buzzoole code A Paul's Life

martedì 29 gennaio 2008

L'ultimo uomo sulla Terra ha la diarrea

Io sono leggenda è prima di tutto uno dei più grandi romanzi fantastici della storia. Da esso, è derivato gran parte dell'immaginario fantastico della seconda metà del Novecento: senza la storia di Robert Neville, Stephen King sarebbe un Signor Nessuno e George Romero probabilmente un mestierante di quart'ordine.
Ed è proprio senza Richard Matheson (l'autore del libro), senza il romanzo Io sono leggenda, che Francis Lawrence (il regista del film) e compagni hanno deciso di portare sul grande schermo un film con lo stesso titolo, che si fregia in ogni dove di essere stato tratto dal libro, ma che con esso spartisce solo qualche quasi incidentale elemento. Di sicuro non l'anima.

ATTENZIONE: SEGUONO SPOILER PER CHI NON HA LETTO IL LIBRO E/O VISTO IL FILM
Matheson ci piazza davanti la cruda realtà fin dalla prima riga: Robert Neville è solo, ma assediato da un pericolo micidiale. E' l'ultimo uomo sopravvissuto sulla Terra dopo la diffusione di un virus che ha trasformato tutti in vampiri. In vampiri classici, succhiasangue, allergici alla luce, intolleranti all'aglio, alle croci e compagnia bella. Ma più Neville impara a sopravvivere, a resistere nel suo isolato villino nei sobborghi (aspetto particolare anche questo, visto che il sobborgo americano è il simbolo della sicurezza sotto il tetto familiare), più apprende sulla natura del suo nemico, del male che ha sterminato e poi riportato alla "vita", a una vita insensata e vuota, tutta la popolazione terrestre.
Neville, alla fine del libro, muore. Non si sacrifica eroicamente per una causa. Viene condannato a morte, immolato come simbolo, e lui ne è fiero. Diventa leggenda. Diventa lo spauracchio della specie dominante che ha ereditato la Terra, che è riuscita a venire a patti con il virus attraverso la scienza.
Bene, questa specie teme e al contempo venera l'ultimo umano, l'uomo leggenda che ne ha sterminate a centinaia per puro istinto di sopravvivenza. Ed è forse questo l'aspetto che fa più riflettere: l'attaccamento alla vita è tutto quanto, a qualsiasi livello di organizzazione sociale. La mia specie e non la tua. La tua è diversa e deve morire. La tua è diversa, uccide per difendere se stessa, e deve essere annientata. Ma nel riconoscerti come mio primo nemico, ti temo, e ti concedo un'importanza, uno status forse anche superiore al mio. Un lusso concesso agli dei, agli idoli. Alle leggende, insomma. Discorso paradossale, ma perfettamente calzante.
E' poi nel duello tra razionale, il cui ruolo, anche qui con risvolti paradossali, viene assunto da Neville (che durante tutto il romanzo scopre, attraverso lo studio, la curiosità, ennesimo risvolto dell'istinto umano, come difendersi, come rispondere al meglio al suo istinto di sopravvivenza), e irrazionale, rappresentato dai vampiri (o meglio, dagli affetti dal virus, che, nella loro lenta discesa verso la bestialità, finiscono per rispecchiare molte delle caratteristiche con cui l'immaginario collettivo ha descritto i vampiri medesimi- come il timore per i simboli religiosi o per la propria immagine riflessa - a causa della superstizione medesima) che si dispiega quasi tutto il romanzo, con la sintesi perfetta raggiunta negli ultimi capitoli.
Sì, la nuova specie dominante è sintesi di uomo e vampiro, di razionale e irrazionale, di scienza e superstizione. La dialettica dell'evoluzione, si potrebbe quasi affermare. Ma gli istinti fondamentali, beh, rimangono sempre gli stessi.

