buzzoole code A Paul's Life

lunedì 25 agosto 2008

Under my Calella, ella, ella, ella... - Day 2

Day 2 - 17/08/2008
ore 9.45 - Psycho Bone
Il nostro runner di riferimento, Anzianetti, conosciuto anche come Bone, si sveglia di buon'ora con l'obiettivo di andare a correre. Il ragazzo anziano vuole destare anche il sottoscritto (da mia esplicita richiesta, ricordiamolo) attraverso uno sciabattare quasi pornografico per tutta la stanza. Si arriva al punto in cui, dopo aver aperto gli occhi, lo perdo di vista, anche se il suono scricchiolante delle infradito continua come se stesse percorrendo chilometri e chilometri: "Dove sei andato?", gli chiedo; ma da dietro l'anta dell'armadio emerge Bone, con il sorriso a 15 denti del bambino monello che vuole prenderle. Il sorriso di Bambinetti.
Perso tra le nebbie dell'hinterland onirico, decido di lasciare al compagno umoristico l'atroce sforzo di andare a bruciare calorie in riva al mare, preferendo le coccolose braccia del dio del sonno. Che mi punisce con sogni fastidiosi.

Alle 7.50, sentendo i proverbiali rumori intestinali del sempre cacante Jam... err, Max, decido di alzare i chiapponi rosei dal lettuccio e andare a rompere i coglioni ai compagni della stanza adiacente, che lamentano una nottata passata su un letto fatto di fruste, molle e sparachiodi. Tornato Bone, ci si dirige alla sala da pranzo per la colazione, un ricco buffet di ogni cosa ma nessuna prelibata. Da segnalare, i muffin passatelli, il salame iper-speziato della sera precedente e la spremuta al colorante arancione. Buon appetito.

ore 13.50 - Donde està el sanitario?
Eccoci poi diretti alla spiaggia, un'ampia distesa di sabbia grossa che cala a picco in un fondale profondissimo già a pochi centimetri da riva. L'acqua è pulita, di un azzurro un po' cupo, e costantemente mossa. Mossissima. Travolgente. Nel senso cattivo.
I più atletici fra noi si fanno la traversata oceanica in direzione Piattaforma, una piccola isoletta galleggiante a qualche metro dalla spiaggia dove, ci dicono, si radunano ggiovani d'ogni età e nazione con l'intento di resistere alla nausea il più a lungo possibile.
Iniziano le prime sfide a racchettoni, che non mi vedono protagonista, nonostante i record sempre in salita, e la prima partita di beach volley, starring Mone, MeMedesimoBello e Anzianetti contro il dinamico trio EleonoraUltron, Stulidis, Stoner. Già non ricordo il risultato, ma il saggio e sarcastico Mone mi insegna a battere (e infatti poi a giocare farò schifo, ma sarò una minaccia in battuta), e inaugura il secondo tormentone estivo dopo "Boh!", con la frase leggermente sarcastica "A me piace Paolo perchè è forte".
Piccolo excursus di spiegazione ai non addetti ai lavori:
  • Boh! era stato inaugurato qualche tempo prima da Mone e Mr.Ricotto, d'ora in poi Fabio, come suggello entusiasta a qualsiasi frase, spesso con connotazione esortativa.
Esempio:
A: Quanto fa 6x5?
B: 35!
A: Boh!
(tratto da una storia vera)

