buzzoole code A Paul's Life

lunedì 28 maggio 2007

sabato 19 maggio 2007

"C'è solo una cosa da fare... pavoneggiarsi..."

Cenni Preliminari
L'Uomo Ragno è il mio supereroe. Va oltre il "preferito". È mio. Quel giorno di marzo del 1993 in cui acquistai, dopo il passaggio della Milano/Sanremo il mio primo, stupefacente numero (e fumetto, in fin dei conti) dell'Uomo Ragno (#116, ...quel che luccica! -- Dio, che emozione solo a riguardare le copertine interne), fu colpo di fulmine. Non corrisposto, come al solito, ma ci fu. Quel giorno divenne uno dei momenti definitori della mia esistenza. Saltando tutta la parte della rimembranza strappalacrime, vi basti sapere che, dentro di me, il mantra del grande potere, grandi responsabilità riecheggia da allora. Non sempre.
È quindi con il misto di terrore ed eccitazione tipico del fan (e del nerd nel mio caso) che, nel giugno 2002, entrai nella sala in cui, finalmente, avrei visto il mio eroe bucare le 2 dimensioni di carta e china e muoversi a 24 fotogrammi al secondo. Spider-Man fu una grande esperienza, un grande film, ma non abbastanza.
Venne poi il 2004, e portò il secondo, grandissimo, magnifico Spider-Man 2, dove il mio eroe buca anche la terza dimensione dello schermo, e mi tocca, di nuovo, l'anima.
Tre anni dopo (circa), finalmente, il mio eroe torna al cinema. Ma stavolta è un po' restio a riabbracciarmi.


"People, Get Up and Drive your Funky Soul"
Andiamo immediatamente al sodo. Spider-Man 3 è un gran film. Voglio dire, con tutti i suoi (pochi) difetti, rimane un film attaccabilissimo, ma comunque porta a casa la pagnotta con gran dignità. E mestiere.
Sam Raimi probabilmente avrebbe preferito lavorare con una sceneggiatura migliore. E si vede, ci sono alcune scene, e in particolare quelle dedicate all'Uomo Sabbia, che sono lampantemente studiate fino all'ossessione (e mi riferisco in particolare alla magnifica "ricostruzione" dell'Uomo Sabbia, e alla "morte" dello stesso nei pressi delle fogne, quando l'esplodere dei giunti avvicina sempre più alla sconfitta quanto e come colpi di pistola), segno di una fiducia su uno script più solido, più compatto e strutturato. Cosa che il film si sarebbe meritato: le tematiche in ballo erano pesanti per un film di supereroi. Il lato oscuro. Il ritorno all'origine. La gloria. La grandezza. Il potere corrompe, il potere assoluto corrompe assolutamente. Tematiche che il film riesce a toccare, ma senza abbracciarle in pieno (al contrario del precedente, dove la trave tematica portante del "potere e responsabilità" torna e rafforza il plot con clamore devastante), pur incastrandole abilmente in una struttura narrativa, che, per almeno metà film, funziona a meraviglia. Fino all'unione con il simbionte, il film scorre a meraviglia, tutto è al posto giusto: poi, fatalmente, qualcosa comincia a gracchiare. Ecco quindi il simbionte alieno, metafora azzeccatissima del declino di un Peter Parker un po' più egoista, che perde gradualmente d'umiltà e "contegno" (fino al magnifico climax della scena funky, forse la migliore della pellicola): però diciamo che l'arrivo e l'introduzione di questo "personaggio", di questo catalizzatore, non convincono a pieno... forse per la gratuità del suo sbarco sulla Terra.