Neville muore anche nel film. Ma la sua morte non ha senso. La storia stessa perde tutto quello che doveva avere. Banalizzazione hollywoodiana, la si tira in ballo sempre, ma qui non si scappa: Neville diventa leggenda in senso di eroe positivo che salva l'umanità, sacrifica se stesso per porre rimedio a un suo errore, e per tener fede a una promessa fatta ai suoi cari.
Banale, trito e ritrito.
Inutile.
Tutta la profonda riflessione sulla quasi grottesca contraddizione che anima l'uomo, scompare. E poco importa se il film a livello tecnico è praticamente ineccepibile (sorvoliamo su alcuni effetti digitali, va beh). Poco importa se Will Smith, da solo sullo schermo per quasi un'ora e mezza, regga benissimo.Non eccella, certo, ma entusiasmi, coinvolga.
Tutto inutile, perchè Io sono leggenda è un'altra storia. Non è il concept dell'ultimo uomo sulla Terra non è solo a renderli identificabili. Potrebbe sembrare caparbio soffermarsi su un particolare così banale come il titolo, ma è importante. Gli altri due film adattati dal romanzo avevano cambiato anche titolo. Questo ha la sfacciataggine di identificarsi con esso fin dal titolo.
Passi l'adattamento, lo stravolgimento, ma questa è sfigurazione.

martedì 22 gennaio 2008

martedì 1 gennaio 2008

No. 2008 (d.C.)

May your coming year be filled with magic and dreams and good madness. I hope you read some fine books and kiss someone who thinks you're wonderful, and don't forget to make some art -- write or draw or build or sing or live as only you can. And I hope, somewhere in the next year, you surprise yourself.

Che il vostro nuovo anno possa essere pieno di magia e sogni e sana pazzia. Spero che leggiate qualche buon libro e baciate qualcuno che pensa che siate meravigliosi, e non dimenticate di creare arte -- scrivete o disegnate o costruite o cantate o vivete come solo voi sapete fare. E spero che, in qualche angolo dell'anno prossimo, possiate sorprendere voi stessi.

venerdì 28 dicembre 2007

No.1

Sperimentazione digitale numero 1, Giuditta.


sì, c'è decisamente molto da imparare...



martedì 25 dicembre 2007

Buon Natale

e tutto il resto...

(salutate la prima opera con tavoletta grafica. ennesimo grazie ai regalatori)

martedì 27 novembre 2007

Difficoltà nel ghetto

Fino a stamattina, nel mio lettore mp3, tra gli altri, potevo orgogliosamente annoverare dischi di gentiluomini quali De Andrè, Fossati, George Harrison. Gente di calibro. Tutta spazzata via da questo genio enorme.
Vai Spitty Cash.


martedì 20 novembre 2007

In/On writing...