Boh è da pronunciare con un'intonazione più alta di qualche semitono rispetto alla propria voce naturale, marcando la o, e preferibilmente con una leggera accentuazione della h finale. A seconda dei gusti, aggiungere un'estrema sgranatura degli occhi.
  • "A me piace xxx perchè yyy", dove xxx è un soggetto i cui difetti sono sarcasticamente sottolineati dalla frase corrispondente a yyy.
Esempio
A: A me piace Germix perchè è una persona sveglia.
Solo che di solito fa ridere.
È il momento del primo grande screzio fra me e Stoner, il prologo di una lunga serie di insulti e invettive all'ospite da parte di quasi tutto il mondo. Almeno, di quello che dopo un po' gli si riempiono i maroni. Il giovane, che vanta le qualità di riservatezza, rispetto dell'altrui privacy e pazienza, lancia simpaticamente una gavettonata d'acqua al sottoscritto, che se ne stava bello buono e giocondo ad ascoltare la sua musichina. Non avesse mai beccato un lettore mp3 tanto visibilmente sfoggiato sul petto, in vero villoso, dell'ignara vittima!
Eheheh! Il nostro Paolo, preso dall'ira accumulata in appena 24 ore, non può far altro che sfruttare la ghiotta occasione per pronunciare una bella requisitoria: "Sei il coglione più grande dell'universo! Hai il cazzo nel cervello!"
Volemose bene.

ore 19.55 - Ma cos'hai bel briccone...
Passa il primo pranzo, un buffet composto per lo più da verdure, qualcosa di vagamente simile a un risottino, e vari generi di fritto. La formula è bene o male la stessa anche nei giorni seguenti, per cui non vi ritedierò con questi particolari. Sappiate, nonostante le malelingue, che disgustoso non era, ma neanche buonissimo. Di sicuro, non sono morto. All'uscita della sala da pranzo, un Mone in stato di grazia saluta la dolcissima addetta al ritiro piatti sporchi con espressioni tipiche spagnulesche: "Hola! Hasta la vista baby! Donde està el sanitario?"
Il pomeriggio prosegue con un lungo sonnellino, solo mio a quanto pare, perchè vengo interrotto da una pseudoviolenza sessuale perpetratami da Mone e Fabio. Non dichiarerò altro. Comunque, sonnellino bbbrutto e molto tormentato. Ma dei miei problemi di sonno non parliamo.
A questo punto, le ragazze cagano. Così ho scritto sugli appunti. Fidatevi. Le ragazze cagano.
Parliamo piuttosto del pomeriggio in spiaggia, dove quattro magnifiche tedesche osservano il nostro carrozzone di begli uomini sguazzare in acqua e passarsi la palla con l'incompetenza dei più incompetenti. Nel mio caso. Gli altri la toccavano. Appena mi riavvicino all'asciugamano e al campo base, il gruppo di belle figlie si dilegua. La potenza dell'Obelisco di Pavia.

Proprio in fase di palleggio sul bagnasciuga, una donna un po' agèe aveva recuperato la nostra palla. MarcoBellezzaSfolgorante, poco dopo, avrà modo di commentare l'episodio: "Ma come? Non ti piace? Guarda che quella ti pompa via l'anima!".
Risate e commozione.
Inizia il primo minitorneo di beach volley, che mi vede protagonista di un fortunoso secondo piazzamento, grazie alla squadra che praticamente giocava al posto mio. Continua in questo frangente la lotta al nemico comune, a quel rompicoglioni di Stonnie. In risposta a una sua battuta idiota, gli sottolineo che "il silenzio è un'arte"; e quando, in vena di battute davanti alla mia palese incapacità pallavolistica (e di tenuta di un'andatura bipede), Stoner dice che "dovremmo fare una lista dei tuoi voli...", rispondo con molto garbo "sì, voli dalla finestra, voli dalle scale...".
Si torna in albergo, e dopo una rapida doccia, mi aspetta il primo aperitivo: birra Estrella + patatine al pollo consumate da me, Fabio, MarcoBellezzaSfolgorante, Mone e Germanal davanti a una dei finestroni dell'albergo.
Due minuti dopo... la cena.