Il film poi procede un po' zoppicando: le sottotrame di Harry e dell'Uomo Sabbia procedono indebolendosi, il secondo in particolare soffre di un ritorno in scena un po' improvviso, che va a detrimento di una caratterizzazione e di un background che potevano funzionare molto meglio se portati verso una conclusione, ma che vanno perdendosi ai fini del mega-super-bombardoso-e-glorioso-scontro finale.
Ed eccolo quindi, il Gran Finale: il simbionte, fresco di unione con il fotografo-bastardo Brock, tesse la sua tela di vendetta coinvolgendo anche l'altro villain, e prendendo come esca la sempre amabile Mary Jane (interpretazione e sviluppo complessivamente positivi). Il nostro amichevole Uomo Ragno di quartiere non può far altro che lasciarsi definitivamente alle spalle la parentesi dark e tornare in pompa magna a menar cazzotti ai suoi nemici, coadiuvato da un Harry fresco fresco di conversione (via deus ex machina molto gratuito, purtroppo), in un team-up a squadre spettacolare e ben studiato (anche se le due scene d'azione iniziali, ovvero l'inseguimento Peter-Harry e la scena della gru, sono sinceramente su un livello ben superiore). Risultato: Venom sconfitto, Harry ammazzato e Flint Marko perdonato. Tutto questo terzo atto, al di là della riuscita quadratura del cerchio sui personaggi portanti di quella che ormai possiamo definire trilogia, appare sviluppato con fretta e poca cura, soprattutto se confrontato con il primo atto.
Ora, qual è il principale difetto della pellicola? Ironicamente, quello del suo protagonista: il voler strafare, il voler pavoneggiarsi, il voler dimostrare a tutti costi una bravura e una "potenza" di mezzi che, alla fin fine, non viene padroneggiata, andando a discapito del risultato finale. Come già detto, Raimi avrebbe potuto lavorare su una sceneggiatura più solida, è ineccepibile, e forse avrebbe potuto fare più pressione per averne una.
Ma l'Uomo Ragno c'è. C'è tutto. C'è la sua goffaggine di "secchione del Queens". C'è il suo cavalcare l'onda del proprio successo, tipico del Parker fumettistico pre-Gwen Stacy. Peter c'è, ed è per questo che dico che tutto il film sarebbe condensabile in quella scena funky, perchè, sembra curioso, le tematiche della pellicola lì trovano una rappresentazione a mio avviso perfetta.
Ed è per questo che, alla fin fine, dico che è un gran film, al di là delle menate tecniche: il mio Peterone, quello che ho conosciuto da bambino, è ancora lì, come nei due film precedenti, come nelle cataste di fumetti che mi porterò dietro per il resto della vita.