Scrivere è un gran brutto mestiere. Ed è quello che voglio fare da quando ho capito di poterlo fare. E di saperlo fare, anche solo discretamente.
Scrivere è sacrificio, di tempo, energie mentali, di anima, spillata goccia a goccia. Perchè ci si mette in gioco, si dà via il culo: un uomo e le sue parole sulla pubblica piazza, così. E c'è chi ci trova della vanità in questo, ed è indubbiamente vero; c'è chi ci trova masochismo, ed è sacrosanto; c'è chi, da invidioso, cerca di "rubare le carte", magari cambiando qualche parola e incollandosi un attimo di vita altrui sul proprio spaziotempo, "vanità" su vanità, o forse perchè si genera tanta compassione a crocefiggersi (e lo dico perchè una volta l'ho fatto anch'io -- senza risultato).
In questo periodo, ho ricominciato a scrivere e a disegnare molto. Ispirazione... voglia... Chi mi conosce personalmente tra voi, sa della mia passione viscerale per entrambi, probabilmente "sopravvalutando" la mia più visibile propensione all'illustrazione. Ma scrivo. Con piacere immenso. Mi porto sempre dietro i miei moleskine o varianti, un po' perchè fa figo, un po' perchè se c'è un'idea scappa e io poi sicuramente la dimentico, anche se finisco per scriverci su solo troiate; quando vado in cartoleria, oltre a razziare le biro al gel e le matite (adooooro scrivere a matita), c'è sempre la tentazione di pigliarsi qualche quadernetto o un block notes (ho sempre in mente l'immagine epica di un Mark Millar o di un Grant Morrison intenti a stendere righe su righe di una scrittura fittissima che andrà a costruire chissà quali Universi di finzione). Sì, forse è solo l'immagine dello scrittore a spingermi a scrivere, a volte. Ma tant'è.
Poi c'è il blog. Il blog lo trascuro tantissimo. Ma è perchè cambio ogni volta opinione sul mio cucciolotto: il tema fondamentale è la sua inutilità, ma un'inutilità che lo rende indispensabile. Cerco di non farlo diventare un'accozzaglia di cazzi miei, ma, come in questo caso, i cazzi miei ci finiscono lo stesso. Una volta recensivo molta roba. Ricomincerò. È solo che adesso non ho voglia. Recensisco tutt'ora, in realtà. Vedrete. Ho trovato il modo di unire scrittura e fumetti, sfogando un po' della mia tradizionale tendenza a polemizzare. Vedrete.
Poi ci sono sempre i miei iperprogettoni: c'è la mia trilogia sui vampiri, che mi porto dietro da sei anni ormai; c'è Milky Way Man, anche lui, da almeno sette/otto anni, tra varianti e ripensamenti che caratterizzano tutto quello che scrivo. Poi c'è SuperYeah... anche lui, un paio d'anni che sta crescendo, ma non è ancora maturo. [E pensare che fino a non molto tempo fa non volevo parlarne.] Poi appunti estemporanei, canzoncine, opere rock, soggetti per film zero-budget, tutto che va a incagliarsi contro la scogliera del tempo che manca. Ma ci sarà tempo. Sono uomo di fede, in fondo.
Ho voglia di scrivere, dicevo. E più passa il tempo, più mi accorgo che ho bisogno di sapere cose che non so, sullo scrivere, su ciò che scrivo (e soprattutto su quello). E più mi fermo a imparare queste cose, meno scrivo. Però, paradossalmente, meno scrivo, più imparo, più le idee si accatastano.
Ecco, tutto questo per dirvi, che se in futuro qui sopra ci troverete qualche delirio in più, è perchè sto cercando di equilibrare tutto, in barba al tempo che scappa.
Scrivere è bel pezzo della mia vita. Questa era solo una scusa per farlo.

giovedì 25 ottobre 2007

La forma delle cose a venire

La vita possiede una melodia, un susseguirsi di note
che diventano la tua esistenza, una volta suonate
in armonia con il piano di Dio.
[...]
Vieni, e guarda il volto delle cose a venire.




da Battlestar Galactica, Stagione 1 Episodio 13: Kobol's Last Gleaming
Musica di Bear McCreary

lunedì 15 ottobre 2007

Consecutio

"Qualunque cosa accadde, accadde."

"Qualunque cosa che, accadendo, ne fa accadere un'altra, ne fa accadere un'altra."

"Qualunque cosa che, accadendo, induce se stessa a riaccadere, riaccade."

"Però non è detto che lo faccia in ordine cronologico."

da Praticamente Innocuo di Douglas Adams

mercoledì 10 ottobre 2007

Quentin ha ragione...

Recentemente, il grande Quentin Tarantino ha lanciato un'aspra polemica nei confronti del cinema italiano contemporaneo (ok, il Quentinone ha poi corretto alcune delle affermazioni, evidentemente travisate dalla giornalista del "Sorrisi e Canzoni TV"): per il regista, in Italia si fanno solo film su viaggetti di famigliole sgangherate e provinciali, o tremendi drammi psicologici in salsa metropolitana. Dagli anni 60, dagli anni d'oro dell'enorme Sergio Leone, il cinema italiano non ha più saputo portare innovazione, ha cominciato a cristallizzarsi nelle forme e nei contenuti. Solo il cinema autoriale, e nell'articolo originale Tarantino fa riferimento a Moretti (nell'articolo successivo, afferma però che di cinema italiano recente ne ha assorbito ben poco, vista la distribuzione centellinata), è sopravvissuto al decadimento, proponendo formule più autonome.
E l'assunto di fondo è assolutamente condivisibile. Anzi, è quasi da incorniciare. Addirittura, azzarderei a espanderlo a tutte le produzioni culturali italiane: perchè il nostro prodotto non vale niente nel mondo, perchè un paese con un grande passato cinematografico e culturale come il nostro non sa più proporre, innovare, o anche solo raccontare belle storie? Questione di zeitgeist hegeliano, o di mera pigrizia del pur rinomato artigianato culturale italiano?