ore 2.30 - ... due palle e uno scopone?
In serata ci appropinquiamo al centro di Calella, dove abbiamo la vera e propria mini-Movida Calelliana. Ci addentriamo in un bar finto-bingo bongo, dove consumo una roba alla fragola incomprensibile, mentre Anzianetti si concede un piccolo ma sano tocco di Sangria, bevanda ufficiale del duo Mone-Marco e della Spagna tutta. Mentre sorseggio il mio cocktail, Silvia passa velocemente giusto giusto davanti al locale, procurandomi un sussulto mica da ridere. Sarà l'ultima volta che la vedo.
Non piangete per me.
Tornati in albergo ornati di simpatiche collanine hawayane che uso a mò di borsa a tracolla, Mone e la consorte Alice, con SteGarl al seguito, invadono cordialmente la nostra cameretta, e ci dedichiamo a sparlare di Stoner, nome in codice Pierce oppure CuloPicchio, alle solite disquisizioni sugli unguenti usati per la profumazione dei dindoli maschili, ai vari tipi di cappuccio esistenti sulla Terra, e ad altre belle cose relative alla mia, alla tua, e alla loro sessualità di ventenni del 2008.
Spente le luci, io e Bone ci dedichiamo a re-interpretare la saga di Star Wars in chiave penica:
"Luke, usa il Pisello!"
"Io sono il tuo Pisello!"
"Il Pisello colpisce ancora!"
"Io sono un Pisello, come mio padre prima di me!"
"Il Pisello ci circonda, ci penetra, tiene unita tutta la galassia"
Fra le risate sguaiate, il caro Bone mi ha salvato da una mezza crisi. E ogni volta che passa una crisi lascia qualche "sconfort".

(continua...)

domenica 24 agosto 2008

Under my Calella, ella, ella, ella... - Day 1

Day 1 - 16/08/2008
Ore 11.55 - Terrore al Terminal 2
Il Sole spacca pietre, sassi e laminati, laggiù nella vecchia Carthusia. Dodici esseri viventi (sette disperati assetati di bargiggia, quattro graziose prede sessuali caste e un disadattato qualificato come Stoner) si stanno per imbarcare in un'avventura ben poco avventurosa, ma dai molteplici risvolti polemici. Tra poco si parte, e si va a Calella-olè. Sì, proprio lì, sulla Costa Brava. Bravi.
Salutati parenti prossimi e genitori sconosciuti, tre auto e il magnifico Galloper, il vanto dell'Italia tutta, prendono la strada che, fatalmente, porterà i Dodici là. Sì, proprio là. A Malpensa, luogo di perdizione di orientamento e chellophane verde. Aaah, il cellophane verde.
Dopo un amabile viaggio in automobile impreziosito dalla rassicurante presenza di Alice, che inizia a stilare una lista del contenuto del bagaglio a mano ("E l'ombrello, me lo fan passare?"; "E gli orecchini, me li fan passare?"; "E il mignolo sinistro, lo posso portare?"; durata del viaggio, 65 minuti; domande, 715 milioni), eccoci nel Terminal 2 di questo aeroporto che mi ero figurato magnifico, ma che invece fa di molto cagare. Va beh, che è il Terminal 2, però...
Appropinquatisi all'area check-in, iniziano le prime avvisaglie del disturbo psichico di Stoner, il quasi-albino dagli occhi di ghiaccio, che, allampanato come pochi e con occhi sbarrati da seguace dell'Opus Dei, si lancia in un lungo monologo (il caro Stonnie si esprime solo attraverso lunghi monologhi che costringono l'ascoltatore ad assecondare ogni sua delirante lettera proferita) sul dispenser di preservativi nel bagno attiguo. Al banco del check-in, neanche Mr. Ricotto, PR dei Dodici, si nega a un dialogo sul filo dell'erotico con la colorata hostess, che carica con sorriso compiacente i bagagli sul nastro trasportatore.


