domenica 6 luglio 2008
giovedì 26 giugno 2008
mercoledì 25 giugno 2008
Io, per piacervi, mi epilerei per tutto il santo giorno...
L'avvenire è già avvenuto.
Inevitabile e splendente, arriva la risoluzione di ogni nostra attesa o piccola morte.
Consolante come l'acqua per l'assetato, si chiude la sottotrama con twist mediamente sconvolgente, prevedibile e previsto, il climax dopo il quale è tutto conseguenza. Penitenza per ingiusti e dilettanti, piccolo rimescolamento di mondo per gli altri, tanta e buona fortuna al giocatore. Tendiamo la mano al sorridente, che si è troppo arrancato e pianto di nascosto e mandato giù a forza il boccone dell'ingiustizia, mai davvero inattesa ma ubiqua. Auguri e fiori bianchi, sana invidia a bordo campo, alti i calici di chi s'è impegnato.
L'unico foglio acceso è quello del testimone parziale, me medesimo, che s'illude di potersi sfogare con qualche rigo di testo ben scritto e altisonante, sfuggendo al giudizio dei molti e di se stesso. E tanti saluti alla coda di paglia e al circolo vizioso del codardo: inevitabile come gli eventi, arriva il lamento e l'autoassoluzione.Inevitabile e splendente, arriva la risoluzione di ogni nostra attesa o piccola morte.
Consolante come l'acqua per l'assetato, si chiude la sottotrama con twist mediamente sconvolgente, prevedibile e previsto, il climax dopo il quale è tutto conseguenza. Penitenza per ingiusti e dilettanti, piccolo rimescolamento di mondo per gli altri, tanta e buona fortuna al giocatore. Tendiamo la mano al sorridente, che si è troppo arrancato e pianto di nascosto e mandato giù a forza il boccone dell'ingiustizia, mai davvero inattesa ma ubiqua. Auguri e fiori bianchi, sana invidia a bordo campo, alti i calici di chi s'è impegnato.
Nessuno comprende, chi sa leggere capirà. Questo voglio e questo mi aspetto; nessun insulto, nessuna pacca sulla spalla, solo un eco che mi dica dove andare, e riaccenda una forza e una fede già in risveglio. E una voce che mi sappia riconoscere e straziare, una voce che perdoni gli eccessi del foglio e del suo genitore. Una voce spontanea, che tarda, non arriva e, come sempre, delude. Che propina una pietà ridicola, come se tutto questo fosse stato una strana malattia. E che quindi non comprende.
Maledetti gli occhi.
Per quanto possa essere fiero di aver individuato, unico tra i pochi, "due alberelli pazzi" in quel paio di occhi, per quanto abbia potuto sperare di riuscire a... beh, alla fine non c'è stato niente da fare. Non c'è stato neanche modo di tentare di fare quel poco che si voleva fare. Nessuna opportunità concessa. E toglie il fiato. Toglie il fiato all'inizio, e lo toglie anche quando, ahinoi, succede l'inevitabile. Ed era già stata una corsa infame all'accettazione, con gli altri quattro stadi precedenti ad avvicendarsi senza tregua, anche più volte nello stesso istante. Grazie al cielo, l'inevitabile è un grande aiuto, un invito alla rassegnazione: certo, fastidioso all'inizio, ma consolante dopo aver smaltito un po' di rabbia (stadio 4). Perchè non farsi testardi? Perchè non martellarsi ogni notte con la stessa litania di piccoli orrori? Perchè non ha più senso. Perchè non c'è più tempo, per quello. È ora di camminare. Ma quel "vago" senso d'ingiustizia Non. Muore. Mai.
Qualcuno diceva "il vago senso che ho di averlo preso in culo".
Il desiderio più viscerale e vero e luminoso dell'esistenza preso e messo da parte, ignorato, scavalcato, scartato: una cosa legittima e naturale, non c'è dubbio, ma uno strazio, un aborto per chi ci crede. Purtroppo le belle cose astratte non bastano, non servono a dimostrare niente. E spesso nemmeno quelle concrete. Manca proprio l'aggancio tra desiderio (che parola limitata) e realtà. E questo condensa il senso insensato di tutte queste righe.