Partiamo dal dato oggettivo: se scartabelliamo tra le produzioni culturali degli ultimi anni, l'elemento dominante sembra essere la diffusa mancanza di originalità. Da una parte, alcuni vogliono fare i novelli Antonioni (con rispettoso ossequio al grande Maestro recentemente scomparso), puntando tutto sull'analisi psicologica "dura" incentrata su difficoltà dell'individuo o della coppia; dall'altro, abbiamo a) un cinema d'intrattenimento cristallizzato sulla commediola cazzara delle feste o guascona-semidialettale, o b) sulla commediola ibrida con la suddetta analisi. È quasi scontato dire che questi "archetipi" spesso e volentieri figliano anche dei prodotti di alto valore, prodotti, soprattutto nel secondo caso, spesso senza troppe pretese, ma deliziosi. Per quanto riguarda il primo caso, beh, difficilmente possiamo lamentarci del successo di Moccia se molti scrittori seguono un percorso molto paraculo intellettualisticamente parlando (e probabilmente molto più "gratificante", anche in termini di vanità personale), invece di proporre soluzioni innovative e accattivanti.
Ma, cari amici, ci manca l'estro. Ci manca l'unicità. Ci manca la capacità di prendere i generi e smontarli secondo un non identificabile Italian Way. Ci manca la capacità di non leccare le natiche al pubblico, e proporgli qualcosa di nuovo, coinvolgento la platea ma non assecondandola stancamente. Sono capaci tutti di farsi inondare di soldi nettando il sedere a uno spettatore medio la cui massima impresa culturale nella giornata è tentare di indovinare il personaggio misterioso a "Cultura Moderna", o ridere o insultare se stesso (magari non riconoscendosi come tale) guardando certi talk-show pomeridiani o ascoltando certe canzoni strappalacrime o strappaqualcos'altro. Va beh, ma qui esuliamo, ma soprattutto diciam banalità.

Ora, probabilmente un po' prematuramente, vi "passo il microfono". Siete soddisfatti della produzione culturale di questo paese? Cosa vorreste? Come lo vorreste?
Commentate commentate commentate.


sabato 29 settembre 2007

London Calling, Paolo Answering... Day 7

The following takes place between 8.00 AM and 11.59 PM
of Saturday 1st September, 2007

(sì, finalmente ce l'abbiamo fatta... questo è l'ultimo)

9.40 am: Liberiamo la camera e lasciamo le valigie in albergo: direzione King's Cross, l'ormai leggendaria stazione da cui parte il treno per la Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts (forse solo nell'universo di carta di Harry Potter, forse anche nella realtà, stando a quanto mi dicono alcune mie lettrici...).
La stazione è di uno squallore allucinante: la magia del grande schermo tende davvero a indorare ogni sorta di realtà umana empirica, e la tristezza del luogo ne è conferma. Ci avventuriamo verso il binario 9 e 3/4: da buon condottiero, conduco i miei prodi... dalla parte sbagliata. Infatti, vedendo il cartello "Ticket Platforms 8-10", decuco che andando in quella direzione non avrei trovato altro che biglietterie, e faccio avanzare la brigata qualche metro oltre, dove, sopra un piccolo tunnel, campeggia la scritta "Platforms 8-10".
Sbuchiamo dall'altra parte. Niente. Percorriamo il binario ma vieniamo inquadrati da un controllore di colore alto quindici metri. Non possiamo scappare.
"Where do you come from?"
Panico.
"Where do you come from?"
"From Italy", dice Max.
"Where do you come from?"
"Di là", risponde ancora Max. Eh sì, avrà proprio capito.
"Where do you come from?"
"We got lost", rispondo io (Ci siamo persi).
"Where do you come from?"
"From the Underground", rispondo.
"Where do you come from"
"From down there", e stavolta indico il tunnel da cui siamo sbucati.
Il nigger spazientito oblitera le nostre Oyster card e ci fa passare. Poco oltre, un muretto in polistirolo con un carrello per bagagli conficcato dentro simula l'esistenza di un binario 9 e 3/4.
E così che muoiono i sogni.

