buzzoole code A Paul's Life

venerdì 7 marzo 2008

Donne contro

Inauguriamo oggi una simpatica rubrica dedicata alle mie composizioni estemporanee. Enjoy.

Donna che ti tieni alla maniglia della metro
con due mani.
Donna che ti tieni alla maniglia della metro
di colore.
Ci hai seicento persone intorno
che non hanno spazio per respirare.
Vedi di staccare un braccio,
o chiamo Borghezio.

giovedì 21 febbraio 2008

S.........i


Dopo cinque anni di attesa conscia o inconscia, è arrivato Studentessi. Davvero, l'album più atteso di Elio e le Storie Tese. In termini temporali, almeno.
Volevo tenermi tutto per stasera (scrivo il 20 febbraio, data di release), ma niente. Stamattina mi sono fermato alla prima edicola disponibile e l'ho comprato. Poi l'ho ascoltato praticamente mentre pranzavo. Poi l'ho ascoltato mentre andavo all'università. Poi l'ho ascoltato tornando dall'università. Poi l'ho ascoltato dopo essere tornato dall'università. Poi l'ho ascoltato preparandomi la cena. Poi lo riascoltato pezzo per pezzo mentre scrivevo la recensione che segue.

Per cui mi sento abbastanza sicuro di poter iniziare.

Studentessi
Ascoltatevela.

Plafone
Il disco esplode in uno strumentale progressive davvero emozionante, con tastiere a echeggiare i tempi d'oro della PFM (e si lambisce Impressioni di Settembre) e degli Emerson Lake & Palmer, con giusto qualche flautino e qualche chitarrina che non fanno mai male. Dopo tre minuti di estrema suggestione, Antonella Ruggero straripa in un canto candido, decantando le gioie del creare melodie sotto la doccia. Ma non semplici, quelle le san fare tutti. La voce sale, e sale anche l'incazzatura di Elio, vicino del piano di sotto il cui plafone si sta macchiando, inesorabilmente. Ma la vendetta arriverà all'assemblea di condominio, lo sappiamo.
Avrei pagato altri 15 euro perchè il pezzo andasse avanti altri 3 minuti, ma poi è tempo di...

Ignudi fra i nudisti
Il dramma estivo della scelta fra mare e montagna, chi vincerà?
Pezzo molto orecchiabile e easy, muy divertente. Ballabbile, anche. Simpatica la grandissima Giorgia, nel ruolo della compagna di Elio, che tenta di convincere l'altro ad andare ai monti, dove lo stesso si "romperebbe il cazzo". Gli effetti di voce qui sono divertentissimi, e fanno di una canzone strambissima una canzone ancora più strambissima.

Tristezza
Con questa canzone ho imparato che la tristezza va vissuta come valore positivo: che vergogna c'è nel mostrare a tutti un sentimento tanto autentico? Piangete cari amici, piangete.
Duetto Elio/Rocco Tanica in cui regna il vocoder su un cantato a una metrica assurda (e che mi ha fatto godere tantissimo), il tutto infarcitissimo di interventi di fiati vecchio stile. Insomma, un agile boogie che entra nella mente in pochi istanti. E non ti lascia triste, paradossalmente.

Heavy Samba
Quando il chill-out rompe le balle e impedisce di copulare, lì c'è bisogno di Heavy Samba.
Il pezzo inizia bossa nova, continua hard rock, finisce samba. E c'è pure una barzelletta cinese. Una canzone non-canzone che vede protagonista Irene Grandi, più rock che mai (e vi tremeranno le casse, cari amici), e Cesareo, che si profonde, oltre che con la solita perizia chitarrista, in una prova canora davvero sorprendente. Per la gioia dei posteri, condensato di citazioni dei Ssseppelin in ogni dove.
Che dire... Sublime.

Gargaroz
La canzone dell'estate 2008 ci racconta il dramma dell'asportazione delle tonsille, e del loro mercato clandestino sull'Internet. Testo delirante, motivo orecchiabile all'ossessione, finale praticamente in trip acido. Non smetterete di riascoltarla mai. Grazie a Jantoman per il gargaroz, gurguriz, gorgoraz, e grazie a Faso, c'è il suo zampino ovunque.
Anche questa è bbballabbile.