Forse il finale è affrettato anche qui, mi sa.

Freak out!
Paolo.

venerdì 4 maggio 2007

C'era una volta un Paolo

C'era una volta un Paolo, un Paolo innamoratissimo, un Paolo molto sfortunato in quel campo. C'era una volta Paolo che vuole lasciarsi tutto alle spalle, vuole diventare "new and improved". C'era una volta Paolo che scrive una lettera di sfogo, la lettera definitiva. La lettera mai consegnata. C'era una volta Paolo che, ormai libero (forse) del peso, diventa effettivamente 'new and improved'.

Ecco quella lettera mai consegnata. I tempi sono maturi, e tutto è talmente dietro le spalle che non pesa neanche rivelarla al mondo. Anzi, rileggendola, si sorride molto, e si sente l'eco lontano dell'amarezza. Ho "beepato" il nome, non vorrei lasciare tracce magari un po' imbarazzanti.

Cara ********,
non credo di sapere quello che sto facendo, ma lo faccio soprattutto perchè ho voglia di scrivere il tuo nome, e il tuo nome, anche se ho il raffreddore, mi ricorda il tuo profumo. Bella frase, eh? Peccato non averla detta prima.
A questo punto mi viene in mente: "ehi, basta, puoi finirla qui", ma qualcosa dietro al cuore mi dice "vai avanti", e qualcos'altro sotto (al cuore, s'intende) ripete la stessa cosa, anche se a questo punto brancolo nel buio.
Ho appena finito di fissare il foglio; per tre o quattro minuti non ho fatto altro. Credo che questo sia una specie di sfogo, perchè di solito quando la pentola a pressione che ho al posto del cuore è in procinto di esplodere, trovo sempre qualcosa che apre la valvola di sfogo. Ma adesso non ho proprio niente che la sostituisca, e mi devo arrangiare.
Perchè... sai, essenzialmente uno scrive roba tipo "ti amo", no?... ma sarebbe perfettamente inutile, visto che a) lo sai; b) non mi ricambierai mai; c) non lo so. E allora cosa faccio, scrivo un po' di minchiate? Sì. Visto che non so fare nè dire altro, scrivo minchiate. Alla fine, se mi metto a scrivere frasi poetiche con molto pathos e molto phigos (nel senso dei fighi - poi il greco lo sai meglio di me), finisce male per entrambi. Io mi ci troverei a scriverle, ma tu non ti ci troveresti a sentirtele dire - poi finisce che quando faccio delle cose belle per te (vedi Natale), il solo compenso è un 'grazie' al cellulare... non che pretenda molto, ma venderei i miei genitori per un 'grazie' in viva voce, in vivo corpo, e - soprattutto - in viva genuinità. Però chi si accontenta gode, anche se sono tre anni che non godo. Va beh, mi esalto a volte, ma passo tre quarti del tempo a spezzettare la mia autostima e a rimontarla. Una volta è venuto fuori un coniglio.
A questo punto dico "va beh, potresti finirla qui", ma, seppur più soddisfatte, le parti del corpo di cui sopra desiderano ancora sfogo.
L'idea era quella di scriverti minchiate, e ci sto riuscendo molto bene. Poi un giorno mi farai sapere... o se non a me direttamente, a qualcun'altro, tanto poi lo sai che me lo dicono lo stesso. Non capisco: non fai prima a dirmele prima di persona, anche quelle che non mi vuoi dire nè di persona nè niente? Si risparmia tempo, e stiamo meglio entrambi. Va beh, ho capito, sono uno stoccafisso surgelato. Ma il ghiaccio comincia a sciogliersi. E c'è un mare in cui tornare a nuotare. E fare fish, fish, fish. Poi arriva il gabbiano e mi porta via.
Ok, mi sembra di aver scritto una buona quantità di cazzate. Tu che ne dici? Ne vuoi un altro po'? Io ci sono, tu chiedi, e io faccio ancora un po' il pirla, tanto sai, mi viene bene, soprattutto il sabato sera.
Cordialmente,
Paolo.



E ora, let the sfutt begin.






domenica 22 aprile 2007

sabato 14 aprile 2007

Battlestar Galactica: The Shape of Things to Come

Anno 1978: sulla ABC americana, va in onda il pilota di Battlestar Galactica, serie fantascientifica incentrata sull'Esodo degli ultimi superstiti della razza umana, quasi del tutto sterminata dall'attacco dei suoi "figli" robotici, i Cylon. Meta finale: la Terra. Dopo una stagione appena, la serie viene cancellata: l'hype e la voglia di fantascienza generate dal recente successo di Star Wars non bastano a far decollare la serie, che vedrà qualche sparuto e sfortunato sequel negli anni successivi.

Anno 2003: dopo alcuni faticosi tentativi di rilancio, uno dei quali passato per le mani di Brian Singer, Ronald Moore prende le redini del progetto. Ed è subito capolavoro.
Dopo una miniserie di 4 puntate (2 episodi doppi da 1 ora e mezza) che restaura le basi del mythos della Flotta Coloniale, guidata dal Comandante Adama e difesa dai sempre valenti Apollo e Starbuck, parte una gloriosa serie televisiva che, 3 stagioni e 53 episodi dopo, si è confermata come una delle migliori produzioni televisive degli ultimi anni.

Ecco, dimenticatevi Star Wars, Star Trek o quant'altro. Qui non ci sono missioni quinquennali all'esplorazione dell'ignoto, qui non si combatte qualche minaccia misteriosa e trascendente: qui si scappa da morte certa, qui c'è in ballo la sopravvivenza o l'estinzione di una specie, la sopravvivenza di una società minacciata dalla furia vendicativa dei figli dell'Uomo. Eppure... eppure le cose non sono così semplici: BSG è una storia di padri e figli (il conflitto/affetto tra Adama padre e figlio ne è un esempio), una storia di religione e di credo (dal politeismo simil-greco della Flotta Coloniale, al monoteismo quasi oltranzista dei Cylon), una storia di maneggi politici e militari, di poteri in contrasto. E' una storia in cui poco è certo, tranne la volontà di sopravvivere.

