma.
Bone: Max, hai saputo che chi supera di 40 all'ora i limiti di velocità va in carcere?
Max: Ma la multa te la danno?
Bone: No.
Max: Allora fa niente.
3.56 pm: Stazione di Voghera. Atmosfera da film western, e Max lanciatissimo in un assolo di minchiate. L'aria si raggela all'annuncio del ritardo del treno che ci avrebbe dovuto portare a Genova, dove, con un margine di tempo imbarazzante, ci attendeva la coincidenza per Marina di Massa. "Impossibile, baueraggio necessario, cari amici", dico loro.
L'aria si raggela ulteriormente all'arrivo dell'Agente di Borsa: un signore di mezza età si avvicina al trio, chiedendo soldi per dar da mangiare ai figli. Io e Bone intuiamo la magagna e rispondiamo con un "abbiamo la carta di credito". Max, di cuore buono, gli allunga due euro. Il signore si allontana per qualche secondo, poi si riattacca al benefattore, chiedendo almeno un altro euro (stavolta la ragione non era più nel sostentamento dei figli, ma nell'acquisto del biglietto). Max, dopo qualche minuto di negoziato, allunga anche un altro euro, sperando di scrollarselo di dosso.
Ma proprio a questo punto, il bisognoso rivela improvvisamente la sua vera identità di agente di borsa in incognito:
"Dai, facciamo che io tu mi dai 5 euro e io ti restituisco i tre!"
"No! Non ce li ho neanche 5 euro interi..."
"E allora facciamo 10! Mi dai 10 euro, e io ti dò il resto di 5!"
Il treno arriva e la minaccia è sventata.
4.15 pm: Ormai sfiduciato riguardo l'esito dell'assalto alla coincidenza, mi tuffo nel tubo di Pringles alla cipolla e erbe di vario tipo che i miei due compagni si rifiutano di condividere. Si ciucciano l'acqua, i bastardi. Nel nostro scompartimento, due ragazze (orrende, ahinoi) discutono alacramente di qualcosa che, al suono, sembra vagamente familiare. Origliando, emergono chiaramente prima un Lupin, poi uno Snape e finalmente un Potter: stanno parlando di Harry Potter 7, e appena la cosa diventa evidente Bone si fodera le orecchie di Ligabue (che spirito di sacrificio!) e Max si immerge nel Nintendo DS. È proprio Max (che nonostante le cuffie coglie ogni cosa) a lamentare timidamente lo spoileraggio a secco operato dalle due: visto che ho terminato la lettura del suddetto libro proprio mezz'ora prima di partire, si opta per lo scambio di posti con il Lamesta che è proprio accanto a una delle due.
Le ragazze, autodefinitesi Snippiste, ovvero fan di Severus Snape (come riesco a cogliere dopo un'iniziale voglia di esplodere in un riso dileggiatore) [Snape, in italiano, è Piton -- mi chiedo se l'eventuale traduzione di Snippista non possa essere Sorcino, vista la tremenda somiglianza tra Snape e Renato Zero], non sembrano complessivamente soddisfatte del romanzo, del quale discutiamo a grandi linee per qualche minuto. Mi dedico a una difesa abbastanza ritrosa, accompagnata dal tono impostato e dalla gesticolazione quasi fo-esca che tanto divertono i giovani e meno giovani che diletto occasionalmente. Dopo qualche battuta, ci si comincia a ignorare allegramente, e, con Bone e Max immersi in mondi altri, non mi resta che desiderare l'abbraccio delle Pringles. Chiuse nello zaino.
4.48 pm: Salutate le Sorcine, comincia la Corsa d'Attacco. Anzi, d'Attracco. Un culo tremendo fa sì che il suddetto treno sia ad appena due binari da quello di arrivo, e che sia pure in ritardo. Dopo pochi istanti, facciamo conoscenza dell'Uomo con il Polpaccio più Brutto del Mondo (immaginatevi una fune avvolta su una patata, a mò di salame), di una Figa Straniera Paurosa, anch'ella dedita alla lettura di Harry Potter, 6 però, e in inglese (notiamo anche qualche scompartimento più in là una giovane dedita alla lettura del 7...), e del controllore, conosciuto come il Vecchio, grazie a un'infelice battuta di Max con la sua assistente.
Ci accomodiamo comodamente nel corridoio: Bone saluta ragazze a caso giustificandosi con un "eh, c'ho avuto una storia..."; tra una Pringles e l'altra, scopro di avere un'età celebrale di 80 anni, e penso dentro di me che è una figata pazzesca; e intanto, felice, Max si masturba con il DS.
7.00 pm: Alla proposta di un megatorneo di Tekken 5 e con l'ostello in tutto esaurito, Max abbandona ogni ipotesi di soggiorno in un luogo che non sia l'appartamento. Però, l'oscura possibilità che qualcuno dell'Agenzia si faccia vivo per punire i due riottosi clandestini annebbia fino al giorno dopo l'altrimenti spensierata mente di Max, che, con il volgere della sera, si fa sempre più cupa.
Sistemate le nostre cose negli angoli della camera del sempre amichevole Bone, già si respira aria di casa: dall'altra parte della strada, si estende il fiero carrozzone della Festa della CGIL, e si odono i compagni mormorare Cuando esta noche! Cuando esta noche tramonta el sol, mon amour, mon amour...! Eh, la lotta di classe...
10.42 pm: Mangiati, lavati, pisciati e anche un po' sublimati, ci si dirige nel centro cittadino, dove l'attrazione principale sembra essere, per il momento, una graziosa sala giochi dove mi dedico per qualche tempo al Baueraggio più selvaggio. Nella posa e con l'espressione corrucciata tipica del Jack Bauerone Internazionale, uccido ogni essere virtuale a vista, salvo poi abbandonarmi alle violente manovre di polso del calcio balilla... solo per perdere vergognosamente, visto che sono stato costretto dalle circostanze ad andare in attacco (sì, Ste, non è solo colpa mia se abbiam perso...).
2.40 am: Rincasati, Max sembra aver ritrovato la sua gioia di bambino di 20 anni, grazie alla scoperta dell'esistenza di una piadineria. Sì, perchè il cinghiale solo di quello si nutre.
Mi appresto a gettarmi tra le braccia del butterato Morpheus, che però non sembra molto disposto a dimostrarmi affetto visto che a) tutti si precipitano in sala (che è la mia/di-Max camera da letto) a giocare a carte (e fin qui posso anche sopportare, riuscirei ad addormentarmi con il sottofondo del chiacchiericcio); b) Bone si dedica a ogni possibile tortura fisica e psicologica nei miei confronti, leggendomi l'Uomo Ragno addosso, sparandomi il flash della sua FOTTUTISSIMA fotocamera a un nanometro dalle pupille, ma soprattutto (con la collaborazione del mai dimenticato Mike, detto Crucio, viste le circostanze) lanciandomi in faccia una gragnola di palline di alluminio proprio quando dal dormiveglia stavo scivolando nel sonno vero e proprio.
Finita la partita e spente le luci, Max picchia uno scoreggione sismico degno del Martello di Thor e poi va a giocare a Tekken, candido come un bimbo.
Giorno 2 - 5/8/2007
8.45 am: Mi sveglio e mi riaddormento una decina di volte, attendendo che qualcuno mi svegli definitivamente. Un'inspiegabile tensione mi accoglie al risveglio. E al risveglio successivo. E a quello ancora dopo. Bah, sarà un brutto presentimento...
Grazie al risveglio a base di coccole ingiustificate da parte di SteMazzi, ragazza di Bone, inizia la giornata. In poco tempo, ma a intervalli diversi, tutti consumano la colazione. Ed è tempo di dirigersi in spiaggia. Con calma, non subito.