Se leggessero, non desidererebbero parole e amenità simili, quegli ardenti "arberelli pazzi" non desiderebbero queste lodi ipotetiche a sacrifici e martiri, questi accenni vagamente sarcastici e nichilisti a quello che è, ma è questo quello che è voglio dire, come lo voglio dire.
Fine del solenne atto d'onanismo, ora si torna a ricostruire la baracca.
Voglio bene a tutti-ma-proprio-tutti, voglio bene al futuro ma un po' lo temo, voglio bene al passato ma un po' lo detesto.
Signori, se permettete, vado a riprendermi il cuore, che m'è scivolato un attimo.
martedì 17 giugno 2008
giovedì 12 giugno 2008
Ti spacco il culo col karate
Caro figlio di puttana
ti spacco il culo
col karate
perchè sei un gran figlio di puttana
e ti devo aprire le natiche
col mio fottuto karate
perchè mi prudono le mani
che non vedono l'ora
di sfilarti la colonna vertebrale
e frustrarti con la tua fottuta colonna vertebrale di cazzo
e fartela inghiottire
e rimettertela a posto
e poi pestarti a sangue
sempre col karate
ma lasciandoti sempre vivo
perchè il karate
è simbolo della pace nel mondo.
Uaaaaaaaaaaaa-taaaaaaaaaaaaaaaaaaaa.
ti spacco il culo
col karate
perchè sei un gran figlio di puttana
e ti devo aprire le natiche
col mio fottuto karate
perchè mi prudono le mani
che non vedono l'ora
di sfilarti la colonna vertebrale
e frustrarti con la tua fottuta colonna vertebrale di cazzo
e fartela inghiottire
e rimettertela a posto
e poi pestarti a sangue
sempre col karate
ma lasciandoti sempre vivo
perchè il karate
è simbolo della pace nel mondo.
Uaaaaaaaaaaaa-taaaaaaaaaaaaaaaaaaaa.
(scritta dopo un disco dei Tenacious D e una Carlsberg.
ero carico e voglioso di violenza verbale)
ero carico e voglioso di violenza verbale)
giovedì 5 giugno 2008
domenica 1 giugno 2008
sabato 31 maggio 2008
Marchettone: Italian Spider-Man
L'ho visto e mi sono commosso per la genialità dell'operazione. Non è semplice parodia in stile Tarantino, non è solo un omaggio. È stupendo. Ed è pure filologicamente corretto.
Insomma, godetene, voi che non l'avete ancora fatto.
continua settimanalmente... qui
martedì 27 maggio 2008
lunedì 26 maggio 2008
Non sono gli anni, sono i chilometri...
Dopo 19 anni, il Professor Jones è tornato. 19 anni di voci, di mezze conferme, di Spielberg e Ford che rigettano soggetti di Lucas intitolati "Indiana Jones e i Dischi Volanti da Marte", di Harrison Ford che, pur invecchiando, si sposa figliole di venticinque anni meno di lui (e fa film un po' così).
Il sogno dei fan dell'Archeologo ha cominciato a concretizzarsi nel 2005, quando tutto sembrava pronto: due riscritture della sceneggiatura dopo, nel giugno 2007 cominciano le riprese dell'attesissimo Indiana Jones e il Regno del Teschio di Cristallo. Titolo quasi wertmulleriano, ma considerate che le alternative (inclusi i titoli falsi) erano:
Ma veniamo al sodo.
In breve, stavolta il Dottor Jones deve rispolverare le sue conoscenze sulla civiltà Inca, perché il suo viaggio lo porterà dritto dritto sul Rio delle Amazzoni per salvare il vecchio amico Oxley, che ha recuperato un preziosissimo teschio di cristallo dalle proprietà sovrannaturali, prima di essere rapito dal KGB. Affiancato dal giovane Mutt Williams,il Dottor Jones riuscirà a scoprire lo straordinario segreto dell'oggetto, ma non prima di aver chiuso i conti con una nostra vecchia conoscenza... Marion Ravenwood!