Suicidio a Sorpresa
Suite in cinque parti di ispirazione quasi broadwayana: meglio i Sadistic o i Profanatic? Ma soprattutto, cosa si cela nei microsolchi dei gruppi death metal? Semplice: messaggi rassicuranti, tipo "telefona se fai tardi che se no sto in pensiero".
Il pezzo, nel complesso, è assolutamente geniale: le forze congiunte di Paola Cortellesi, voce sempre deliziosa, degli Elios e di Demo Morselli, grande rentrée all'arrangiamento fiati (anche in Ignudi fra i Nudisti, Tristezza, Parco Sempione e Supermassiccio, ma qui soprattutto), la rendono una delle più splendenti tra le tante gemme di questo disco. E il pezzo di supermetalloduro (l'Andante con Moto) con i messaggi al contrario è da sventrarsi dalle risate.
Poi, finale a sorpresa! (oddio, basta leggere il titolo...)

La Lega dell'Amore
Per una politica del sole, cuore, amore. Vota la Lega dell'Amore.
Duetto Bisio-Elio di grande fama, già portato in giro per tutta Italia nel tour di due anni fa, Coesi se vi pare, con un arrangiamento leggermente differente, qualche campionamentino divertente e una parentesi strumentale molto molto simpatica. Ma passiamo alla grandissima...

Indiani (A Caval Donando)
Quando finirà la spirale di incomprensioni tra cowboy, disperatamente intenzionati a scusarsi per la morte e la distruzione provocati in passato, e indiani, che rifiutano i doni degli ex-agguerriti oppositori?
Non lo so.
Intanto, godiamoci questa canzone che, a metà tra Ennio Morricone, Memo Remigi e quelle belle musiche da saloon complete di "epa! epa! epa!", ci descrive il drammatico itinerario di un cowboy presso tutte le tribù esistenti, che costantemente gli rifiutano il dono di pace. Arriva persino un Watusso, che però non c'entra niente.
Un pezzo divertente e coinvolgente, che vi farà saltare per la stanza sparando in aria per la gioia, nella tradizione dei festeggiamenti palestinesi. Tanto che io mentre l'ascolto picchio forte il piede a terra, che voglio andare nel West e sputare nelle sputacchiere e fare le quadriglie con le prostitute e quelle cose lì.

Supermassiccio
Pezzo che trasuda discomusic di una volta, ma parla sostanzialmente della fine della vita per come la conosciamo ora. Il tutto impreziosito da un testo bello surreale come ci piace a noi, dai fiati alla Earth, Wind & Fire e dalla presenza di Guido Meda, che fa molto ridere. Grado di ballabbilità alto.

La risposta dell'Architetto
Il pezzo che mi piace meno.
Mangoni fa molto ridere, lo sfottò di MondoMarcio ci sta, le censurette finte che fanno tanto pezzo di 50 cents sono una gran trovata. Ma manca qualcosa, quel qualcosa che me la farebbe ascoltare un casino di volte.

Parco Sempione
L'iperanticipatissimo hit sigle del Complessino: un'analisi del complesso rapporto tra frequentatori dei parchi pubblici per relax e bonghisti incapaci, alla quale si intreccia la critica all'amministrazione comunale/provinciale milanese, rea di buttare giù (alla vigliacca, per di più) parchi uno dietro l'altro, per poi uscirsene con propostine tipo l'ecopass.
Musicalmente, come al solito, pezzo estremamente stratificato, dalle sonorità molto zawinuliane, specie la linea di basso del Fasacci (che ci fa sempre venire). Parentesi in dialetto milanese divertentissime, geniale parodia dei soli delle grandi voci della world music (tipo, a me è venuto in mente il Nusrat Fateh Ali Khan in Signal to Noise di Gabriel -- poi saprete dirmene di più azzeccati). Cori nella parte iniziale in bilico tra l'african e l'indiginazione meneghina, di un'ottava sotto, grande effetto, poi nel secondo ritornello partono i fiati del Demone Morsellone e non li tiene più nessuno: esplode l'incazzatura, ed entrano pure i vocioni femminili a spaccare ogni cosa.
Grandissimo.