10.52 am: Il dolore. Il tremendo dolore dei sassi a devastare le piante dei piedi. Chilometri di spiaggia tutta sassi, e chilometri di battigia tutta sassi, chilometri di fondale tutto sassi. Che Dio maledica chi li ha inventati, sti fottuti sassi. E chi poi li ha portati in Toscana, sti sassi. Non state a sentire Crozza, portateli via i sassi dalla Toscana, và. Dopo essermi bucato un dito del piede e essermi disegnato uno sfregio sulla pianta dell'altro, avanzo via materassino più a largo, dove gran parte della compagnia è impegnata nelle solite attività ludiche in una zona meno profonda a fondale sabbioso.
Qui nasce l'amore verso l'Amico Tonno, un grazioso pesce gonfiabile blu dalle pinne gialle, con il quale instauro una duratura amicizia. La gelosia è un brutto male però, e tre individui, StePuzzi, Germani e MarcoBellezzaFolgorante iniziano a contendersi l'affetto del povero essere in plastica. In una battaglia cruentissima, nella quale non sono stati risparmiati morsi, coltellate, citazioni delle canzoni di Max Pezzali e solletichi vari, io e il mio alleato MarcoBellezzaFolgorante riusciamo a prevalere sulla coppia StePuzzi - Germani. Campioni del Tonno! Campioni del Tonno!
2.30 pm: Primo pranzo vero e proprio, direttamente dalle mani della cuochessa Alice. Io e Max, vergognandoci come ladri del nostro parassitismo ma anche mossi da un sincero spirito propositivo, ci mettiamo a completa disposizione dello chef. E le conseguenze non mancheranno di essere catastrofiche, con moke ancora piene all'aria, pasta pronta che straborda ovunque, bicchieri distrutti e quant'altro. Asciugati i piatti e after the tazzuriella ' cafè, siesta.
2.30 pm: Stazione Certosa di Pavia, lascio mamma a pochi passi dal sottopassaggio in prossimità della ferrovia. Al varco mi attendono il bellissimo Max e il sempre tonico Bone, accompagnati dalle rispettive madri, e dalle rispettive Panda. L'attesa meta è Marina di Massa, posto a me sconosciuto, ma ai più invece ben noto, vista la quantità di gente che mi dice di esserci stata. Io e Max, superata l'incognita "ostello o parassitismo nell'appartemento", soggiorneremo in loco fino a martedì sera; Bone invece va a unirsi al resto dell'allegro trenino a legna della compagnia fino al sabato successivo, ospite di un lussuoso (o Decisamente Ristrutturabile) appartamento in affitto vista cane semi-morto, dove l'unica regola è farla pagare cara a eventuali ospiti inattesi, quali io e Max ci apprestiamo a diventare.
In attesa del treno, in arrivo alle 3 (Max ha insistito perchè dessi sfoggio delle mie famose doti di traspirazione da tutta la superficie cutanea, come deduco dall'appuntamento tanto anticipato), ci si intrattiene allegramente con madri e figli, dicendone di ogni tipo, colore e forma.
Bone: Max, hai saputo che chi supera di 40 all'ora i limiti di velocità va in carcere?
Max: Ma la multa te la danno?
Bone: No.
Max: Allora fa niente.
3.56 pm: Stazione di Voghera. Atmosfera da film western, e Max lanciatissimo in un assolo di minchiate. L'aria si raggela all'annuncio del ritardo del treno che ci avrebbe dovuto portare a Genova, dove, con un margine di tempo imbarazzante, ci attendeva la coincidenza per Marina di Massa. "Impossibile, baueraggio necessario, cari amici", dico loro.
L'aria si raggela ulteriormente all'arrivo dell'Agente di Borsa: un signore di mezza età si avvicina al trio, chiedendo soldi per dar da mangiare ai figli. Io e Bone intuiamo la magagna e rispondiamo con un "abbiamo la carta di credito". Max, di cuore buono, gli allunga due euro. Il signore si allontana per qualche secondo, poi si riattacca al benefattore, chiedendo almeno un altro euro (stavolta la ragione non era più nel sostentamento dei figli, ma nell'acquisto del biglietto). Max, dopo qualche minuto di negoziato, allunga anche un altro euro, sperando di scrollarselo di dosso.
Ma proprio a questo punto, il bisognoso rivela improvvisamente la sua vera identità di agente di borsa in incognito:
"Dai, facciamo che io tu mi dai 5 euro e io ti restituisco i tre!"
"No! Non ce li ho neanche 5 euro interi..."
"E allora facciamo 10! Mi dai 10 euro, e io ti dò il resto di 5!"
Il treno arriva e la minaccia è sventata.
4.15 pm: Ormai sfiduciato riguardo l'esito dell'assalto alla coincidenza, mi tuffo nel tubo di Pringles alla cipolla e erbe di vario tipo che i miei due compagni si rifiutano di condividere. Si ciucciano l'acqua, i bastardi. Nel nostro scompartimento, due ragazze (orrende, ahinoi) discutono alacramente di qualcosa che, al suono, sembra vagamente familiare. Origliando, emergono chiaramente prima un Lupin, poi uno Snape e finalmente un Potter: stanno parlando di Harry Potter 7, e appena la cosa diventa evidente Bone si fodera le orecchie di Ligabue (che spirito di sacrificio!) e Max si immerge nel Nintendo DS. È proprio Max (che nonostante le cuffie coglie ogni cosa) a lamentare timidamente lo spoileraggio a secco operato dalle due: visto che ho terminato la lettura del suddetto libro proprio mezz'ora prima di partire, si opta per lo scambio di posti con il Lamesta che è proprio accanto a una delle due.
Le ragazze, autodefinitesi Snippiste, ovvero fan di Severus Snape (come riesco a cogliere dopo un'iniziale voglia di esplodere in un riso dileggiatore) [Snape, in italiano, è Piton -- mi chiedo se l'eventuale traduzione di Snippista non possa essere Sorcino, vista la tremenda somiglianza tra Snape e Renato Zero], non sembrano complessivamente soddisfatte del romanzo, del quale discutiamo a grandi linee per qualche minuto. Mi dedico a una difesa abbastanza ritrosa, accompagnata dal tono impostato e dalla gesticolazione quasi fo-esca che tanto divertono i giovani e meno giovani che diletto occasionalmente. Dopo qualche battuta, ci si comincia a ignorare allegramente, e, con Bone e Max immersi in mondi altri, non mi resta che desiderare l'abbraccio delle Pringles. Chiuse nello zaino.
4.48 pm: Salutate le Sorcine, comincia la Corsa d'Attacco. Anzi, d'Attracco. Un culo tremendo fa sì che il suddetto treno sia ad appena due binari da quello di arrivo, e che sia pure in ritardo. Dopo pochi istanti, facciamo conoscenza dell'Uomo con il Polpaccio più Brutto del Mondo (immaginatevi una fune avvolta su una patata, a mò di salame), di una Figa Straniera Paurosa, anch'ella dedita alla lettura di Harry Potter, 6 però, e in inglese (notiamo anche qualche scompartimento più in là una giovane dedita alla lettura del 7...), e del controllore, conosciuto come il Vecchio, grazie a un'infelice battuta di Max con la sua assistente.
Ci accomodiamo comodamente nel corridoio: Bone saluta ragazze a caso giustificandosi con un "eh, c'ho avuto una storia..."; tra una Pringles e l'altra, scopro di avere un'età celebrale di 80 anni, e penso dentro di me che è una figata pazzesca; e intanto, felice, Max si masturba con il DS.
7.00 pm: Alla proposta di un megatorneo di Tekken 5 e con l'ostello in tutto esaurito, Max abbandona ogni ipotesi di soggiorno in un luogo che non sia l'appartamento. Però, l'oscura possibilità che qualcuno dell'Agenzia si faccia vivo per punire i due riottosi clandestini annebbia fino al giorno dopo l'altrimenti spensierata mente di Max, che, con il volgere della sera, si fa sempre più cupa.