Ore 17.30 - Hasta que vien la meravilla...
Durante i controlli di rito, un incazzoso e fin troppo zelante addetto alla security vuole mangiare la testa a Germix, un omone alto sei metri e quattro che vive in una perenne nebbia sensoriale, e che nel caso specifico ha fatto di tutto per passare attraverso il metal detector con ancora addosso la cintura.
Il seguente imbarco è la sovreccitata attesa di mezzo milione di derelitti umani, fra cui spicca la presenza di una deliziosa ma ahimè sconosciuta donzella di nome Silvia (come verremo a sapere poi) da cui proprio non riesco a staccare gli occhi. Qui Stoner si rivolge al cugino Max (sì, quello che scorreggiava ovunque nel mondo) con l'imprudenza del novizio, dicendogli:
"Max, guarda che quella ci prova con te!"
"Ma chi?"
"La... Stefania?" (riferito a SteTulu/Puzzi/Giannoulidis/Stulidis)
"Sì... sì, certo."
Evidentemente, il biondino non sa nulla delle circa venticinque morti possibili in cui potrebbe incappare. Ma, sinceramente, chi ha voglia di informarlo?

L'aereo si stacca da terra pochi minuti dopo, e si dirige a tutta potenza verso Barcellona. Il viaggio è molto rilassante: Mr.Ricotto dorme, Marco BellezzaSfolgorante ronfa, io leggo, il pilota vola da Dio.
Ripiombati sulla dura terra dell'aeroporto catalano sulle note di Hound Dog di Elvis, ricomincia il parlottìo che mi condurrà ai limiti della crisi di nervi alle 18.00 circa (complice la seconda tirata di Stoner, sì). Pisciatina, recupero bagagli. E via verso Calella.


Ore 21.30 - Domo Arigato, Mr. Ricotto
Il viaggio verso Calella è una delle più grandi odissee della storia dell'uomo.
Scartato il taxi, troppo economico per le nostre tasche di noi ricchi tycoon della lombarda (e a riguardo l'amico Bone saprà deliziarvi con un resoconto delle leggende metropolitane che circondano la Spagna), optiamo per il treno. La piccola stazione che collega l'Aeroporto a Barcellona è il teatro di un mio delirio personale: vessato
dalla crescente coda di turisti (ringrazio il tipo che per farmi sbrigare continuava a cambiarmi le monete che la macchinetta non voleva buttar giù) alle mie spalle, stampo per errore 8 biglietti per un'altra destinazione (non Calella, ma Matarò, qualche chilometro prima). Certo, la gran parte dei miei compagni poi si dimostra collaborativa nell'aiutarmi con la sostituzione dei biglietti (anche se, poi, a conti fatti, rifare i biglietti si è rivelato inutile, come mi accingo a scrivere), ma, fatalmente, Germix e Stoner, persi nella trance delle consolle portatili, se ne sbattono simpaticamente il cazzo mentre li invito a seguirmi per prendere i biglietti nuovi. Va beeeene.
Sul treno, provo a contattare l'Hotel per comunicare loro il ritardo: i tre anni senza manco sfiorare lo spagnolo si fanno sentire, e balbetto mentre cerco di elencare i nominativi delle prenotazioni. Il nome Ricotti diventa prima Rebecchi e poi Ricotto, prima che riesca a capire che il gentile responsabile dell'albergo ha fatto sì che possiamo trovare un pasto al nostro arrivo. Lo congedo con un "Hasta... Hasta... Hasta...", completato a dovere dall'amico Bone con un "Hastocazzo!".
Arrivati a Barcellona-Saints, snodo ferrioviario della città "che costa 2 euro al minuto", prendiamo, non senza difficoltà, un treno che ci porta fino a Matarò, praticamente sicuri che si recasse anche a Calella. Quanto ci sbagliavamo. Quando si dice il fato. Mi spiace per quei moveri cristi a cui ho fatto ricomprare il biglietto, ma sappiate che il karma mi sta punendo alla grande.
Sul treno, Mone guarda i primi lembi di mare e loda in modo sperticato le Mennone, sinonimo di Seni Femminili Giganti.
I nostri giungono finalmente a Calella alle 21.30. Sceso dal treno, faccio un po' di strada a pochi metri dalla famosa Silvia, prima che le nostre strade, irrimediabilmente, si dividano.