Non sto a soffermarmi in inutili e infiniti monologhi sulla straordinaria qualità del prodotto (dalla recitazione, alla regia, agli effetti, alla meravigliosa colonna sonora, tutto...). Sono qui solo per consigliarvela: se mai qualcuno si decidesse a trasmetterla in chiaro (anche se l'adattamento italiano è un po' penoso) o su satellite, beh, non perdetevelo. Mi ringrazierete.

E ora, giusto perchè alle parole seguano le immagini:


domenica 8 aprile 2007

Aù! Aù!


Avrei potuto scrivere una recensione meravigliosa su 300. Ma quando ho letto questa mi è sembrato inutile. Dalle mani di Roberto Saviano (dalla camorra alle Termopili).

sabato 31 marzo 2007

Questa generazione è una merda

Cristo santo. Qualche settimana fa ero in Piazza Duomo, a Milano. Marea di idiote per il grazioso tossico di turno, il Monociglione Riccardo Scamarcio, protagonista (di male in peggio) dell'ultimo film tratto dalla saga romanzesca del mai troppo detestabile Federico Moccia. E fin qui (e credo anche da qui in poi) sembra la premessa di una sfuriata del classico vecchiaccio impettito, saputello e ficcanaso che fa le fusa alla Vecchia Generazione di turno. Cosa che sto disperatamente provando a evitare, ma vi assicuro che è così tanto difficile che rinuncio in partenza alla speranza che voi non mi consideriate tale. Eppure, il brivido lungo la schiena l'ho sentito, un terribile brivido, una voglia di andare sotto quel balcone a strapiombo sul nulla esistenziale e urlare "DECRETO BERSANI!".
Ma quanto possiamo biasimarle, queste gallinelle in fuga (o in adunanza)? Cioè, tutti avranno qualcuno per cui sarebbero più o meno letteralmente disposti a strapparsi capelli e cuoio capelluto. Per cui il loro adorare uno degli esseri più sopravvalutati di questo decennio ci può anche stare (relativamente, s'intende - arrivare a quei gradi [del tipo: appena muove un gluteo, scoreggione di voci di checche steriche urlanti] è perdere la dignità). Ma il nulla assoluto che permeava l'aria, no, non lo accettavo, non lo accetterò mai. Chi siete per annullarvi così? Per adulare il nulla (e intendo ANCHE il culto della mancanza di talento, ma qui non c'entra)? Cosa vi rappresenta un autografo, una foto di sfuggita di un uomo imbalsamato che ha voglia solo di andare a casa a scoparsi una modella slava? Ditemi, cosa volete? Ne volete un pezzo? Tutto intero? Non ne avete di vite da vivere? O di fottuti spasimanti che ve la leccherebbero a comando? No?
È dall'essenza di questo puzzo di morte che nasce il mio disappunto estremo: come fate ad annientarvi così? Ad appiattirvi sullo schermo, sui suoi divi, sui suoi tempi, sulle sue mentalità così ruffianamente provinciali, a farvi propinare la finta logica dell'azione-reazione-perchè-se-non-fai-la-rissa-non-vali-niente. Come fate ad appassionarvi a un coacervo di inutili canterini vuoti e litigiosi come quelli di Amici, a gente che sputtana dignità ed esistenza dietro a un sogno che li vedrà di certo sconfitti? Come fate a sentirvi solidali a un'altrettanto litigiosa ressa di buzzurri in cerca d'attenzione perchè la loro vita vale talmente poco che vogliono buttarla in tv, come succede nei vari reality... ed eccovi ad amare del bestiame vanitoso nello zoo in cui volete entrare? Come?! Come fate a farvi rincoglionire dall'immagine che alcuni lucratori di livello vogliono che abbiate, come fate ad abbracciarla? Come fate a farvi risucchiare le opinioni, tanto abituati al fatto che ognuno ha la sua da non essere nemmeno disposti ad ascoltare quelle altrui, tanto avete la certezza che le vostre siano troppo deboli per camminare.
Poi ve lo meritate, vi meritate ogni singola parola stagnante e oziosa che verrà da un professor Meluzzi o da un suo simile, vi meritate ogni generalizzazione spenta che i mezzi d'informazione
vi attaccano ogni giorno, ve li meritate tutti. Vi meritate ogni ritratto stupido e artefatto che un Moccia dall'alto dei suoi miliardi di copie vendute può dedicarvi per prendersi un altro Mercedes. Vi meritate ogni insulto alla vostra intelligenza, tanto non saprete mai coglierli. Vi meritate la carne gettatavi in pasto dal balcone di Piazza Duomo perchè siete bestiame, e un cibo che vi piaccia davvero non volete nè sapete cercarlo.
Non per tirarmela, ma questa generazione è una merda.