Sistemate le nostre cose negli angoli della camera del sempre amichevole Bone, già si respira aria di casa: dall'altra parte della strada, si estende il fiero carrozzone della Festa della CGIL, e si odono i compagni mormorare Cuando esta noche! Cuando esta noche tramonta el sol, mon amour, mon amour...! Eh, la lotta di classe...
10.42 pm: Mangiati, lavati, pisciati e anche un po' sublimati, ci si dirige nel centro cittadino, dove l'attrazione principale sembra essere, per il momento, una graziosa sala giochi dove mi dedico per qualche tempo al Baueraggio più selvaggio. Nella posa e con l'espressione corrucciata tipica del Jack Bauerone Internazionale, uccido ogni essere virtuale a vista, salvo poi abbandonarmi alle violente manovre di polso del calcio balilla... solo per perdere vergognosamente, visto che sono stato costretto dalle circostanze ad andare in attacco (sì, Ste, non è solo colpa mia se abbiam perso...).
2.40 am: Rincasati, Max sembra aver ritrovato la sua gioia di bambino di 20 anni, grazie alla scoperta dell'esistenza di una piadineria. Sì, perchè il cinghiale solo di quello si nutre.
Mi appresto a gettarmi tra le braccia del butterato Morpheus, che però non sembra molto disposto a dimostrarmi affetto visto che a) tutti si precipitano in sala (che è la mia/di-Max camera da letto) a giocare a carte (e fin qui posso anche sopportare, riuscirei ad addormentarmi con il sottofondo del chiacchiericcio); b) Bone si dedica a ogni possibile tortura fisica e psicologica nei miei confronti, leggendomi l'Uomo Ragno addosso, sparandomi il flash della sua FOTTUTISSIMA fotocamera a un nanometro dalle pupille, ma soprattutto (con la collaborazione del mai dimenticato Mike, detto Crucio, viste le circostanze) lanciandomi in faccia una gragnola di palline di alluminio proprio quando dal dormiveglia stavo scivolando nel sonno vero e proprio.
Finita la partita e spente le luci, Max picchia uno scoreggione sismico degno del Martello di Thor e poi va a giocare a Tekken, candido come un bimbo.
Giorno 2 - 5/8/2007
8.45 am: Mi sveglio e mi riaddormento una decina di volte, attendendo che qualcuno mi svegli definitivamente. Un'inspiegabile tensione mi accoglie al risveglio. E al risveglio successivo. E a quello ancora dopo. Bah, sarà un brutto presentimento...
Grazie al risveglio a base di coccole ingiustificate da parte di SteMazzi, ragazza di Bone, inizia la giornata. In poco tempo, ma a intervalli diversi, tutti consumano la colazione. Ed è tempo di dirigersi in spiaggia. Con calma, non subito.
10.52 am: Il dolore. Il tremendo dolore dei sassi a devastare le piante dei piedi. Chilometri di spiaggia tutta sassi, e chilometri di battigia tutta sassi, chilometri di fondale tutto sassi. Che Dio maledica chi li ha inventati, sti fottuti sassi. E chi poi li ha portati in Toscana, sti sassi. Non state a sentire Crozza, portateli via i sassi dalla Toscana, và. Dopo essermi bucato un dito del piede e essermi disegnato uno sfregio sulla pianta dell'altro, avanzo via materassino più a largo, dove gran parte della compagnia è impegnata nelle solite attività ludiche in una zona meno profonda a fondale sabbioso.
Qui nasce l'amore verso l'Amico Tonno, un grazioso pesce gonfiabile blu dalle pinne gialle, con il quale instauro una duratura amicizia. La gelosia è un brutto male però, e tre individui, StePuzzi, Germani e MarcoBellezzaFolgorante iniziano a contendersi l'affetto del povero essere in plastica. In una battaglia cruentissima, nella quale non sono stati risparmiati morsi, coltellate, citazioni delle canzoni di Max Pezzali e solletichi vari, io e il mio alleato MarcoBellezzaFolgorante riusciamo a prevalere sulla coppia StePuzzi - Germani. Campioni del Tonno! Campioni del Tonno!
2.30 pm: Primo pranzo vero e proprio, direttamente dalle mani della cuochessa Alice. Io e Max, vergognandoci come ladri del nostro parassitismo ma anche mossi da un sincero spirito propositivo, ci mettiamo a completa disposizione dello chef. E le conseguenze non mancheranno di essere catastrofiche, con moke ancora piene all'aria, pasta pronta che straborda ovunque, bicchieri distrutti e quant'altro. Asciugati i piatti e after the tazzuriella ' cafè, siesta.
2.55 am: Dopo il duello pomeridiano con la spiaggia assassina, e un'altra gargantuelica cena, ispezione del lungomare e del molo, con visita a un agghiacciante localino trendy che sembra avere in repertorio solo musica degli anni 80. Va bene tutto, ma dopo Fly Robin Fly... cioè, manca Orzowei e potrebbe anche venirmi voglia di morire.
Ritornati a casa, penso di avere la situazione in pugno. Penso: ok, li frego tutti stanotte, mi metto a disegnare, così poi non mi tormentano. Fatti due schizzi, e notata l'assenza di esseri umani, mi metto a dormire. Finalmente. In pace.
Ritornati a casa, penso di avere la situazione in pugno. Penso: ok, li frego tutti stanotte, mi metto a disegnare, così poi non mi tormentano. Fatti due schizzi, e notata l'assenza di esseri umani, mi metto a dormire. Finalmente. In pace.
Giorno 3 - 6/8/2007
11.30 am: Io e l'Amico Tonno ci scambiamo confidenze in mare... aaah, quanto mi capisce lui, non come quegli altri esseri di carne. Lui è tenero... così tenero che si spezza con un grissino. NO TONNO, NON SPEZZARTI!
4.45 pm: È iniziata la mania del Nintendo DS. Tutti, e dico quasi tutti, vogliono un pezzo di quell'oggettino, vogliono la possibilità di infrangere un record che, provvidenzialmente, Max abbatte con il suo game successivo. Il nostro Ciccioboy si rifiuta persino di recarsi in spiaggia, impegnato com'è a controllare il punteggio di Eleonora, detta Ultron per la sua capacità di interfacciarsi con le apparecchiature cibernetiche. Tutti matti per DS, dicevamo, tranne StePuzzi, che legge Harry Potter 4, e Fabio, uno zombie vivente che, vagando disperato tra la Playstation e la sala, prepara la sua vendetta... Ah, e io, che dormo beatamente a qualsiasi ora del pomeriggio.
4.45 pm: È iniziata la mania del Nintendo DS. Tutti, e dico quasi tutti, vogliono un pezzo di quell'oggettino, vogliono la possibilità di infrangere un record che, provvidenzialmente, Max abbatte con il suo game successivo. Il nostro Ciccioboy si rifiuta persino di recarsi in spiaggia, impegnato com'è a controllare il punteggio di Eleonora, detta Ultron per la sua capacità di interfacciarsi con le apparecchiature cibernetiche. Tutti matti per DS, dicevamo, tranne StePuzzi, che legge Harry Potter 4, e Fabio, uno zombie vivente che, vagando disperato tra la Playstation e la sala, prepara la sua vendetta... Ah, e io, che dormo beatamente a qualsiasi ora del pomeriggio.
9.45 pm: http://picturestoriefuture.blogspot.com/2007/08/lira-di-fabio.html
1.30 am: Missione Viareggio. Andata all'insegna dell'argomento trans e poi dell'ormai mitico Cappuccino, nuovo sinonimo di prepuzio, centro focale di una disquisizione a metà tra un film di Tarantino e Sex and the City portata avanti da Mone, detto anche Er Matranga, che ne parla con un disprezzo tale da venire il sospetto che glielo abbiano strappato a morsi da bambino.