Ore 23.30 - Il mare d'inverno d'estate
Eccoci all'Hotel di Shining.
Fuori, uno squallido palazzetto di periferia; dentro, l'esatta replica dell'Hotel di Shining, ma realizzato con materiali di scarto. Ne sono testimoni i soffitti gonfi d'umidità e le consunte poltroncine del bar. Arte povera.
Mentre consumiamo qualche cotoletta a base di animali transgenici e con un frugale contorno di verdure e salami iper-speziati, notiamo un figuro a cui finiremo per affezionarci, Robert McManganello, conosciuto come Manganiello, il responsabile della security dell'albergo, i cui modi garbati ci conquistano subito. E non è sarcasmo. Peccato che Manganiello poco sappia delle natiche parlanti che ho mostrato alla dirimpettaia della nostra stanza appena messo piede in stanza, giusto perchè tanto così.
Finita la cena, ci addentriamo nelle vicinanze di Calella, praticamente la copia carbone di qualsiasi paesino marittimo del mondo, solo con tutto che chiude prestissimo. Gustato il gelato in un locale che esibisce in modo pornografico una infinità di apparentemente disgustosamente sapide torte alla fragola, e salutata la povera Stefina, in preda a un fastidioso mal di pancia, diamo una rapida occhiata al suggestivo mare notturno, mentre un freddino ino ino si infiltra nei nostri indumenti e nei nostri cuori.
Le nuovissime infradito ContoArancio mi procurano una fastidiosa feritina al piede destro, che mi sfianca al punto da costringere me medesimo a addormirsi con tanto di berretto in testa. Il dolore è una gran puttana, lo so.
Mentre il dolce Bone, mio compagno umoristico di stanza umoristica, mi rimbocca le coperte, già si avvertono distintamente i primi tremori di peti sismici.

(continua...)





sabato 16 agosto 2008

Under my Calella, ella, ella, ella... - Prodromo

(Kal-El tra le braccia del padre, Jor-El)


Il vostro si assenta per le vacanze.
Calella,
destinazione di perdizione e
patria del nudismo invertito
sulle coste brave del paese iberico che più iberico
non si può,
mi attende.
Se vedemu tra una settimana.


(Tia, non lasciare commenti del tipo "eh, vorrei esserci anch'io", o "stronzi", o "beati voi",
o roba che possa urtare la sensibilità degli altri lettori)


Per tutti gli altri, bacioni.

giovedì 14 agosto 2008

Andarsene così

Sarebbe splendido
Amare veramente
Riuscire a farcela
E non pentirsi mai.

Non è impossibile pensare un altro mondo
Durante notti di paura e di dolore
Assomigliare a lucertole nel sole
Amare come Dio
Usarne le parole.

Sarebbe comodo
Andarsene per sempre
Andarsene da qui
Andarsene così.

(Baustelle - Andarsene così)

lunedì 11 agosto 2008

domenica 10 agosto 2008

Treno di ferro



Buonanotte
buonanotte che vado
vado e non c'è appello
e nemmeno l'ombrello trovo questa notte
così vado anche se piove
anche se dietro le nuvole è tutta luna nuova
vado senza di te
vado senza di te.

Coraggio fratelli miei
il cappotto che vado
che vado avanti
vado senza di lei
tu stai in gamba che vado
come dicono di là dal mare
abbi cura
abbi cura di te.

Che anche quest'ora passerà
come una notte di campagna
quest'ora passerà
se vorrò bene al mio sogno
come a un abito di fiamma
quest'ora passerà.

Sono i mesi del vento
l'uomo che sogna
l'asino che vola
e tutto il resto che va.

È che là fuori
c'è un treno di ferro
con il cuore di calce
il soffio di acido e veleno
una valanga d'amore contro un bicchiere d'aceto
dopo l'ultimo bacio
prima del fischio del treno.

Tu non confondere il sapere col sospetto
e quest'ora passerà
come una notte di campagna
o come il tempo tutto
quest'ora passerà.