Il Congresso delle Parti Molli
E se il buco del membro venisse eletto alla guida del corpo umano?
Una sagace metafora dell'Italia di oggi, con un bel rockettino dal testo un po' intorcicato (e ci credo che l'abbiano rimaneggiato fino all'ultimo), in cui spicca la presenza di Johnny Deep (con due e), di Sergio Endrigo e molte altre cose belle, tra cui la morte per eccitazione.

Single
"Viva il letto a una piazza per l'amante di razza", canta il Paolone Panigada. E come dargli torto? Semplice, non gli diamo torto, perchè è vero. Un liscione sintetico divertente e senza pretese, che si tinge di commozione. Ancora e sempre grazie, Feiez.

Effetto Memoria
Uno dei pezzi migliori del gruppo. O meglio, quattro dei migliori pezzi del gruppo: infatti, Effetto Memoria è scandito dal passare delle stagioni, e pertanto si compone di quattro mini-brani piazzati in diverse parti del disco. Si parla, in modo quasi dickensiano, di memoria del passato che ci fa scordare il presente, di memoria del presente che è inutile, di memoria del futuro e sopratutto di...

...che stavo dicendo?
Uhm...

Boooh.

Allora, per quel che ne posso dire dopo appena 5 ascolti consecutivi, Studentessi è un grandissimo disco, bellissimo, da riascoltare duemila volte, e ogni volta te ne ri-innamori. Non raggiunge gli apici di genialità di Italian e Eat the Phikis, ma a un certo punto che cazzo me ne frega!
Quindi, noi ci risentiamo per il disco di Frankie Hi Nrg, ma intanto...

gargaroz...
gargaroz...
the gargaroz...



domenica 17 febbraio 2008

Credevo di essere più vicino...


E anche l'uomo col cappello è tornato.
E con lui il film d'avventura vecchia maniera.
Grazie Steven, grazie George, ma soprattutto... grazie Harrison.

mercoledì 13 febbraio 2008

Strike is over if you want it

Dopo 100 giorni, l'ormai leggendario sciopero degli sceneggiatori statunitensi è finito, con il voto dei membri del sindacato che ieri ha deciso per la cessazione delle ostilità e l'avvallamento dell'accordo.
Un "prego" al sindacato WGA che ci ha ringraziato per il supporto dimostrato anche dai noi fan (nel mio piccolo, il bannerino qui a sinistra e tutta la mia stima morale).

E ora, tutti al lavoro, che voglio vedere le puntate nuove di House.



p.s.: per tutti gli aficionados di serie via boomdotto, ecco una lista aggiornata di quali serie torneranno, come, perchè... insomma, avete capito.

domenica 3 febbraio 2008

One Week Later (Prologo alla Campagna Elettorale)