Viareggio passa in un flash e in una Coppa-gelato-della-quale-non-ricordo-il-nome. A questo punto, Fabio propone di andare a dileggiare omosessuali a Torre del Lago. Prevale un'iniziale entusiasmo... o meglio, sembra che l'obiettivo dichiarato sia solo una boutade... ma purtroppo no, l'obiettivo è davvero quello. Fortunatamente prevale la ragione, e il carrozzone si muove verso casa. Certo, arriveremmo.. se MarcoBellezzaFolgorante si decidesse a seguire le frecce che indicano "Marina di Massa"...
3.45 am: Dopo la consueta partita a carte, che stavolta non sembra essere accompagnata da alcun tipo di tortura, mi addormento serenamente. Poi però inizia il monologo che mi tiene sveglio fino alle 4.30: Mike, detto Crucio (lo DEVO ribadire), profonde un soliloquio interminabile contrappuntato da interventi del pubblico come "dai Mike, basta, abbiamo sonno" e da risposte dell'istrione come "no, dai, ancora cinque minuti". Soffocando nel cuscino la rabbia per l'atto terroristico in corso, prendo finalmente sonno sulle impetuose note della Scoreggia Più Potente Mai Udita dall'Uomo, fabbricata dal sempre chirurgico Max, un suo personale modo di spirare prima di dormire.
Giorno 4 - 7/8/2007
11.34 am: Niente da fare, niente mare stamattina. Non c'avevo neanche voglia, a dire il vero. E allora cazzo mi lamento? Mi lamento perchè la Repubblica era finita e ho dovuto comprare il Corriere. Affranto, mi metto a disegnare Supergirl, e, benchè, abbia cannato del tutto le proporzioni, mi soddisfa alquanto.
2.23 pm: Fine dell'ultimo, giulianferraresco pranzo.
2.24 pm: Tonno è morto. Èmmmortto.
5.30 pm: Ultimo, malinconico bagno, luce soffusa dal cielo nuvoloso e morte nel cuore per la scomparsa dell'Amico Tonno. "Imparato" l'uso del boccaglio, partitina a pallavolo o come-cazzo-si-chiama-quel-gioco-in-cui-ci-si-passa-la-palla-cercando-di-superare-il-record-di-palleggi in compagnia di StePuzzi e Crucio, e mi stupisco di essere capace di far rimbalzare la palla senza farla sfuggire anche per periodi di tempo superiori ai 15 secondi.
Cerco di rimandare il più possibile la fine del gioco, ma, viste le valigie da preparare, diventa necessario sfuggire all'abbraccio delle correnti marine, che mi premiano procurandomi un crampo al polpaccio.
7.45 pm: Salutati amici e amiche (in un rito molto interessante, con 4 persone buttate su un letto matrimoniale, 2 a farsi i cazzi loro e 2 a guardare quelle 2 persone farsi i cazzi loro), ricevute le ultime minacce di morte da Fabio (per la suddetta ammucchiata) e con in mano un pezzo di Parmigiano Reggiano, saliamo sul treno che ci porterà a casa. Il viaggio è un misto di deliri profetici di Max (Imparerai le vie del culo..., afferma), schizzi tremolanti a pennerellino, fallimenti in serie con i giochini di Super Mario DS e un'aleggiante odore di morte che permea il vagone intero.
Alle 23, dopo un ultimo monologo di Max sul legame tra il recente omicidio di Assago e gli incidenti stradali, intitolato Il Rasoio di Occam (eh, perchè... mi sembra logico... hai voluto farti sparare? eh? adesso muori, e ti sta bene... hai voluto bere? hai voluto andare veloce? adesso muori, e ti sta bene...), arriviamo in una Milano Rogoredo deserta, abitata da un solo, sperduto tamarro che non ha manco per le palle di andare a controllare gli orari dei al cartellone apposito, a pochi metri di distanza. E quando lo fa, mezz'ora dopo, rischia la vita. Beh, potevi anche morire, eh.
00.01 am: Dopo un quarto d'ora passato ad abbozzare l'atterraggio del possente corpo di Tia dallo spazio, io e Max scendiamo dal treno. Babbo Lamesta & The D'Alessandros ci aspettano nella Stazione di Certosa, ma, nonostante il nome da gruppo country, non si esibiscono nel loro repertorio.
Neanche il tempo di arrivare a casa e già mi sono incazzato come Sgarbi, ma ho sonno, e me ne posso anche occupare domani...
... strano, credo di aver sentito un tuono in lontananza... eppure il cielo era terso...
Viareggio passa in un flash e in una Coppa-gelato-della-quale-non-ricordo-il-nome. A questo punto, Fabio propone di andare a dileggiare omosessuali a Torre del Lago. Prevale un'iniziale entusiasmo... o meglio, sembra che l'obiettivo dichiarato sia solo una boutade... ma purtroppo no, l'obiettivo è davvero quello. Fortunatamente prevale la ragione, e il carrozzone si muove verso casa. Certo, arriveremmo.. se MarcoBellezzaFolgorante si decidesse a seguire le frecce che indicano "Marina di Massa"...
3.45 am: Dopo la consueta partita a carte, che stavolta non sembra essere accompagnata da alcun tipo di tortura, mi addormento serenamente. Poi però inizia il monologo che mi tiene sveglio fino alle 4.30: Mike, detto Crucio (lo DEVO ribadire), profonde un soliloquio interminabile contrappuntato da interventi del pubblico come "dai Mike, basta, abbiamo sonno" e da risposte dell'istrione come "no, dai, ancora cinque minuti". Soffocando nel cuscino la rabbia per l'atto terroristico in corso, prendo finalmente sonno sulle impetuose note della Scoreggia Più Potente Mai Udita dall'Uomo, fabbricata dal sempre chirurgico Max, un suo personale modo di spirare prima di dormire.
Giorno 4 - 7/8/2007
11.34 am: Niente da fare, niente mare stamattina. Non c'avevo neanche voglia, a dire il vero. E allora cazzo mi lamento? Mi lamento perchè la Repubblica era finita e ho dovuto comprare il Corriere. Affranto, mi metto a disegnare Supergirl, e, benchè, abbia cannato del tutto le proporzioni, mi soddisfa alquanto.
2.23 pm: Fine dell'ultimo, giulianferraresco pranzo.
2.24 pm: Tonno è morto. Èmmmortto.
5.30 pm: Ultimo, malinconico bagno, luce soffusa dal cielo nuvoloso e morte nel cuore per la scomparsa dell'Amico Tonno. "Imparato" l'uso del boccaglio, partitina a pallavolo o come-cazzo-si-chiama-quel-gioco-in-cui-ci-si-passa-la-palla-cercando-di-superare-il-record-di-palleggi in compagnia di StePuzzi e Crucio, e mi stupisco di essere capace di far rimbalzare la palla senza farla sfuggire anche per periodi di tempo superiori ai 15 secondi.
Cerco di rimandare il più possibile la fine del gioco, ma, viste le valigie da preparare, diventa necessario sfuggire all'abbraccio delle correnti marine, che mi premiano procurandomi un crampo al polpaccio.
7.45 pm: Salutati amici e amiche (in un rito molto interessante, con 4 persone buttate su un letto matrimoniale, 2 a farsi i cazzi loro e 2 a guardare quelle 2 persone farsi i cazzi loro), ricevute le ultime minacce di morte da Fabio (per la suddetta ammucchiata) e con in mano un pezzo di Parmigiano Reggiano, saliamo sul treno che ci porterà a casa. Il viaggio è un misto di deliri profetici di Max (Imparerai le vie del culo..., afferma), schizzi tremolanti a pennerellino, fallimenti in serie con i giochini di Super Mario DS e un'aleggiante odore di morte che permea il vagone intero.
Alle 23, dopo un ultimo monologo di Max sul legame tra il recente omicidio di Assago e gli incidenti stradali, intitolato Il Rasoio di Occam (eh, perchè... mi sembra logico... hai voluto farti sparare? eh? adesso muori, e ti sta bene... hai voluto bere? hai voluto andare veloce? adesso muori, e ti sta bene...), arriviamo in una Milano Rogoredo deserta, abitata da un solo, sperduto tamarro che non ha manco per le palle di andare a controllare gli orari dei al cartellone apposito, a pochi metri di distanza. E quando lo fa, mezz'ora dopo, rischia la vita. Beh, potevi anche morire, eh.