Il film è una degnissima continuazione della saga di Spielberg-Lucas, non c'è che dire: gli ingredienti ci sono tutti. Ironia, azione e mitologia a bizzeffe, Indy/Ford non si mentisce, le dinamiche fra i personaggi funzionano alla grande, Williams condisce il tutto con la consueta maestria sinfonica: c'è tutto. Ci si ricongiunge ai vecchi amici di una volta, e si conosce qualche nuovo membro della famiglia, insomma.
Il film, in sè, sconta purtroppo un bruschissimo rallentamento nella sequenza dell'accampamento della foresta, un raccordo-spiegone ingiustificatamente piatto e noioso: e proprio qui, un ritorno epocale come quello di Marion Ravenwood andava enfatizzato. Poi, la pellicola riparte verso un trionfale climax fantascientifico, passando attraverso una ventina di minuti di azione non-stop, tipica della formula di Indiana Jones.
Ma qual è il vero difetto di questo nuovo capitolo della saga?
Il look è troppo nuovo, troppo "vero".
Molto del fascino della Trilogia stava in un'atmosfera quasi fumettistica, da serial d'avventura anni 40, un senso dello straordinario che trasudava, oltre che da personaggi e plot, da un uso degli effetti speciali sì cospicuo, ma "irrealistico" al punto giusto. Qui, è tutto troppo realistico, troppo perfettino, spesso freddo. Lucas, nella sua pur giustificata corsa alla digitalizzazione del cosmo, ha forse perso di vista quello che rendeva magico l'Indiana Jones-style.
Non che questo Regno del Teschio di Cristallo non emozioni: Indiana e compagnia ci sono e sono gli stessi, con qualche ruga in più, l'atmosfera che si respira è la medesima, la formula tiene e funziona, ma... c'è un grosso "ma".
Però, Indy è tornato. Solo, vedete di non toccare niente.
Nota a margine: l'adattamento italiano ha sacrificato due delle migliori battute del film. Per cui, andate a ritrovarvi il trailer originale americano.
Il sogno dei fan dell'Archeologo ha cominciato a concretizzarsi nel 2005, quando tutto sembrava pronto: due riscritture della sceneggiatura dopo, nel giugno 2007 cominciano le riprese dell'attesissimo Indiana Jones e il Regno del Teschio di Cristallo. Titolo quasi wertmulleriano, ma considerate che le alternative (inclusi i titoli falsi) erano:
- Indiana Jones e i Quattro Angoli della Terra
- Indiana Jones e la Ricerca dell'Alleanza
- Indiana Jones e la Città d'Oro Perduta
- Indiana Jones e la Città degli Dei
- Indiana Jones e il Distruttore di Mondi
Ma veniamo al sodo.
In breve, stavolta il Dottor Jones deve rispolverare le sue conoscenze sulla civiltà Inca, perché il suo viaggio lo porterà dritto dritto sul Rio delle Amazzoni per salvare il vecchio amico Oxley, che ha recuperato un preziosissimo teschio di cristallo dalle proprietà sovrannaturali, prima di essere rapito dal KGB. Affiancato dal giovane Mutt Williams,il Dottor Jones riuscirà a scoprire lo straordinario segreto dell'oggetto, ma non prima di aver chiuso i conti con una nostra vecchia conoscenza... Marion Ravenwood!
Il film è una degnissima continuazione della saga di Spielberg-Lucas, non c'è che dire: gli ingredienti ci sono tutti. Ironia, azione e mitologia a bizzeffe, Indy/Ford non si mentisce, le dinamiche fra i personaggi funzionano alla grande, Williams condisce il tutto con la consueta maestria sinfonica: c'è tutto. Ci si ricongiunge ai vecchi amici di una volta, e si conosce qualche nuovo membro della famiglia, insomma.