Il 24 gennaio 2008 è morto il secondo governo Prodi. Lo sapete.
Ne gioirete, ve ne dispiacerete. A me, mi conoscete, dispiace. Anche umanamente.
Sono stati due anni estremamente controversi: tra indulti e liberalizzazioni, duelli al calor bianco con la Chiesa e con la cittadinanza, e dietro a tutto un'opposizione infantile e lunatica. Un'opposizione che alla fine si è riscoperta serva del Capo.
Sono stati anche i due anni della diminuzione del debito pubblico e del fabbisogno finanziario (zitti zitti, qualche provvedimento per la riduzione di consulenze e stipendi è stato preso -- soltanto qualcuno, ma ci sarebbe stato tempo), del deficit sceso dal 4 al 1,3%, della riduzione dell'evasione fiscale, dell'aumento del gettito fiscale senza nuove imposte e quant'altro. Senza dimenticare il mitico Decreto Bersani. Proprio per restare sul terra terra.
Sono stati gli anni dell'indulto, sul quale davvero ancora oggi fatico ad avere un'opinione esatta (per quanto ve ne possa importare); dell'indolenza (ancora) sul conflitto di interessi; dei ritardi sulla riforma televisiva che praticamente si attende da 30 anni; dei ricatti delle ali "esterne" della coalizione; del problema Tav (ereditato dal passato, ahinoi) e della base a Vicenza (idem). Dei tira e molla etici.
Forse il problema fondamentale è stato di identità. Un governo senza identità, nonostante le 280 pagine di programma, portato al naufragio da dinosauri politici un po' improbabili fatti forti dai numeri ridotti all'unghia, grazie a una legge elettorale di merda e con i dubbi sulle schede bianche. Una schizofrenia inevitabile, tenuta a bada solo dall'opposizione al Nemico. Al Nemico che intanto ha tirato fuori le vecchie armi, di demonizzazione del nemico (e a far così anche noi c'abbiamo guadagnato, eh...), di cataste di bugie, di odio alimentato alle estreme conseguenze, di mezze frasi rimangiate il giorno dopo, di sorrisoni agli amici della piccola e media imprenditoria, contando sulla loro indolenza totale al mondo e sulle loro mani sempre al portafoglio, gente che non ne aveva compreso l'incapacità politica, l'istrionica volontà di farsi amare sempre, di non prendere decisioni coraggiose mai. Pararsi il culo, sempre e comunque.
Il problema di un'identità difficile da ricostruire. Partiti politici nati per raccolta scarti, con pezzi di Democrazia Cristiana praticamente ovunque, con l'età media di Matusalemme e la percezione della realtà di una mummia. Gente così, che si nasconde dietro al perbenismo dei valori cattolici, per combinarne di ogni dietro le quinte e venirsene fuori con tanto buon vittimismo. (ok, questa frecciata era proprio facile facile) E questo è stato il cancro di questo secondo governo Prodi.
Il centro-destra non ha un'identità, ma ha un leader, un bel faccione che muove bene le labbra e che porta tutto il felice carrozzone alla vittoria con facilità. Il centrosinistra ha tante belle speranze e poca gente che sappia comunicarle, che sappia infuocare le folle. Ma forse è proprio il mondo a essere intorpidito. Forse questa enorme e giustificata sfiducia nella politica è talmente dentro ogni fibra del popolo italiano da non saper più ascoltare, da non voler più ricordare, si va solo a rincorrere il jingle più accattivante. Non più ideali. Solo cose.
E forse tra poco neanche quelle, tra poco non voterà quasi nessuno.


venerdì 1 febbraio 2008

Dilemmi artistici



una di queste è la copertina mandata in stampa per Ultimates Vol.3 #3.
quella di destra.
ora, Frank, come han fatto a sceglierti quella con i vestiti?
perchè?

(entrambe le cover sono opera di Frank Cho)



martedì 29 gennaio 2008

L'ultimo uomo sulla Terra ha la diarrea

Io sono leggenda è prima di tutto uno dei più grandi romanzi fantastici della storia. Da esso, è derivato gran parte dell'immaginario fantastico della seconda metà del Novecento: senza la storia di Robert Neville, Stephen King sarebbe un Signor Nessuno e George Romero probabilmente un mestierante di quart'ordine.
Ed è proprio senza Richard Matheson (l'autore del libro), senza il romanzo Io sono leggenda, che Francis Lawrence (il regista del film) e compagni hanno deciso di portare sul grande schermo un film con lo stesso titolo, che si fregia in ogni dove di essere stato tratto dal libro, ma che con esso spartisce solo qualche quasi incidentale elemento. Di sicuro non l'anima.