00.01 am: Dopo un quarto d'ora passato ad abbozzare l'atterraggio del possente corpo di Tia dallo spazio, io e Max scendiamo dal treno. Babbo Lamesta & The D'Alessandros ci aspettano nella Stazione di Certosa, ma, nonostante il nome da gruppo country, non si esibiscono nel loro repertorio.
Neanche il tempo di arrivare a casa e già mi sono incazzato come Sgarbi, ma ho sonno, e me ne posso anche occupare domani...
... strano, credo di aver sentito un tuono in lontananza... eppure il cielo era terso...
martedì 31 luglio 2007
venerdì 6 luglio 2007
Due davanti e due di dietro...
... come faranno quattro elefanti a stare in una 500?
Due davanti e due di dietro.(testo: Elio e le Storie Tese; immagini: repubblica.it)
sabato 30 giugno 2007
venerdì 29 giugno 2007
So long, Superman...
Acquistato nel settembre 2006, soltanto pochi giorni fa, il 25 giugno 2007, il vostro valente blogger è riuscito a voltare anche l'ultima pagina e rimetterlo in libreria a riposare per un po'... ok, non contando il fatto che in questo momento è qui accanto a me.
Ora, così sembra sia stata una sofferenza immane, ma, beh... piacere mio, Signora Silver Age, questo è poco ma sicuro.
L'immane e meraviglioso malloppo raccoglie e celebra in un'edizione sì economica ma coi fiocchi le prime storie Silver Age dell'Azzurrone, storie che hanno cementato buona parte del cast di comprimari e della "mitologia" del supereroe, del materiale che è in parte sopravvissuto anche oltre alla rivoluzione di Crisis, almeno per alcuni caratteri generali.
Ora, così sembra sia stata una sofferenza immane, ma, beh... piacere mio, Signora Silver Age, questo è poco ma sicuro.
L'immane e meraviglioso malloppo raccoglie e celebra in un'edizione sì economica ma coi fiocchi le prime storie Silver Age dell'Azzurrone, storie che hanno cementato buona parte del cast di comprimari e della "mitologia" del supereroe, del materiale che è in parte sopravvissuto anche oltre alla rivoluzione di Crisis, almeno per alcuni caratteri generali.
Senza perdersi in complesse disamine nerdish, sappiate che nel volume regna e fiorisce l'ingenuità narrativa più pura. In senso positivo ovviamente. Ogni storia segue il più classico schema delle storie del periodo (minaccia inizialmente ineluttabile superata dall'astuzia e dalla forza dell'Eroe, e annessi), e ovviamente anche gli stilemi (narrazione autoconclusiva [tranne in un caso] o in brevi parti contenute nello stesso numero, storytelling compressissimo ma altrettanto limpido, dialoghi di rado tanto deliziosamente pletorici), ma tutte imperniate su idee l'una più "assurda" della successiva (e qui, cari Vertigo-dipendenti, sense of wonder a manetta), e tutte risolte con espedienti altrettanto (se non di più) surreali e fantasiosi (nonchè spassosissimi, leggere per credere). E, in particolare, viene il sospetto che Otto Binder, autore di molte delle storie contenute, si fumasse l'impossibile (e forse la roba girava anche parecchio tra i colleghi, visti i risultati...). Continuity? Il minimo essenziale. Realismo? Sono gli anni 50, baby! Personaggi a tinte fosche? Vada per un Lex Luthor scienziato pazzo o per un inarrestabile Brainiac.
Questo era la Silver Age pre-Marvel: storie brevi o brevissime, un gruppo minimo di personaggi ricorrenti legati indissolubilmente a leit-motiv irrisolvibili (ad esempio, l'amore poco corrisposto di Lois Lane per Superman, l'identità segreta di Clark Kent...), e, soprattutto, l'iconico, indistruttibile e intelligentissimo eroe protagonista, che, alla fine dell'episodio, "saves the day", riportando lo status quo. Il tutto in un'atmosfera di generale "luminosità" e leggerezza, di fiducia nel mondo, di positività. Niente tematiche scomode, il Comics Code lo impediva; molta sci-fi anni 50, anche perchè era il periodo del boom dei drive-in, dei film, delle riviste e dei romanzi fantastici, e questo materiale andava via come il pane, specie tra giovani e giovanissimi (eh, quando i fumetti erano ancora quasi solo per ragazzi...); molta sospensione dell'incredulità; molta autoironia da parte degli autori, e storie divertentissime, vere e proprie "favole della buonanotte" moderne (almeno, io le ho consumate così...).
Certo, poi venne Stan, e fra Fantastici Quattro e compagnia questa impostazione andò lentamente scemando, con una sempre più forte impronta soap-operistica (e con questo termine intendo serialità, con sottotrame che si dipanano per più numeri, storie sempre meno autoconclusive e indipendenti), con universi narrativi coerenti e sempre più "realistici". E questa è solo una constatazione, non voglio dare giudizi di valore o scegliere fazioni, perchè sono entrambe impostazioni che apprezzo, fintanto che non scadono nell'autoreferenzialità più becera e miope (vero, signor DiDio?). Perchè, come ogni produzione artistica e commerciale, anche il fumetto non può prescindere dal contesto socioculturale in cui è immerso, ma soprattutto dalla volontà degli autori di divertire il proprio pubblico nel modo più efficace possibile. E con il minor numero di pretese possibili (e anche qui, dipende dai contesti).
Tornando a noi, dopo questo compendio di ovvietà a beneficio dei meno esperti di fumetti, come posso esimermi dal parlare degli stupendi disegni racchiusi nel volume? Voglio dire, come tacere questi tratti di una sapienza invidiabile (anche se in fatto di dinamicità c'era ancora da imparare, l'era Kirby era alle porte...) di maestri come Al Plastino, Wayne Boring, Curt Swan, coadiuvati dalle chirurgiche e morbide chine di Stan Kaye? Cioè, nomi per voi assolutamente fuori dall'Universo, magari, ma gente che nel mestiere metteva l'anima, e si vede.
Insomma, questo volume è il classico jam-packed di azione, divertimento, fantasia e quella punta di romanticismo vecchia maniera che non fa mai male. Una gioia per gli occhi, una delizia per la mente, da consumarsi piano piano appena prima di spegnere il lume sul comodino. Giusto giusto per sognare meglio.
Insomma, questo volume è il classico jam-packed di azione, divertimento, fantasia e quella punta di romanticismo vecchia maniera che non fa mai male. Una gioia per gli occhi, una delizia per la mente, da consumarsi piano piano appena prima di spegnere il lume sul comodino. Giusto giusto per sognare meglio.
Beh, che dire... magari un post e una lettura con davvero poco appeal per i meno affiatati al mondo di carta e china (ho cercato di essere il più didascalico possibile solo per voi, belli di mamma)... e anche una difficile chiusura, indubbiamente... però, boh... son cose che aiutano a sognare. Spero di aver trasmesso un minimo dell'entusiasmo che mi ha percorso durante questa lunga cavalcata nel passato (cavalcata che andrà avanti, visto che ho qua accanto altri due matrangoni di 500 pagine l'uno...), e... boh... mi sembra di aver scritto un post inutile, ma glielo dovevo.
Balbettando, balbettando,
Freak Out!
mercoledì 27 giugno 2007
Il figlio di una delle cose in assoluto più belle del mondo
Per dare compimento a una sequela di post inutili che stanno determinando, immagino, il crescente numero di contatti che ricevo dall`estero (e guardate tra i counter qui a lato per credere), e per dare fondamento alle teorie di Lazarsfeld, per il quale i media danno status sociale ai loro "protagonisti", ecco la celebrazione di una leggenda:
martedì 26 giugno 2007
Il figlio di "We saw action! We saw people!"