Sono i mesi del vento
l'uomo che sogna
l'asino che vola
e il tempo tutto che va.

È che là fuori
c'è un treno di ferro
con il cuore di calce
il soffio di acido e veleno
una valanga d'amore contro un bicchiere d'aceto
dopo l'ultimo bacio
prima del fischio del treno.

(Ivano Fossati)

venerdì 8 agosto 2008

Due cani in lotta

Per come me l'ha raccontata il capo, le cose andarono così. C'era questo qui, un altro indiano, credo... un tipo a posto, ma in passato aveva avuto dei problemi. Forse qualche guaio con la legge. Un'infanzia difficile, chissà. O magari cattive compagnie... O forse, per qualche motivo, sentiva di non poter esprimere tutte le sue potenzialità. E parlando dei propri conflitti interiori, dice al capo, "Dentro di me ci sono due cani. Uno è cattivo e malvagio. L'altro è buono. Il cane cattivo combatte costantemente quello buono."
Quando udii questa cosa, compresi veramente quel tipo. Capii che uno dei cani incarnava i nostri sogni e le buone intenzioni. Ha uno scopo, un ordine. Forse rappresenta il rispetto per gli altri e per se stessi. Il rispetto per ciò che possiamo diventare se ci mettiamo il cuore.
L'altro cane... non rispetta nulla. È una bestia rabbiosa, folle ed egocentrica, accusa gli altri del proprio malessere. Attacca in ogni occasione. Non desidera altro che crogiolarsi nell'impetuosa oscurità della propria rabbia.
Così qualcuno fa una domanda a questo indiano. Gli chiede quale cane vince, di solito.
Il tipo guarda in basso e ci pensa un po'. Per un sacco di tempo non dice nulla.
Poi, dopo attenta riflessione, risponde.
Dice questo.
Dice, "il cane che vince è quello a cui do da mangiare di più".

da Daredevil Vol. 2 #55, testi e disegni di David Mack

martedì 15 luglio 2008

Burino Paffutello

Burino Paffutello,
Burino Paffutello,
imbocchi la curva a gomito
con traiettoria molto stretta
e quasi mi fai ammazzare.

Burino Paffutello,
ti urlo "TESTA DI CAZZO!"
poi ti fermi e ti giri
e col tuo fare cacaziretto
mi dici "ma come ti permetti?"
e io "falle larghe, almeno non ammazzi la gente"
e tu "io faccio come cazzo mi pare"
e io "no, le curve le fai come Dio comanda"
e poi la cosa finisce
anche se te ne avrei dette tante.

Addio,
Burino Paffutello.

Spero ti vada in cancrena il cazzo.

mercoledì 25 giugno 2008

Io, per piacervi, mi epilerei per tutto il santo giorno...