12.30 am: Esauriamo il contenuto delle nostre Oyster (inconsapevolmente) facendo un giro nel quartiere di Pimlico. Dove non c'è un cazzo.
Torniamo alla Victoria Station, e Max, dopo giorni di assillanti richieste, ottiene il suo ennesimo panino-bomba-atomica da Subway. Io non avevo fame.
L'intenzione originale era quella di cazzeggiare fino alle 3 del pomeriggio, ma vista la noia alleggiante, prendiamo il primo pullman e via verso l'aeroporto.

6.00 pm: Consumato un pasto pomeridiano, ci annoiamo allegramente in quel dell'aeroporto di Luton. Che è di un figo assassino. Max finisce Super Mario, la Ele si isola dal mondo con Neroduro.
Ore 18, check-in: se il peso eccessivo (che qui, al contrario di Orio al Serio, viene sanzionato) della mia valigia da mandare in stiva è ancora risolvibile (mi metto le chilate di fumetti che ho comprato nel bagaglio a mano), Max, che sarebbe costretto a infilarsi le mutande in testa, è invece costretto a pagare ben 22 sterline di penale.

7.30 pm: Dopo una sensualissima perquisizione, entriamo nella zona partenze vera e propria, un paradiso commerciale provvisto di ogni cosa, ma a prezzi esagerati. Mi bevo un ultimo tè da Starbucks, poi porto la brigata davanti al gate, in modo da prevenire le figure di merda dell'altra volta.
La prudenza ci costa un'attesa interminabile in piedi, con l'aereo che parte in ritardo di venti minuti.

11.00 pm: Tramonto sopra nuvole. Poi il mondo diventa una palla scura con venature di luce ambrata, e dall'aereo domino anche i fuochi d'artificio. L'Italia ci si introduce sottoforma di coniglio, un povero coniglio che stava per essere spappolato dall'aereo in transito. Viva i controlli.

11.59 pm: Ritorno a casa di Max. Ghezzo. Troppo stanca per attendere di intrattenersi con chicchessia, la Brigata si disgrega. Tutti a casa, il viaggio è finito.

mercoledì 26 settembre 2007

London Calling, Paolo Answering... Day 6

The following takes place between 8.00 AM and 10.30 PM
of Friday 31th August, 2007

10.30 am: Si respira aria di ultimo giorno, qui nella Città Famosa per essere Fumosa. E oggi, incredibilmente, Londra ci mostra i suoi veri colori. Varie tonalità di grigio.
Il mattino ha l'oro in bocca, certo, ma anche alcune espressione di particolare coloritura forniteci dall'aggregato familiare proveniente dalla Campania: Uan eggs, pliss e altre perle tormenteranno i sogni miei e (gli elaborati in realtà virtuale) di Ultron. Ana-Lucia e le sue espressioni stizzose lanciate ai partenopei già ci mancano.
Un'oretta più tardi, eccoci risbucare, curiosamente, a quella fermata della metro che avevamo conosciuto il primo giorno, Blackfriars. Ancora, il Tate si erge fallico al di là della Manica, e noi ci avventuriamo in quella che prospettiamo sia una fantastica escursione nella City, il cuore economico pulsante della Città Conosciuta per Essere Capitale dell'Inghilterra, Madrid. Scusate, Londra. Lapsus. È proprio qui che vediamo da vicino l'ammasso di gru che, come già sapete, stanno smontando la città pezzo a pezzo.

12.00 am: Eccolo, l'edificio glorioso che porta il mio nome: Saint Paul's Cathedral si erge meravigliosa innanzi a noi. Ma è a pagamento in una maniera vergognosa, per cui ne percorriamo il perimetro e poi ce la diamo a gambe.
Dopo aver incontrato un collega in incognito di Jack Bauer con tanto di maglietta del CTU, sfidiamo le correnti boriche e un po' boriose che tormentano queste terre. La forza di questi venti è tale da aver modellato un enorme edificio in una sorta di colossale uovo allungato, quasi fallico in realtà. Ora, non chiedetemi il nome perchè non ho proprio voglia di cercarlo.