Ogni promessa è debito, per cui eccovi un chirurgico post del Fabione Grazianone a proposito del Fatto dell'11 Giugno a Verona... e un piccolo reminder per chi non avesse ancora letto il mio... qui.
lunedì 25 giugno 2007
Broken hearts are for assholes
Ok, avevo detto che non avrei messo altri video.. ma questo è importante...
Elio and the Troubled Stories featuring Ike Willis present a Frank Zappa song..
adesso basta video veramente però
Elio and the Troubled Stories featuring Ike Willis present a Frank Zappa song..
adesso basta video veramente però
La vendetta di una delle cose più belle del mondo anche se non è decisamente bella come quella di prima
...ovvero:
e questo conclude la parentesi di video idioti... per ora.
e questo conclude la parentesi di video idioti... per ora.
venerdì 22 giugno 2007
Una delle cose in assoluto più belle del mondo
http://venerdipensare.blogspot.com/2007/06/brivido-terrore-raccapriccio.html
Grazie Enrico, per avermi fatto scoprire una delle cose più belle del mondo.
Grazie Enrico, per avermi fatto scoprire una delle cose più belle del mondo.
mercoledì 20 giugno 2007
martedì 19 giugno 2007
We saw action! We saw people!
Notte rock per gli irriducibili di Verona, notte di fottutissimo e bagnatissimo rock'n'roll. Puro. Elettricità nelle vene, nelle note, nelle vibrazioni di un'Arena che sembrava costruita apposta per tremare all'urlo finale di Won't Get Fooled Again. Lunedì 11 Giugno 2007 sarà marchiato nella mia vita come il giorno in cui ho visto negli occhi il Rock e lui mi ha fatto l'occhiolino.
Per tutta l'esistenza aspiri alla voce di un Roger Daltrey, non aspettandoti granchè vista l'età e i troppi sgoloni spaccamontagne con cui ha (più efficacemente, vista l'età e l'inevitabile usura) eccitato altri pubblici prima del nostro, per ogni secondo scalpiti per un Pete Townshend che spacchi l'aria calando inesorabile il plettro su una sei corde che è da sempre la sua estensione nell'eternità. Per tutta la vita, e purtroppo mai più, desideri di assistere alla devastante carica ritmica di un Keith Moon o ad adorare la chirurgica abilità e i sinuosi movimenti delle dita dell'impassibile John Entwistle.
Per tutta la vita, e poi gli imprevisti rendono il pasto ancora più appetibile.
Attraverso ore di pioggia a cascata, keeway a effetto condensa, voci spezzate dall'umidità (Roger, we forgive you -- anche se "he doesn't need to be forgiven" [cit.]) [presto narrate nelle Cronache dell'amico e compagno d'avventura Fabio Graziano -- ossequi alla consorte, ovviamente], la leggenda è risorta, gli Dei sono tornati all'Olimpo e, zoppicando, hanno aperto il culo a tutti.
A raffica, in un crescendo di acqua, fulmini, elettricità bioatmosferica e pura gioia di esistere si sono susseguite I Can't Explain, The Seeker, Substitute, Fragments, Who Are You, un'ora di pausa causa apocalisse, mezza Behind Blue Eyes prima che la voce di Roger Daltrey andasse a fare un giretto per Verona, e poi un devastante Pete Townshend-driven show a base di chitarre orgasmiche e di Let's See Action!, Eminence Front, Relay, Magic Bus, Baba O'Riley, The Real Me, Pinball Wizard, The Kids Are Alright, My Generation e Won't Get Fooled Again.
Ok, dopo il momento di panico generale della (seconda) momentanea sospensione del concerto, Roger non c'era più, era un Tom Waits che faceva i suoi ingressi il meglio possibile, come sempre, ma non era più lui. È stato Pete, appunto, a mandare avanti lo spettacolo, a dimostrarci come quel rock Elettrico, Adrenalinico, talmente Luminoso e Sublime che quando lo ascolti rende inutile ogni altra nota sentita in precedenza, stia in quell'incredibile chitarra monolitica e inattaccabile, in quella batteria e in quel basso profondo e asciutto la cui potenza echeggia anche oltre le mura della morte, in quella voce ora cavernosa ma fino a poco prima grandiosa e viva.
Questo val bene un'ora in piedi con la certezza dell'osteoporosi, val bene la caduta momentanea di un mito e la sua seconda ascesa seguente, val bene perdere quasi del tutto la voce perchè, pur di dare sostegno a quegli Dei, si canta ogni lettera, si urla ogni grido, ma soprattutto ci si unisce a quell'orgia collettiva, a quel rito estatico che è il grido finale di Won't Get Fooled Again. Uno dei momenti più alti per la vita di ogni persona, se si riesce a farne parte.
Val bene anche qualche lacrimuccia nell'epilogo, quando gli Dei si stringono in un'abbraccio da post-Odissea, e quando Roger, salutando un pubblico devastato ma ancora rapito, promette commosso un ritorno (with vengeance, speriamo).
Ma già così, beh... ho ancora fame di Rock.
Per tutta la vita, e poi gli imprevisti rendono il pasto ancora più appetibile.
Attraverso ore di pioggia a cascata, keeway a effetto condensa, voci spezzate dall'umidità (Roger, we forgive you -- anche se "he doesn't need to be forgiven" [cit.]) [presto narrate nelle Cronache dell'amico e compagno d'avventura Fabio Graziano -- ossequi alla consorte, ovviamente], la leggenda è risorta, gli Dei sono tornati all'Olimpo e, zoppicando, hanno aperto il culo a tutti.
A raffica, in un crescendo di acqua, fulmini, elettricità bioatmosferica e pura gioia di esistere si sono susseguite I Can't Explain, The Seeker, Substitute, Fragments, Who Are You, un'ora di pausa causa apocalisse, mezza Behind Blue Eyes prima che la voce di Roger Daltrey andasse a fare un giretto per Verona, e poi un devastante Pete Townshend-driven show a base di chitarre orgasmiche e di Let's See Action!, Eminence Front, Relay, Magic Bus, Baba O'Riley, The Real Me, Pinball Wizard, The Kids Are Alright, My Generation e Won't Get Fooled Again.
Ok, dopo il momento di panico generale della (seconda) momentanea sospensione del concerto, Roger non c'era più, era un Tom Waits che faceva i suoi ingressi il meglio possibile, come sempre, ma non era più lui. È stato Pete, appunto, a mandare avanti lo spettacolo, a dimostrarci come quel rock Elettrico, Adrenalinico, talmente Luminoso e Sublime che quando lo ascolti rende inutile ogni altra nota sentita in precedenza, stia in quell'incredibile chitarra monolitica e inattaccabile, in quella batteria e in quel basso profondo e asciutto la cui potenza echeggia anche oltre le mura della morte, in quella voce ora cavernosa ma fino a poco prima grandiosa e viva.
Questo val bene un'ora in piedi con la certezza dell'osteoporosi, val bene la caduta momentanea di un mito e la sua seconda ascesa seguente, val bene perdere quasi del tutto la voce perchè, pur di dare sostegno a quegli Dei, si canta ogni lettera, si urla ogni grido, ma soprattutto ci si unisce a quell'orgia collettiva, a quel rito estatico che è il grido finale di Won't Get Fooled Again. Uno dei momenti più alti per la vita di ogni persona, se si riesce a farne parte.
Val bene anche qualche lacrimuccia nell'epilogo, quando gli Dei si stringono in un'abbraccio da post-Odissea, e quando Roger, salutando un pubblico devastato ma ancora rapito, promette commosso un ritorno (with vengeance, speriamo).
Ma già così, beh... ho ancora fame di Rock.
lunedì 18 giugno 2007
lunedì 28 maggio 2007
sabato 26 maggio 2007
sabato 19 maggio 2007
"C'è solo una cosa da fare... pavoneggiarsi..."