L'avvenire è già avvenuto.
Inevitabile e splendente, arriva la risoluzione di ogni nostra attesa o piccola morte.
Consolante come l'acqua per l'assetato, si chiude la sottotrama con twist mediamente sconvolgente, prevedibile e previsto, il climax dopo il quale è tutto conseguenza. Penitenza per ingiusti e dilettanti, piccolo rimescolamento di mondo per gli altri, tanta e buona fortuna al giocatore. Tendiamo la mano al sorridente, che si è troppo arrancato e pianto di nascosto e mandato giù a forza il boccone dell'ingiustizia, mai davvero inattesa ma ubiqua. Auguri e fiori bianchi, sana invidia a bordo campo, alti i calici di chi s'è impegnato.
L'unico foglio acceso è quello del testimone parziale, me medesimo, che s'illude di potersi sfogare con qualche rigo di testo ben scritto e altisonante, sfuggendo al giudizio dei molti e di se stesso. E tanti saluti alla coda di paglia e al circolo vizioso del codardo: inevitabile come gli eventi, arriva il lamento e l'autoassoluzione.
Nessuno comprende, chi sa leggere capirà. Questo voglio e questo mi aspetto; nessun insulto, nessuna pacca sulla spalla, solo un eco che mi dica dove andare, e riaccenda una forza e una fede già in risveglio. E una voce che mi sappia riconoscere e straziare, una voce che perdoni gli eccessi del foglio e del suo genitore. Una voce spontanea, che tarda, non arriva e, come sempre, delude. Che propina una pietà ridicola, come se tutto questo fosse stato una strana malattia. E che quindi non comprende.
Maledetti gli occhi.
Per quanto possa essere fiero di aver individuato, unico tra i pochi, "due alberelli pazzi" in quel paio di occhi, per quanto abbia potuto sperare di riuscire a... beh, alla fine non c'è stato niente da fare. Non c'è stato neanche modo di tentare di fare quel poco che si voleva fare. Nessuna opportunità concessa. E toglie il fiato. Toglie il fiato all'inizio, e lo toglie anche quando, ahinoi, succede l'inevitabile. Ed era già stata una corsa infame all'accettazione, con gli altri quattro stadi precedenti ad avvicendarsi senza tregua, anche più volte nello stesso istante. Grazie al cielo, l'inevitabile è un grande aiuto, un invito alla rassegnazione: certo, fastidioso all'inizio, ma consolante dopo aver smaltito un po' di rabbia (stadio 4). Perchè non farsi testardi? Perchè non martellarsi ogni notte con la stessa litania di piccoli orrori? Perchè non ha più senso. Perchè non c'è più tempo, per quello. È ora di camminare. Ma quel "vago" senso d'ingiustizia Non. Muore. Mai.
Qualcuno diceva "il vago senso che ho di averlo preso in culo".
Il desiderio più viscerale e vero e luminoso dell'esistenza preso e messo da parte, ignorato, scavalcato, scartato: una cosa legittima e naturale, non c'è dubbio, ma uno strazio, un aborto per chi ci crede. Purtroppo le belle cose astratte non bastano, non servono a dimostrare niente. E spesso nemmeno quelle concrete. Manca proprio l'aggancio tra desiderio (che parola limitata) e realtà. E questo condensa il senso insensato di tutte queste righe.
Se leggessero, non desidererebbero parole e amenità simili, quegli ardenti "arberelli pazzi" non desiderebbero queste lodi ipotetiche a sacrifici e martiri, questi accenni vagamente sarcastici e nichilisti a quello che è, ma è questo quello che è voglio dire, come lo voglio dire.
Fine del solenne atto d'onanismo, ora si torna a ricostruire la baracca.
Voglio bene a tutti-ma-proprio-tutti, voglio bene al futuro ma un po' lo temo, voglio bene al passato ma un po' lo detesto.
Signori, se permettete, vado a riprendermi il cuore, che m'è scivolato un attimo.

martedì 17 giugno 2008

giovedì 12 giugno 2008

Ti spacco il culo col karate

Caro figlio di puttana
ti spacco il culo
col karate
perchè sei un gran figlio di puttana
e ti devo aprire le natiche
col mio fottuto karate
perchè mi prudono le mani
che non vedono l'ora
di sfilarti la colonna vertebrale
e frustrarti con la tua fottuta colonna vertebrale di cazzo
e fartela inghiottire
e rimettertela a posto
e poi pestarti a sangue
sempre col karate
ma lasciandoti sempre vivo
perchè il karate
è simbolo della pace nel mondo.
Uaaaaaaaaaaaa-taaaaaaaaaaaaaaaaaaaa.

(scritta dopo un disco dei Tenacious D e una Carlsberg.
ero carico e voglioso di violenza verbale)

domenica 1 giugno 2008

Opéra Féerie




Disegno su commissione, digitalizzato e rimaneggiato a dovere.
Un vero ibrido, insomma.
Ora voli,
Ora respiri l'aria delle stelle.
Qui giù ti salutano tutti,
anche chi ti conosce poco.

(a Renan)