martedì 27 marzo 2007

Prodi, Season Two, Episode Two

Alla faccia vostra, stronzi.

"Noi siamo persone coerenti e gente seria e daremo il nostro appoggio al rifinanziamento della missione in Afghanistan. Il nostro voto è scontato".
(Silvio Berlusconi, Ansa, 20 gennaio 2007)

"Non vedo come potremmo non votare per il rifinanziamento dell'operazione in Afghanistan. Dobbiamo farlo per coerenza, anche perché l'abbiamo decisa noi".
(Silvio Berlusconi, Ansa, 20 gennaio 2007).

"Voteremo per il rifinanziamento della missione in Afghanistan. Noi voteremo sì perché un Paese si deve comportare con serietà e deve avere una politica chiara e leale verso gli alleati".
(Silvio Berlusconi, "Radio anch'io", 1° marzo 2007).

"Quel voto lo dobbiamo per senso di responsabilità verso i militari. So che i nostri elettori sono perplessi perché questa sarebbe una grossa occasione per mandarli a casa, ma come si fa?".
(Silvio Berlusconi, Ansa, 8 marzo 2007).

"Sul rifinanziamento della missione in Afghanistan stiamo riflettendo: non c'è nulla di scontato".
(Silvio Berlusconi, Ansa, 23 marzo 2007).


(da Carta Canta
del 27/03, Marco Travaglio)

domenica 25 marzo 2007

Bobby Brown

Salve gente, sono Bobby Brown
si dice che sono il ragazzo più bello della città,
la mia macchina è veloce, i miei denti scintillano,
dico a tutte le ragazze che possono baciarmi il culetto.
Sono qui, in una scuola famosa
mi vesto alla moda e mi comporto da figo,
c'è una cheerleader che vuole aiutarmi con i compiti,
le farò finire tutto il lavoro e forse poi la stuprerò.

Oh Dio, sono il sogno americano,
non credo di esagerare troppo,
e sono uno stupendo figlio di puttana,
avrò un buon lavoro e diventerò ricchissimo.

L'Emancipazione Femminile è avanzata strisciando per la nazione,
vi dico, gente, che non ero pronto,
quando mi sono scopato questa lesbica di nome Freddie:
mi fece un bel discorsetto, e non riuscii neanche a rispondere
che già aveva le mie palle in una morsa, ma lasciò fuori il cazzo,
e credo sia ancora lì attaccato, ma ora spara troppo presto.

Oh Dio, sono il sogno americano,
ma ora puzzo di vaselina,
e sono un miserabile figlio di puttana,
sono uomo o donna, non so cosa.

Così mi sono andato a comprare un bel vestito,
mi vanto del cambiamento, e sono ancora carino,
ora faccio promo in radio,
e nessuno dei dj potrebbe capire che sono gay,
alla fine, io e un amico
ci siamo appassionati al sadomaso,
e posso farmi qualche ora sulla "torre del potere",
solo se però mi si fa un po' di "pioggia dorata".

Oh Dio, sono il sogno americano,
con un fuso su per il sedere che mi fa ancora urlare
e farei di tutto perchè continuasse,
e rimango sveglio la notte pensando "Grazie, Fred!".
Oh Dio, Oh Dio, sono così fantastico!
Grazie a Freddie, sono sessualmente spastico,
e il mio nome è Bobby Brown!
Ora guarda, vado giù...