2.30 pm: Saltata la visita a una Tower of London troppo cara per le nostre finanze già proiettate agli acquisti pomeridiani, consumiamo un feroce pasto sugli scalini antistanti all'antico palazzo reale. Un pranzo, ovviamente, fornitoci da Pret-A-Manger. Visita al bagno (ossequi agli enormi pupazzi semoventi che ne invadevano le profondità mentre mingevo), e poi sonnellino sugli scalini. Oh yeah.
Rinsaviti e in marcia, percorriamo il magnifico Tower Bridge. Max cerca in ogni dove l'entrata della base segreta di James Bond, ma non realizza a) che quello è un film e la porta se la potrebbero benissimo essere inventata, b) che il ponte del film non è il Tower Bridge. Percorriamo pertanto la rive gauche della città situata esattamente in prossimità di Londra, e sbirciamo gli edifici dall'altro lato... tra cui un curioso palazzo fatto in piastrelline nere da cesso (da me soprannominate Mattoncini da Bagno... eh, la dislessia), poi decidiamo che, diamine, è anche ora di fare shopping selvaggio.

4.30 pm: Eccoci giunti a Oxford Street, già nota a voi e a noi per essere a) a Londra; b) vicina a un teatro con la gigantografia del Freddone Mercurione; c) per essere in adiacenza di ben tre fumetterie. Max e Ultron se ne accorgono, e mi guardano male. Per tutta risposta, li conduco all'oblio dei sensi, conducendoli per le strade secondarie e tortuose (in realtà, un ampio vialone rettilineo) dello shopping. Dopo la consueta pausa Starbucks (i filo-Nintendisti DS se passano a giocare mentre io - modestamente... - cerco libagioni per la mia voglia di cultura), la mia vescica s'ingrossa all'inverosimile. Pochi minuti dopo, mi beccherò del piscione a squarciagola da Max mentre muovo verso il più vicino McDonald's.
Le risate non finiscono qui: andiamo alla ricerca di qualche fumettino in un comic-shop sotterraneo, e, mentre mi intrufolo anima e corpo tra gli scaffali, Max fa esperienza dell'altrui morte vedendo una donna in procinto di essere investita.
Poco dopo, siamo nell'altra fumetteria. Soddisfando la nostra innata voglia di tipicità, andiamo a degustare la cena in un pub accanto alla seconda fumetteria (dove stavolta non acquisto una menghia), un posto che durante il nostro primo passaggio (vedasi Day 3) avevamo evitato per le tremende e/o fameliche espressioni assunte dai camerieri mentre ci accingevamo ad entrare. In realtà, vogliamo dare il contentino a Ultron, che desiderava tornarci fin da quel giorno e che abbiamo trattato a sandwich di Pret-A-Manger in faccia (letteralmente).

(No, sto scherzando, eh, mica lancio panini così buoni in faccia alla gente)

7.00 pm: Consumata l'ultima cena, ci dirigiamo verso il nostro terzo Virgin Megastore, epilogo della nostra foga shoppingara. Purtroppo, non ci concediamo altri giri per la città, visto che le valigie ci aspettano.
In albergo, una rabbia assassina induce Max a affondare i propri vestiti all'interno della valigia un po' a cazzo di cane, mentre io, diligenza fatta individuo, dispongo il tutto con la massima dose di razionalità che Madre Natura mi ha fornito. Eppure, alla fine dell'impresa, sono sparite un paio di mutande di Max.
(Aggiornamento del 26/9/2007 - Le mutande sono date per "disperse in azione" dall'Esercito)
L'ultimo sonno londinese non inizia, semplicemente perchè io e Max cominciamo ad avvinghiarci e a tirarci delle patacche mostruose sulle chiappone, e anche Ultron è della partita, visto che tenta di violentare Max con le sue unghie al vibranio. Maledetto droide, un giorno troveremo un virus capace di distruggerti.

giovedì 20 settembre 2007

London Calling, Paolo Answering... Day 5

The following takes place between 8.00 AM and 10.30 PM
of Thursday 30th August, 2007

10:30 am:
National History Museum, National History Museum,
tu sei tanto grande, hai i dinosauri, le placche colorate,
i terremoti finti, le colonie di formiche,
la scala mobile che ti getta dentro un planetoide fatto di pezzi di ferro
e mi piaci, sì. mi piaci un frego.
Ma possibile che tu assorba le mie energie come
le batterie-sanguisuga del cellulare di mio padre?