Il film, in sè, sconta purtroppo un bruschissimo rallentamento nella sequenza dell'accampamento della foresta, un raccordo-spiegone ingiustificatamente piatto e noioso: e proprio qui, un ritorno epocale come quello di Marion Ravenwood andava enfatizzato. Poi, la pellicola riparte verso un trionfale climax fantascientifico, passando attraverso una ventina di minuti di azione non-stop, tipica della formula di Indiana Jones.
Ma qual è il vero difetto di questo nuovo capitolo della saga?
Il look è troppo nuovo, troppo "vero".
Molto del fascino della Trilogia stava in un'atmosfera quasi fumettistica, da serial d'avventura anni 40, un senso dello straordinario che trasudava, oltre che da personaggi e plot, da un uso degli effetti speciali sì cospicuo, ma "irrealistico" al punto giusto. Qui, è tutto troppo realistico, troppo perfettino, spesso freddo. Lucas, nella sua pur giustificata corsa alla digitalizzazione del cosmo, ha forse perso di vista quello che rendeva magico l'Indiana Jones-style.
Non che questo Regno del Teschio di Cristallo non emozioni: Indiana e compagnia ci sono e sono gli stessi, con qualche ruga in più, l'atmosfera che si respira è la medesima, la formula tiene e funziona, ma... c'è un grosso "ma".
Però, Indy è tornato. Solo, vedete di non toccare niente.
Nota a margine: l'adattamento italiano ha sacrificato due delle migliori battute del film. Per cui, andate a ritrovarvi il trailer originale americano.
venerdì 23 maggio 2008
mercoledì 14 maggio 2008
lunedì 12 maggio 2008
domenica 11 maggio 2008
Giorgio
Io uccido...
Niente di vero tranne gli occhi...
Fuori da un evidente destino...
Pochi inutili nascondigli...
Giorgio,
ma va a cagheeeeeer
Niente di vero tranne gli occhi...
Fuori da un evidente destino...
Pochi inutili nascondigli...
Giorgio,
ma va a cagheeeeeer
giovedì 8 maggio 2008
mercoledì 7 maggio 2008
Paolo vi consiglia la Musica /4
stavolta, un disco solo...
Max Gazzè - Tra l'aratro e la radio
particolarmente consigliate: L'evo dopo il medio, Il solito sesso, Siamo come siamo, Mostri, Tornerai qui
Max Gazzè - Tra l'aratro e la radio
Allora, è un disco che va ascoltato almeno tre volte.
La prima per la musica.
La seconda per i testi.
La terza, avrete il disco nella sua interezza.
Un po' come il primo singolo (concetto che DETESTO, dannato mercato discografico), Il Solito Sesso, la parentesi più "pop" del disco, nella tradizione dei singoli dell'artista, che tendono a essere sempre più "accessibili" rispetto al resto del disco.
Il Max Gazosa, reduce dall'esperienza semi-acustica dell'album precedente, torna in pista con un album più ricco per arrangiamenti, ma improntato su una componente rock più marcata rispetto al passato, con testi piuttosto ermetici, orientati verso la sperimentazione e la riflessione (entrano sottopelle dopo numerosi e attenti ascolti).
Indi, se cercate qualcosa di diverso, ma non troppo diverso (il Max si muove sempre in bilico), beh, accattateville.
La prima per la musica.
La seconda per i testi.
La terza, avrete il disco nella sua interezza.
Un po' come il primo singolo (concetto che DETESTO, dannato mercato discografico), Il Solito Sesso, la parentesi più "pop" del disco, nella tradizione dei singoli dell'artista, che tendono a essere sempre più "accessibili" rispetto al resto del disco.
Il Max Gazosa, reduce dall'esperienza semi-acustica dell'album precedente, torna in pista con un album più ricco per arrangiamenti, ma improntato su una componente rock più marcata rispetto al passato, con testi piuttosto ermetici, orientati verso la sperimentazione e la riflessione (entrano sottopelle dopo numerosi e attenti ascolti).
Indi, se cercate qualcosa di diverso, ma non troppo diverso (il Max si muove sempre in bilico), beh, accattateville.
particolarmente consigliate: L'evo dopo il medio, Il solito sesso, Siamo come siamo, Mostri, Tornerai qui
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