ATTENZIONE: SEGUONO SPOILER PER CHI NON HA LETTO IL LIBRO E/O VISTO IL FILM
Matheson ci piazza davanti la cruda realtà fin dalla prima riga: Robert Neville è solo, ma assediato da un pericolo micidiale. E' l'ultimo uomo sopravvissuto sulla Terra dopo la diffusione di un virus che ha trasformato tutti in vampiri. In vampiri classici, succhiasangue, allergici alla luce, intolleranti all'aglio, alle croci e compagnia bella. Ma più Neville impara a sopravvivere, a resistere nel suo isolato villino nei sobborghi (aspetto particolare anche questo, visto che il sobborgo americano è il simbolo della sicurezza sotto il tetto familiare), più apprende sulla natura del suo nemico, del male che ha sterminato e poi riportato alla "vita", a una vita insensata e vuota, tutta la popolazione terrestre.
Neville, alla fine del libro, muore. Non si sacrifica eroicamente per una causa. Viene condannato a morte, immolato come simbolo, e lui ne è fiero. Diventa leggenda. Diventa lo spauracchio della specie dominante che ha ereditato la Terra, che è riuscita a venire a patti con il virus attraverso la scienza.
Bene, questa specie teme e al contempo venera l'ultimo umano, l'uomo leggenda che ne ha sterminate a centinaia per puro istinto di sopravvivenza. Ed è forse questo l'aspetto che fa più riflettere: l'attaccamento alla vita è tutto quanto, a qualsiasi livello di organizzazione sociale. La mia specie e non la tua. La tua è diversa e deve morire. La tua è diversa, uccide per difendere se stessa, e deve essere annientata. Ma nel riconoscerti come mio primo nemico, ti temo, e ti concedo un'importanza, uno status forse anche superiore al mio. Un lusso concesso agli dei, agli idoli. Alle leggende, insomma. Discorso paradossale, ma perfettamente calzante.
E' poi nel duello tra razionale, il cui ruolo, anche qui con risvolti paradossali, viene assunto da Neville (che durante tutto il romanzo scopre, attraverso lo studio, la curiosità, ennesimo risvolto dell'istinto umano, come difendersi, come rispondere al meglio al suo istinto di sopravvivenza), e irrazionale, rappresentato dai vampiri (o meglio, dagli affetti dal virus, che, nella loro lenta discesa verso la bestialità, finiscono per rispecchiare molte delle caratteristiche con cui l'immaginario collettivo ha descritto i vampiri medesimi- come il timore per i simboli religiosi o per la propria immagine riflessa - a causa della superstizione medesima) che si dispiega quasi tutto il romanzo, con la sintesi perfetta raggiunta negli ultimi capitoli.
Sì, la nuova specie dominante è sintesi di uomo e vampiro, di razionale e irrazionale, di scienza e superstizione. La dialettica dell'evoluzione, si potrebbe quasi affermare. Ma gli istinti fondamentali, beh, rimangono sempre gli stessi.

Neville muore anche nel film. Ma la sua morte non ha senso. La storia stessa perde tutto quello che doveva avere. Banalizzazione hollywoodiana, la si tira in ballo sempre, ma qui non si scappa: Neville diventa leggenda in senso di eroe positivo che salva l'umanità, sacrifica se stesso per porre rimedio a un suo errore, e per tener fede a una promessa fatta ai suoi cari.
Banale, trito e ritrito.
Inutile.
Tutta la profonda riflessione sulla quasi grottesca contraddizione che anima l'uomo, scompare. E poco importa se il film a livello tecnico è praticamente ineccepibile (sorvoliamo su alcuni effetti digitali, va beh). Poco importa se Will Smith, da solo sullo schermo per quasi un'ora e mezza, regga benissimo.Non eccella, certo, ma entusiasmi, coinvolga.
Tutto inutile, perchè Io sono leggenda è un'altra storia. Non è il concept dell'ultimo uomo sulla Terra non è solo a renderli identificabili. Potrebbe sembrare caparbio soffermarsi su un particolare così banale come il titolo, ma è importante. Gli altri due film adattati dal romanzo avevano cambiato anche titolo. Questo ha la sfacciataggine di identificarsi con esso fin dal titolo.
Passi l'adattamento, lo stravolgimento, ma questa è sfigurazione.

martedì 22 gennaio 2008

martedì 1 gennaio 2008

No. 2008 (d.C.)

May your coming year be filled with magic and dreams and good madness. I hope you read some fine books and kiss someone who thinks you're wonderful, and don't forget to make some art -- write or draw or build or sing or live as only you can. And I hope, somewhere in the next year, you surprise yourself.

Che il vostro nuovo anno possa essere pieno di magia e sogni e sana pazzia. Spero che leggiate qualche buon libro e baciate qualcuno che pensa che siate meravigliosi, e non dimenticate di creare arte -- scrivete o disegnate o costruite o cantate o vivete come solo voi sapete fare. E spero che, in qualche angolo dell'anno prossimo, possiate sorprendere voi stessi.

venerdì 28 dicembre 2007

No.1

Sperimentazione digitale numero 1, Giuditta.


sì, c'è decisamente molto da imparare...



martedì 25 dicembre 2007

Buon Natale

e tutto il resto...