Frank Zappa, Bobby Brown (Goes Down),
da "Sheik Yerbouti" , 1979




sabato 17 marzo 2007

Borat contro Gibson

Non sembra, e probabilmente è un mio mega-pippone mentale, ma Borat è il film anti-repubblicano per eccellenza. Persino Michael Moore è troppo celebrale: Sacha Baron Cohen, protagonista e creatore del giornalista kazako più idiota di tutti i tempi, scatena un missile terra-terra (in ogni senso) contro TUTTI, ma in particolar modo, con la sua verve oltraggiosamente demenziale e surreale, contro quel filone culturale e filmico "neo-teo-con" (per intenderci, tutta quella parte politica conservatrice, individuabile in USA nel Partito Repubblicano guidato da Bush, e assimilabile ai nostrani Alleanza Nazionale e Forza Italia) fiorito negli ultimi anni con "capolavori" quali La Passione di Cristo e Nativity, o il più innocuo Le Cronache di Narnia, e che sicuramente darà alla luce altra progenie.
Ovvio, a un primo livello di lettura, il film pare, se non vomitevolmente volgare e di cattivo gusto, di un umorismo sboccato e gratuito ravvisabile forse solo nella triste sequela di "Scary-Movie"s e misere parodie di fattura simile che infestano e continuano a infestare le sale (fortunatamente, con sempre minor successo). Ma il film pone immediatamente le cose in chiaro: o metti in discussione ciò che sei, ciò che sei abituato a vedere e sentire, oppure puoi tapparti occhi e orecchie e gettare la testa nel pattume adolescenziale a cui alcuni purtroppo apparentano Borat. Forse non è un caso che alle casse la ressa fosse tutta per Ho voglia di te.
Borat è un film cattivissimo, satiricamente intriso di razzismo e pregiudizi fino alle fondamenta, e che di questa immondizia ideologica fa propellente umoristico per gran parte del film: Cohen da questo finto odio primitivo e retrogrado non risparmia nessuno, né ebrei, né cristiani, né donne. E questo è motivato da una critica alla forma mentis teo-con che traspare a più livelli.
Il primo è innanzi tutto la raffigurazione tremendamente sessista e razzista della popolazione kazaka, che si rende paradigma (sì lo so, è una parolona che usano i saccentoni per riempirsi la bocca, ma non trovo sinonimi, gente), benchè estremizzato, della visione distorta e inquinata da odio e paura che ognuno ha del diverso. Dall'altra parte, un impietoso specchio di un'America (e, per estensione, di un mondo occidentale) provinciale, ottusa, egoista e un po' arrogante, che palesemente non si è ancora liberata dal peso di quei macigni di pregiudizio e ipocrisia che da almeno 40 in molti hanno tentato di combattere (e che per molto tempo ci si è vantati di aver sconfitto al punto da poterli esportare, come le "Crociate per la Libertà" di questi ultimi anni dimostrano), e che per certi versi fanno un po' da fondamento a tutta l'ideologia teo-dem (ora, sto dipingendo sti poveri cristi come il diavolo, ma non è che loro facciano molto per smentirmi...).
A un secondo livello, abbiamo Borat, uno straniero, un "nemico" per certi versi, proveniente da un Paese poco "civilizzato" (o poco "americanizzato", come dice una delle vittime di Cohen, commentando i modi inappropriati del personaggio), che tenta disperatamente di aderire a uno stile di vita e a valori che non possono appartenergli, in quanto inesorabilmente difformi, e questo nonostante tutti i tentativi dell'ingenuo protagonista di far combaciare gli opposti in nome "dell'amicizia a Paese più forti di mondo". È questa la nota più recondita e malinconica del film: un "disadattato", un invasore
per certi versi che vuole farsi invadere ma non ci riesce, opposto agli "invasi" veri e grondanti sangue dei vari scenari mediorientali, un ingenuo spinto da una mission, da una fede nell'Occidente e in quel che rappresenta. Qui si inserisce uno degli elementi più surreali del film: l'innamoramento di Borat per la Grande Diva (decandente e un po' puttana) Statunitense (Pamela Anderson per la cronaca), una sorta di "Madonna" del Sistema, l'incarnazione del sogno americano del protagonista, comprese le varie dietrologie anti-consumistiche che potrei propinarvi ma che poco hanno a che fare con la realtà dei fatti.
Ed eccoci al terzo livello di dissacrazione del nostro film, e che è stato quello che mi ha spinto a scrivere questa sorta di recensione: Borat è una parodia dei film di Gibson e del mondo teocon che gli sta dietro.
Emblematiche due sequenze, le migliori della pellicola, a mio giudizio: quella del Rodeo, con Borat che, dopo aver conosciuto un organizzatore tremendamente omofobo e razzista, inneggia alla guerra totale di Bush, con boato di fischi finale sulla versione storpiata dell'inno statunitense; ma in particolare quella della messa, dove Borat assiste a una funzione di un predicatore (sapete, i classici predicatori con seguito di fedeli invasati e sciamannati), che nella sua "omelia" tocca un po' tutti i fondamenti del teoconservatorismo: esaltazione della repubblica teocratica cristiana, del creazionismo, esposizione di politicanti locali che trovano facile sostegno in una folla che dà pericolosi segni di fantatismo. Eccole: se avete visto il film, si commentano da sole. Senza che Borat faccia particolari interventi, specie nella seconda delle due, c'è il concentrato di boriosità e piccolezza di una parte del Paese. Nel suo smontare la varia cinematografia teo-con, Borat si pone, volontariamente o meno, contro Gibson, contro una folle esaltazione e spettacolarizzazione splatter del messaggio cristiano per una folla di gente che ha indubbiamente e comprensibilmente bisogno di credere, ma che finisce per prendersene gioco, inculcando valori e assiomi agghiaccianti di cui sarebbe meglio parlare a parte (rischio pastrugnone incombente). Una scelta stilistica che ho trovato davvero geniale, se può essere interpretata in questo senso, è quella della crudezza oltraggiosa che caratterizza la pellicola, e che rispecchia l'operazione parallela fatta da Gibson per entrare nei cervelli dei suoi spettatori, parodiandola in modo a mio avviso efficacissimo.