3.15 pm: Fra un National History Museum e un Science Museum, ci ristoriamo beati ai piedi di un altro, magnifico Pret-a-Manger. Oh sììì. Ultron, come sempre non approva, ma ormai della sua programmazione insensata e becera abbiamo imparato a fregarcene. Eccheccazzo.
Dopo la visita allo Science Museum, in cui Max fa davvero foto di OGNI COSA (finchè poi non si rende conto di essersi spaccato i maroni), l'Uomo dalle Mille Consolle (ovvero Max) decide per una visita all'aerea a pagamento del National History Museum, dedicata all'Antartide. Anche qui, ci vorrebbe una sua cronaca, ma adesso non è online per cui spaccate meno la uallera. Io ed Eleonora, distrutti, lo attendiamo nei pressi del Museo della Scienza: mi metto ad abbozzare Corona vs. SuperYeah, e un diavolo che effettivamente veste Prada (quindi, veste mio cugino, cosa abbastanza raccapricciante).


3.50 pm: Ecco Harrods. Là dove la Rinascente incontra Gardaland incontra il Macellaio in stile liberty. Ottocento piani di baroccume, bulimia commerciale e musica classica. Meraviglioso. Soprattutto considerata la folla assiepata di fronte alla vetrina dedicata a Diana e Dodi Al-Fayed. Creepin', direbbero gli ammerigani.


7.15 pm: L'incertezza muove i nostri passi. Dopo un allegro ritorno in un meno allegro Hyde Park, decidiamo di cambiare zona, andando a Camden Town, quartiere teoricamente "di nicchia". Solo che probabilmente, nel tardo pomeriggio, diventa più malandato che di nicchia. Il terrore coglie Max, la voglia d'avvertura guida me. Vorrei cenare in modo rock seduto su una panchina, ma il resto della brigata boccia l'idea, così ci rimpinziamo di tonnellate di cibo orientale (ancora) presso un delizioso buffet, dove ci viene regalata anche una caramellina al limone a fine pasto.
Dopo un salto nel Virgin Megastore di zona (e qui realizzo che ho necessità fisica di fare spesa scialacquante), e dopo aver assistito a una mezza rissa rap, decidiamo di tornare a Westminster (dove ci aspetta Lui, il leggendario, catarifrangente Poliziotto Arnold) e prenderci un bel caffè (o cioccolato caldo).

10.00 pm: Alla fine della fiera, siamo arrivati a Trafalgar Square, dove, con somma meraviglia, ci si para davanti la scena di una megaproiezione di un film muto indiano con colonna sonora suonata dal vivo da megaorchestrone. Ci si trattiene senza indugio, poi dopo un po' però le vicende del Re spodestato perchè è un pirla che non sa giocare a dadi spaccano i maroni. È però troppo tardi per prendere la metroapolitana, in quanto la linea che ci porterebbe a casa chiude per lavori alle 22. L'albergo non è eccessivamente lontano, così prendiamo la via che costeggia Buckingham Palace, armati di acqua e di una specie di red bull che non è red bull, però ha lo stesso effetto.
Vicino a Saint James's Park, l'incontro folgorante: un decerebrato ben vestito, dopo aver detto al telefono qualcosa di distintamente italofonico, si proietta a braccia aperte verso di noi cantando "I can show you the world, shining, shimmering, splendid..." di Aladinniana memoria. Sorridendo, ci allontaniamo. Ma qualche passo dopo, già mi sentivo più solo.





sabato 8 settembre 2007

Così mi uccidi l'Africa...

Direttamente dal Concerto del 5 settembre,
il nuovo capolavoro di Elio e le Storie Tese, Parco Sempione...