(salutate la prima opera con tavoletta grafica. ennesimo grazie ai regalatori)

martedì 27 novembre 2007

Difficoltà nel ghetto

Fino a stamattina, nel mio lettore mp3, tra gli altri, potevo orgogliosamente annoverare dischi di gentiluomini quali De Andrè, Fossati, George Harrison. Gente di calibro. Tutta spazzata via da questo genio enorme.
Vai Spitty Cash.


martedì 20 novembre 2007

In/On writing...

Scrivere è un gran brutto mestiere. Ed è quello che voglio fare da quando ho capito di poterlo fare. E di saperlo fare, anche solo discretamente.
Scrivere è sacrificio, di tempo, energie mentali, di anima, spillata goccia a goccia. Perchè ci si mette in gioco, si dà via il culo: un uomo e le sue parole sulla pubblica piazza, così. E c'è chi ci trova della vanità in questo, ed è indubbiamente vero; c'è chi ci trova masochismo, ed è sacrosanto; c'è chi, da invidioso, cerca di "rubare le carte", magari cambiando qualche parola e incollandosi un attimo di vita altrui sul proprio spaziotempo, "vanità" su vanità, o forse perchè si genera tanta compassione a crocefiggersi (e lo dico perchè una volta l'ho fatto anch'io -- senza risultato).
In questo periodo, ho ricominciato a scrivere e a disegnare molto. Ispirazione... voglia... Chi mi conosce personalmente tra voi, sa della mia passione viscerale per entrambi, probabilmente "sopravvalutando" la mia più visibile propensione all'illustrazione. Ma scrivo. Con piacere immenso. Mi porto sempre dietro i miei moleskine o varianti, un po' perchè fa figo, un po' perchè se c'è un'idea scappa e io poi sicuramente la dimentico, anche se finisco per scriverci su solo troiate; quando vado in cartoleria, oltre a razziare le biro al gel e le matite (adooooro scrivere a matita), c'è sempre la tentazione di pigliarsi qualche quadernetto o un block notes (ho sempre in mente l'immagine epica di un Mark Millar o di un Grant Morrison intenti a stendere righe su righe di una scrittura fittissima che andrà a costruire chissà quali Universi di finzione). Sì, forse è solo l'immagine dello scrittore a spingermi a scrivere, a volte. Ma tant'è.
Poi c'è il blog. Il blog lo trascuro tantissimo. Ma è perchè cambio ogni volta opinione sul mio cucciolotto: il tema fondamentale è la sua inutilità, ma un'inutilità che lo rende indispensabile. Cerco di non farlo diventare un'accozzaglia di cazzi miei, ma, come in questo caso, i cazzi miei ci finiscono lo stesso. Una volta recensivo molta roba. Ricomincerò. È solo che adesso non ho voglia. Recensisco tutt'ora, in realtà. Vedrete. Ho trovato il modo di unire scrittura e fumetti, sfogando un po' della mia tradizionale tendenza a polemizzare. Vedrete.
Poi ci sono sempre i miei iperprogettoni: c'è la mia trilogia sui vampiri, che mi porto dietro da sei anni ormai; c'è Milky Way Man, anche lui, da almeno sette/otto anni, tra varianti e ripensamenti che caratterizzano tutto quello che scrivo. Poi c'è SuperYeah... anche lui, un paio d'anni che sta crescendo, ma non è ancora maturo. [E pensare che fino a non molto tempo fa non volevo parlarne.] Poi appunti estemporanei, canzoncine, opere rock, soggetti per film zero-budget, tutto che va a incagliarsi contro la scogliera del tempo che manca. Ma ci sarà tempo. Sono uomo di fede, in fondo.
Ho voglia di scrivere, dicevo. E più passa il tempo, più mi accorgo che ho bisogno di sapere cose che non so, sullo scrivere, su ciò che scrivo (e soprattutto su quello). E più mi fermo a imparare queste cose, meno scrivo. Però, paradossalmente, meno scrivo, più imparo, più le idee si accatastano.
Ecco, tutto questo per dirvi, che se in futuro qui sopra ci troverete qualche delirio in più, è perchè sto cercando di equilibrare tutto, in barba al tempo che scappa.
Scrivere è bel pezzo della mia vita. Questa era solo una scusa per farlo.