Epilogo: Borat non è il film perfetto. Borat ha il fottuto difetto di perdersi in se stesso, ha una seconda parte che perde di ritmo ed è sicuramente meno divertente e un po' troppo facile alla volgarità gratuita rispetto alla prima; e probabilmente è un po' troppo restio a far vedere il gran paio di coglioni che ci son voluti solo per concepirlo (se solo la metà delle masturbazioni mentali con cui vi ho tediato finora ha fondamento...). Ma porca troia, è un gran film.
Ora, vi lascio commentare: il film è controverso e sono molto interessato a leggere le vostre reazioni alla pellicola (un minimo di argomentazione, please).


Freak out!
Paolo

mercoledì 14 marzo 2007

...riempie l'aria

"Brett e io restammo abbracciati a guardare il maiale, poi un altro programma ancora più stupido, poi nulla del tutto, perchè ci addormentammo col televisore acceso, e quando ci svegliammo era già l'ora di un famoso talk-show del tardo pomeriggio, il cui conduttore stava cercando di aiutare una donna con un vestito da cinquecento dollari e la puzza sotto il naso a vendere un libro che aveva scritto sull'amore. Il messaggio del libro era che perchè tutto andasse nel migliore dei modi bastava soltanto credere nell'amore, e l'amore avrebbe riempito l'aria.
L'inquinamento riempie l'aria, tesoro, che noi ci crediamo o no. Per credere nell'amore, ci vuole uno sforzo maggiore. E a differenza dell'inquinamento, l'amore a volte scompare."