(testo offerto dal grande ATMB)
(grazie al buonuomo che l'ha fatto e postato su YouTube)
(oh, non preoccupatevi, appena ho tempo li finisco quelli su Londra...)

giovedì 6 settembre 2007

London Calling, Paolo Answering... Day 4

The following takes place between 8.00 AM and 10.30 PM
of Wednesday 29th August, 2007


10.30 am: Arrivano the Napolitaners. Lì, a pochi passi da noi, eccola, bella come il sole, l'allegra famigliola campana a far caciara. Due genitori belli in carne e due figlioli dai visi affilati. Un trittico. Il figlio più giovane, undici anni o poco più, si avvicina ad Ana Lucia per chiederle una ot ciocolat. Lei lo gela con lo sguardo, con un'espressione che in Italia interpreteremmo come un "'sto figlio di puttana". Poi, appena la bevanda è pronta, la famiglia si dilegua. Malueghi.
Poco dopo, prendiamo su armi e ritagli e ci dirigiamo verso la nuova tappa nell'esplorazione di Londra, la Città Sempre sulla Cresta dell'Ondra: Madame Tussaud, aka il Museo delle Cere.

1.00 pm: 25 FOTTUTE STERLINE SOLO PER FARE FOTO A DELLE STUPIDE STATUE DI STA CIPPA DI CAZZO. FIGLI DI TROIA. E STO POSTO PUZZA PURE DI GARDALAND. E NON FINISCE MAI!!!!
E Keira potevate anche farla meglio.
Quella di Samuel L. Jackson era fatta bene però. Bravi solo per quello.
Anche Mandela.
Ma ci pensi che Mandela lo vedi sorridente ma è stato in prigione? (cit.)

Malgrado le lamentazioni di Ultron, Max e io ci gettiamo sul più vicino Pret-A-Manger. Il droide consuma il suo pasto dimessa e anche un po' incazzata. Forse perchè non ci voleva venire. Naaah. Perchè sta dando evidenti segni di malfunzionamento: perde liquido al grido di "ELE MESTRUATA CERCA PANNOLINO -- RIPETO -- ELE MESTRUATA CERCA PANNOLINO"; i muscoli sintetici delle gambe dolgono. Ci rivolgiamo alla più vicina farmacia, dove il robot acquista un pacco di panni assorbenti per il liquido in eccesso. Speriamo che i wurstel di cotone possano contenere la perdita.

6.30 pm: Dopo esserci spaccati le gambe in giro per Portobello Road e la zona di Notting Hill (bellissime zone: la prima, essenzialmente una via fatta di negozi pittoreschi d'antiquariato; la seconda, una zona residenziale elegante e molto british -- e d'altronde, come poteva essere altrimenti?), ci dirigiamo ad Hyde Park, la zona a più alta concentrazione di italiani della città. Rinvigoriti da un breve sonnellino e dopo una passeggiata sul laghetto Serpentine, ci appostiamo su una panchina nei pressi dell'uscita a sfottere ogni essere vivente, e in particolare una coppia di pattinatori deficienti. Frattanto, Max si dedica al suo tanto decantato scoreggiamento.

7.30 pm: Emergiamo nuovamente in zona Westminster, dove, avvistata un'orda di Vichinghi dai lunghi baffi canuti e ricurvi (d'altronde, il redivivo Thor sta cercando in tutto il mondo i suoi compagni perduti... evidentemente, Londra sarà teatro dell'Adunanza), ritroviamo il Poliziotto Arnold, intento a derubare un bancomat. Eh, furbettino.
Abbuffata di cibo orientale da Chopstix, sempre nella County Hall, sempre a due passi dalla London Eye e dal Big Ben... d'altronde, Max non si è ancora stufato della vista... e neanch'io a dire il vero. Nel corridoio antistante il bagno, file causate da un distinto signore assorto nella degustazione di dessert.

10.30 pm: Fantastico giro in traghetto lungo la Manica. Max passa tutto il viaggio d'andata a fare fotografie in modo ossessivo. Io mi godo la vista battendo i denti: d'altronde siamo a Londra, la Città con il Clima della Tundra.
Terminato il giro, the Brigate affranta prende la strada di casa, ma non prima di un mocha caldo alla Stazione di Waterloo. In albergo, io e Max, visto lo scarseggiare di scorte di carta igienica, decidiamo per la bauerata: la rubiamo direttamente dal ripostiglio.
Altro giro di pizzicotti, altro giro di pacche sul culo, altro giro di Ultron che urla "ALLORA DORMITE O NO?!", poi fade to black.