L'Uomo Ragno è il mio supereroe. Va oltre il "preferito". È mio. Quel giorno di marzo del 1993 in cui acquistai, dopo il passaggio della Milano/Sanremo il mio primo, stupefacente numero (e fumetto, in fin dei conti) dell'Uomo Ragno (#116, ...quel che luccica! -- Dio, che emozione solo a riguardare le copertine interne), fu colpo di fulmine. Non corrisposto, come al solito, ma ci fu. Quel giorno divenne uno dei momenti definitori della mia esistenza. Saltando tutta la parte della rimembranza strappalacrime, vi basti sapere che, dentro di me, il mantra del grande potere, grandi responsabilità riecheggia da allora. Non sempre.
È quindi con il misto di terrore ed eccitazione tipico del fan (e del nerd nel mio caso) che, nel giugno 2002, entrai nella sala in cui, finalmente, avrei visto il mio eroe bucare le 2 dimensioni di carta e china e muoversi a 24 fotogrammi al secondo. Spider-Man fu una grande esperienza, un grande film, ma non abbastanza.
Venne poi il 2004, e portò il secondo, grandissimo, magnifico Spider-Man 2, dove il mio eroe buca anche la terza dimensione dello schermo, e mi tocca, di nuovo, l'anima.
Tre anni dopo (circa), finalmente, il mio eroe torna al cinema. Ma stavolta è un po' restio a riabbracciarmi.
È quindi con il misto di terrore ed eccitazione tipico del fan (e del nerd nel mio caso) che, nel giugno 2002, entrai nella sala in cui, finalmente, avrei visto il mio eroe bucare le 2 dimensioni di carta e china e muoversi a 24 fotogrammi al secondo. Spider-Man fu una grande esperienza, un grande film, ma non abbastanza.
Venne poi il 2004, e portò il secondo, grandissimo, magnifico Spider-Man 2, dove il mio eroe buca anche la terza dimensione dello schermo, e mi tocca, di nuovo, l'anima.
Tre anni dopo (circa), finalmente, il mio eroe torna al cinema. Ma stavolta è un po' restio a riabbracciarmi.
"People, Get Up and Drive your Funky Soul"
Andiamo immediatamente al sodo. Spider-Man 3 è un gran film. Voglio dire, con tutti i suoi (pochi) difetti, rimane un film attaccabilissimo, ma comunque porta a casa la pagnotta con gran dignità. E mestiere.
Sam Raimi probabilmente avrebbe preferito lavorare con una sceneggiatura migliore. E si vede, ci sono alcune scene, e in particolare quelle dedicate all'Uomo Sabbia, che sono lampantemente studiate fino all'ossessione (e mi riferisco in particolare alla magnifica "ricostruzione" dell'Uomo Sabbia, e alla "morte" dello stesso nei pressi delle fogne, quando l'esplodere dei giunti avvicina sempre più alla sconfitta quanto e come colpi di pistola), segno di una fiducia su uno script più solido, più compatto e strutturato. Cosa che il film si sarebbe meritato: le tematiche in ballo erano pesanti per un film di supereroi. Il lato oscuro. Il ritorno all'origine. La gloria. La grandezza. Il potere corrompe, il potere assoluto corrompe assolutamente. Tematiche che il film riesce a toccare, ma senza abbracciarle in pieno (al contrario del precedente, dove la trave tematica portante del "potere e responsabilità" torna e rafforza il plot con clamore devastante), pur incastrandole abilmente in una struttura narrativa, che, per almeno metà film, funziona a meraviglia. Fino all'unione con il simbionte, il film scorre a meraviglia, tutto è al posto giusto: poi, fatalmente, qualcosa comincia a gracchiare. Ecco quindi il simbionte alieno, metafora azzeccatissima del declino di un Peter Parker un po' più egoista, che perde gradualmente d'umiltà e "contegno" (fino al magnifico climax della scena funky, forse la migliore della pellicola): però diciamo che l'arrivo e l'introduzione di questo "personaggio", di questo catalizzatore, non convincono a pieno... forse per la gratuità del suo sbarco sulla Terra.
Il film poi procede un po' zoppicando: le sottotrame di Harry e dell'Uomo Sabbia procedono indebolendosi, il secondo in particolare soffre di un ritorno in scena un po' improvviso, che va a detrimento di una caratterizzazione e di un background che potevano funzionare molto meglio se portati verso una conclusione, ma che vanno perdendosi ai fini del mega-super-bombardoso-e-glorioso-scontro finale.
Ed eccolo quindi, il Gran Finale: il simbionte, fresco di unione con il fotografo-bastardo Brock, tesse la sua tela di vendetta coinvolgendo anche l'altro villain, e prendendo come esca la sempre amabile Mary Jane (interpretazione e sviluppo complessivamente positivi). Il nostro amichevole Uomo Ragno di quartiere non può far altro che lasciarsi definitivamente alle spalle la parentesi dark e tornare in pompa magna a menar cazzotti ai suoi nemici, coadiuvato da un Harry fresco fresco di conversione (via deus ex machina molto gratuito, purtroppo), in un team-up a squadre spettacolare e ben studiato (anche se le due scene d'azione iniziali, ovvero l'inseguimento Peter-Harry e la scena della gru, sono sinceramente su un livello ben superiore). Risultato: Venom sconfitto, Harry ammazzato e Flint Marko perdonato. Tutto questo terzo atto, al di là della riuscita quadratura del cerchio sui personaggi portanti di quella che ormai possiamo definire trilogia, appare sviluppato con fretta e poca cura, soprattutto se confrontato con il primo atto.
Ora, qual è il principale difetto della pellicola? Ironicamente, quello del suo protagonista: il voler strafare, il voler pavoneggiarsi, il voler dimostrare a tutti costi una bravura e una "potenza" di mezzi che, alla fin fine, non viene padroneggiata, andando a discapito del risultato finale. Come già detto, Raimi avrebbe potuto lavorare su una sceneggiatura più solida, è ineccepibile, e forse avrebbe potuto fare più pressione per averne una.
Ma l'Uomo Ragno c'è. C'è tutto. C'è la sua goffaggine di "secchione del Queens". C'è il suo cavalcare l'onda del proprio successo, tipico del Parker fumettistico pre-Gwen Stacy. Peter c'è, ed è per questo che dico che tutto il film sarebbe condensabile in quella scena funky, perchè, sembra curioso, le tematiche della pellicola lì trovano una rappresentazione a mio avviso perfetta.
Ed è per questo che, alla fin fine, dico che è un gran film, al di là delle menate tecniche: il mio Peterone, quello che ho conosciuto da bambino, è ancora lì, come nei due film precedenti, come nelle cataste di fumetti che mi porterò dietro per il resto della vita.
Forse il finale è affrettato anche qui, mi sa.
Freak out!
Paolo.
Andiamo immediatamente al sodo. Spider-Man 3 è un gran film. Voglio dire, con tutti i suoi (pochi) difetti, rimane un film attaccabilissimo, ma comunque porta a casa la pagnotta con gran dignità. E mestiere.