Joe. R. Lansdale, Rumble Tumble

sabato 27 gennaio 2007

La Piazza

Giuro, giuro davvero che se Berlusconi fa la manifestazione per le televisioni, io il giorno dopo faccio una manifestazione pro-Servi della Gleba. E pretendo di avere lo stesso probabile numero di imbecilli a seguirmi, anche se nel mio caso probabilmente la manifestazione avrebbe finalità un minimo più altruistiche. E comunque e sempre, lodiamo l'Uomo di Sinistra.

Freak Out,
Paolo

venerdì 26 gennaio 2007

Rocky Spacca

Rocky Balboa è un finale d'ouverture. Rocky Balboa è un ultimo episodio ma ha la forza di un primo, di un nuovo inizio, di un cerchio che si chiude. Rocky Balboa ha il sapore della rivincita, di un personaggio usurato che torna al top, di un film che, parallelamente al suo protagonista, sembrava spacciato e invece è vincente.

Intendiamoci, Rocky Balboa non è un capolavoro: la prima parte è abbastanza sfilacciata, dal punto di vista narrativo le cose vanno un po' per le lunghe e senza un motivo particolare, e il ritorno alla boxe dello Stallone Italiano è davvero un po' troppo improvviso. L'epilogo, d'altra parte, chiude abbastanza rapidamente e in modo un po' freddino una delle 'saghe' cinematografiche più famose di tutti i tempi.

Ma in generale, il film regge bene, e, a tratti, spacca pure: il ritorno in pista del vecchio campione è sinceramente una delle scene più potenti e riuscite del film (e il tema di Rocky accende l'animo come pochi), il duello sul ring è convincente e coinvolgente. Anche Stallone, solitamente abbastanza rigido, si scoglie in quella gestualità 'eccessiva' (e abbastanza caricaturiale, a dirla tutta) tipica dell'italiano standard dei film hollywoodiana, ma soprattutto convince appieno nella sua performance pugilistica.

Rocky è tornato gente (come Superman). Andate a omaggiarlo.

Freak out,
Paolo


TeleCroccantini

TV

Trasmissione dell’anno

  • Striscia la notizia (Canale 5)
  • Ballando con le stelle (Raiuno)
  • Amici (Canale 5)

Informazione e approfondimento

  • Matrix (Canale 5)
  • Lucignolo (Italia 1)
  • Le invasioni barbariche (La7)

Fiction

  • I Cesaroni (Canale 5)
  • Distretto di Polizia 6 (Canale 5)
  • Capri (Raiuno)

Personaggio dell’anno

  • Fiorello
  • Michelle Hunziker
  • Claudio Amendola

CINEMA

Miglior film

  • “Notte prima degli esami”, di Fausto Brizzi
  • “Il mio miglior nemico”, di Carlo Verdone
  • “Ti amo in tutte le lingue del mondo”, di Leonardo Pieraccioni

Miglior attore/attrice

  • Neri Marcorè
  • Silvio Muccino
  • Christian De Sica

MUSICA

Miglior disco

  • “Grazie” di Gianna Nannini
  • “Live in Paris” di Laura Pausini
  • “Made in Italy” di Gigi D’Alessio

Miglior cantante

  • Laura Pausini
  • Gianna Nannini
  • Gigi D’Alessio

Migliore tournée

  • Eros Ramazzotti
  • Ligabue
  • Renato Zero

SPORT

Miglior sportivo

  • Nazionale Italiana Calcio
  • Valentino Rossi
  • Alessandro Del Piero

Cioè, e questo sarebbe il meglio di ciò che il nostro paese ha prodotto quest'anno? Voglio dire, a parte i vincitori, guardate le nomination... ma siamo matti?
Lunga vita al TeleGatto.


martedì 9 gennaio 2007

2007: Banane Giganti

No, è impossibile un mondo senza banane. È impossibile un mondo senza scimmie giganti.
È anche impossibile un mondo senza "fanculo te, sei troppo un cesso tua mamma gonfia banane giganti a mazzi da sei".

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/01_Gennaio/07/banana.shtml

venerdì 8 dicembre 2006

Hammer of the Gods

"Thor" by Olivier Coipel

Hammer of the gods
will drive our ships to new lands,
to fight the horde,
singing and crying:
"Valhalla, I am coming!"

- Led Zeppelin, Immigrant Song