Sam Raimi probabilmente avrebbe preferito lavorare con una sceneggiatura migliore. E si vede, ci sono alcune scene, e in particolare quelle dedicate all'Uomo Sabbia, che sono lampantemente studiate fino all'ossessione (e mi riferisco in particolare alla magnifica "ricostruzione" dell'Uomo Sabbia, e alla "morte" dello stesso nei pressi delle fogne, quando l'esplodere dei giunti avvicina sempre più alla sconfitta quanto e come colpi di pistola), segno di una fiducia su uno script più solido, più compatto e strutturato. Cosa che il film si sarebbe meritato: le tematiche in ballo erano pesanti per un film di supereroi. Il lato oscuro. Il ritorno all'origine. La gloria. La grandezza. Il potere corrompe, il potere assoluto corrompe assolutamente. Tematiche che il film riesce a toccare, ma senza abbracciarle in pieno (al contrario del precedente, dove la trave tematica portante del "potere e responsabilità" torna e rafforza il plot con clamore devastante), pur incastrandole abilmente in una struttura narrativa, che, per almeno metà film, funziona a meraviglia. Fino all'unione con il simbionte, il film scorre a meraviglia, tutto è al posto giusto: poi, fatalmente, qualcosa comincia a gracchiare. Ecco quindi il simbionte alieno, metafora azzeccatissima del declino di un Peter Parker un po' più egoista, che perde gradualmente d'umiltà e "contegno" (fino al magnifico climax della scena funky, forse la migliore della pellicola): però diciamo che l'arrivo e l'introduzione di questo "personaggio", di questo catalizzatore, non convincono a pieno... forse per la gratuità del suo sbarco sulla Terra.
Il film poi procede un po' zoppicando: le sottotrame di Harry e dell'Uomo Sabbia procedono indebolendosi, il secondo in particolare soffre di un ritorno in scena un po' improvviso, che va a detrimento di una caratterizzazione e di un background che potevano funzionare molto meglio se portati verso una conclusione, ma che vanno perdendosi ai fini del mega-super-bombardoso-e-glorioso-scontro finale.
Ed eccolo quindi, il Gran Finale: il simbionte, fresco di unione con il fotografo-bastardo Brock, tesse la sua tela di vendetta coinvolgendo anche l'altro villain, e prendendo come esca la sempre amabile Mary Jane (interpretazione e sviluppo complessivamente positivi). Il nostro amichevole Uomo Ragno di quartiere non può far altro che lasciarsi definitivamente alle spalle la parentesi dark e tornare in pompa magna a menar cazzotti ai suoi nemici, coadiuvato da un Harry fresco fresco di conversione (via deus ex machina molto gratuito, purtroppo), in un team-up a squadre spettacolare e ben studiato (anche se le due scene d'azione iniziali, ovvero l'inseguimento Peter-Harry e la scena della gru, sono sinceramente su un livello ben superiore). Risultato: Venom sconfitto, Harry ammazzato e Flint Marko perdonato. Tutto questo terzo atto, al di là della riuscita quadratura del cerchio sui personaggi portanti di quella che ormai possiamo definire trilogia, appare sviluppato con fretta e poca cura, soprattutto se confrontato con il primo atto.
Ora, qual è il principale difetto della pellicola? Ironicamente, quello del suo protagonista: il voler strafare, il voler pavoneggiarsi, il voler dimostrare a tutti costi una bravura e una "potenza" di mezzi che, alla fin fine, non viene padroneggiata, andando a discapito del risultato finale. Come già detto, Raimi avrebbe potuto lavorare su una sceneggiatura più solida, è ineccepibile, e forse avrebbe potuto fare più pressione per averne una.Ma l'Uomo Ragno c'è. C'è tutto. C'è la sua goffaggine di "secchione del Queens". C'è il suo cavalcare l'onda del proprio successo, tipico del Parker fumettistico pre-Gwen Stacy. Peter c'è, ed è per questo che dico che tutto il film sarebbe condensabile in quella scena funky, perchè, sembra curioso, le tematiche della pellicola lì trovano una rappresentazione a mio avviso perfetta.
Ed è per questo che, alla fin fine, dico che è un gran film, al di là delle menate tecniche: il mio Peterone, quello che ho conosciuto da bambino, è ancora lì, come nei due film precedenti, come nelle cataste di fumetti che mi porterò dietro per il resto della vita.
Forse il finale è affrettato anche qui, mi sa.
Freak out!
Paolo.
venerdì 4 maggio 2007
C'era una volta un Paolo
C'era una volta un Paolo, un Paolo innamoratissimo, un Paolo molto sfortunato in quel campo. C'era una volta Paolo che vuole lasciarsi tutto alle spalle, vuole diventare "new and improved". C'era una volta Paolo che scrive una lettera di sfogo, la lettera definitiva. La lettera mai consegnata. C'era una volta Paolo che, ormai libero (forse) del peso, diventa effettivamente 'new and improved'.
Ecco quella lettera mai consegnata. I tempi sono maturi, e tutto è talmente dietro le spalle che non pesa neanche rivelarla al mondo. Anzi, rileggendola, si sorride molto, e si sente l'eco lontano dell'amarezza. Ho "beepato" il nome, non vorrei lasciare tracce magari un po' imbarazzanti.
Ecco quella lettera mai consegnata. I tempi sono maturi, e tutto è talmente dietro le spalle che non pesa neanche rivelarla al mondo. Anzi, rileggendola, si sorride molto, e si sente l'eco lontano dell'amarezza. Ho "beepato" il nome, non vorrei lasciare tracce magari un po' imbarazzanti.
Cara ********,
non credo di sapere quello che sto facendo, ma lo faccio soprattutto perchè ho voglia di scrivere il tuo nome, e il tuo nome, anche se ho il raffreddore, mi ricorda il tuo profumo. Bella frase, eh? Peccato non averla detta prima.
A questo punto mi viene in mente: "ehi, basta, puoi finirla qui", ma qualcosa dietro al cuore mi dice "vai avanti", e qualcos'altro sotto (al cuore, s'intende) ripete la stessa cosa, anche se a questo punto brancolo nel buio.
Ho appena finito di fissare il foglio; per tre o quattro minuti non ho fatto altro. Credo che questo sia una specie di sfogo, perchè di solito quando la pentola a pressione che ho al posto del cuore è in procinto di esplodere, trovo sempre qualcosa che apre la valvola di sfogo. Ma adesso non ho proprio niente che la sostituisca, e mi devo arrangiare.
Perchè... sai, essenzialmente uno scrive roba tipo "ti amo", no?... ma sarebbe perfettamente inutile, visto che a) lo sai; b) non mi ricambierai mai; c) non lo so. E allora cosa faccio, scrivo un po' di minchiate? Sì. Visto che non so fare nè dire altro, scrivo minchiate. Alla fine, se mi metto a scrivere frasi poetiche con molto pathos e molto phigos (nel senso dei fighi - poi il greco lo sai meglio di me), finisce male per entrambi. Io mi ci troverei a scriverle, ma tu non ti ci troveresti a sentirtele dire - poi finisce che quando faccio delle cose belle per te (vedi Natale), il solo compenso è un 'grazie' al cellulare... non che pretenda molto, ma venderei i miei genitori per un 'grazie' in viva voce, in vivo corpo, e - soprattutto - in viva genuinità. Però chi si accontenta gode, anche se sono tre anni che non godo. Va beh, mi esalto a volte, ma passo tre quarti del tempo a spezzettare la mia autostima e a rimontarla. Una volta è venuto fuori un coniglio.
A questo punto dico "va beh, potresti finirla qui", ma, seppur più soddisfatte, le parti del corpo di cui sopra desiderano ancora sfogo.
L'idea era quella di scriverti minchiate, e ci sto riuscendo molto bene. Poi un giorno mi farai sapere... o se non a me direttamente, a qualcun'altro, tanto poi lo sai che me lo dicono lo stesso. Non capisco: non fai prima a dirmele prima di persona, anche quelle che non mi vuoi dire nè di persona nè niente? Si risparmia tempo, e stiamo meglio entrambi. Va beh, ho capito, sono uno stoccafisso surgelato. Ma il ghiaccio comincia a sciogliersi. E c'è un mare in cui tornare a nuotare. E fare fish, fish, fish. Poi arriva il gabbiano e mi porta via.
Ok, mi sembra di aver scritto una buona quantità di cazzate. Tu che ne dici? Ne vuoi un altro po'? Io ci sono, tu chiedi, e io faccio ancora un po' il pirla, tanto sai, mi viene bene, soprattutto il sabato sera.
Cordialmente,
Paolo.E ora, let the sfutt begin.
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